“Chi sono?” D’acchito prendo ispirazione da quel personaggio di Corrado Guzzanti, Coèlo: “la risposta è dentro di me, epperò è sbagliata!”. Del resto anche nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, il pastore-Leopardi che s’interroga di fronte alla luna non si domanda “chi sono?”, ma, in maniera meno egocentrica, “ed io che sono?” (se lo chiede soltanto al dodicesimo punto interrogativo della poesia, prima dell’ultimo, il tredicesimo, riferito al perché del “tedio abissale”, ed è davvero tutta un’altra cosa). Meglio dunque limitarsi a una carta d’identità basica: mi chiamo Luca Nardini, nato a Empoli nel 1962 e lì residente per più della metà della mia vita, considerata nel conteggio anche quella ipotetica che ancora non ho vissuto, a meno che non riesca a tirarla per le lunghe fino a 105 anni (assai poco probabile) oppure che ritorni ad abitare nel paese natio (non so quanto probabile). Dichiaro inoltre che alle scuole elementari ero convinto che si potesse scrivere leggendo esclusivamente quello che si scriveva, insieme a qualche verso mandato a memoria. La lettura arrivò dopo, con una forza dirompente, e da allora si è complicato ogni bene, perché mi sono ritrovato a nuotare (scrivere) in un oceano di scritture multiformi (leggere). E comunque, non fidandomi completamente della mia capacità di galleggiamento, ho pensato di costruirmi qualche zattera (per adesso sono sette, le zattere, e presto saranno otto, sto parlando dei miei libri). I miei libri si mostrano come la punta dell’iceberg, cioè la parte visibile di una montagna di ghiaccio che per il 90% sta sotto la superficie. Confido in questo blog per andare oltre il 10% del visibile.

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