Giordano Ratto Bruno fa la sua apparizione ne “La storia di Bobi”, dove recita alcune sue composizioni poetiche. Grassoccio, miope, dal “pelo nerissimo e scintillante, lungo e alquanto arruffato”, è infatti un topo poeta, un vero maestro, che vive in una buchetta nella foresta di granturco. Prima di iniziare e dopo la fine della lettura urla il suo motto, che è anche un grido di battaglia: “Il poeta è un ladro di fuoco!”
Ne “La storia di Bobi” conosciamo una selezione delle sue poesie, tratte dal “Libro di poesie brutte”, che hanno destato una qualche curiosità fra i lettori. Pubblichiamo dunque una scarna biografia del Maestro, in attesa di un volume che finalmente raccolga la sua opera omnia.
BREVE SINTESI BIOGRAFICA DELLA VITA DELL’ECCELLENTISSIMO GIORDANO RATTO BRUNO, POETA E MAESTRO
Il poeta Giordano Ratto Bruno, del fu Cammillo e Matilda Muschiato, venne al mondo in una nidiata di 13 cuccioli, lui dodicesimo, a Cicciano, nell’odierna città metropolitana di Napoli. La data di nascita è incerta, ma sicuramente risale al marzo del ‘57, gli ultimi giorni del mese, come si deduce da un distico di endecasillabi sciolti del maestro:
Dolce frutto d’inizio primavera
mi sorrisero i fiori di ciliegio.
Scolaro intelligentissimo ma indocile, cambiò più volte scuole e istituti di pena, finché incontrò la professoressa Clotilde, topa di notevoli qualità anche intellettuali, che lo diresse negli studi umanistici, sebbene presso l’Istituto Tecnico di Ragioneria Pestalozzi, dove il Nostro si diplomò nel 1975 con la votazione di 37/60.
Nell’agosto dello stesso anno visitò gran parte delle capitali europee avvalendosi del biglietto ferroviario Interrail. Di lì a poco si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia approfittando degli sconti da fuori corsista già al primo anno. Sostenne solo tre esami dei quali uno liberalizzato di Lingua e Letteratura Ungherese su un poeta semisconosciuto.
Alla morte del padre Cammillo, avvenuta nel 1977, cinque dei fratelli Ratto Bruno, tra cui Giordano, rilevarono il negozio di frutta secca del genitore, dove, a turni di un giorno alla settimana, si guadagnarono da vivere per ben due anni. Poi l’uva passa finì. Un fratello e una sorella militarono nei gruppi armati – infuriavano i terribili anni di piombo – e rimasero entrambi uccisi in un feroce scontro a fuoco in seguito al rapimento del Magistrato Professor Guglielmo Tarpone. Della morte del fratello e della sorella troviamo testimonianza in una poesia del periodo, una quartina anch’essa di endecasillabi:
Sora e frate perché vi conturbate?
Davvero in voi la speme il core preme
tanto da credere che il popolo bue
vi seguirà nella rivoluzione?
Oltre alla lungimiranza politica, in questi versi emerge quella caratteristica postura esistenziale aristocratica a cui il maestro non rinuncerà mai.
Risale al luglio del 1979 l’evento che segnerà la vita del poeta e ne determinerà il destino: l’incontro con la Musa Maria.
Maria Topasna è una ricca ereditiera guamaniana (Isole delle Marianne) che si trova casualmente in vacanza a Caletta di Rosignano Marittimo, ridente località della costa labronica che avrà sempre un posto di rilievo nell’opera del Nostro. Quella mattina di prima luce il poeta Giordano Ratto Bruno, disoccupato se non nel cimento artistico, si diletta a pescare qualche occhiatella a Punta Righini. Nel chiarore dorato dell’alba, d’improvviso scorge la dama che prusteggia in solitudine assisa in uno scoglio a strapiombo sull’abisso: è una visione celestiale, ne rimane folgorato. La Topasna ricambia, e i due amanti si dànno l’un l’altra e ci danno dentro a una grotta umida di rugiada, come novelli Odìsseo e Calipso. Lei è appagata dall’intensità creativa di lui, lui la brama sessualmente e non se ne potrà più allontanare. Il sodalizio dura tutt’ora, e venendo meno il pungolo economico la poesia del maestro diventa, da allora, ancora più alta e sdegnosa.
Tuttavia, con la presente edizione, raccogliamo alcune tra le composizioni più popolari del Giordano, quelle che lui definisce adatte a un pubblico di massa e di scarsa levatura culturale – componimenti che gli uscirono dalla penna così, quasi per celia, nemmeno in endecasillabi, ma in versi liberi e volgari. Il maestro ha infatti intitolato l’opera “Libro di poesie brutte” e ha concordato con la casa editrice un prezzo abbordabile ai più, appena 28,00 euri. L’autore ci tiene a precisare che, per ogni volume acquistato, il 10 % del prezzo di copertina sarà devoluto al Comune di Firenze per la realizzazione di un cenotafio da collocarsi nella Basilica di Santa Croce – unico monumento sepolcrale di topo illustre ancora vivente.