Mi piacerebbe trasmettere l’idea che una buona vita non dovrebbe aver bisogno di giorni di ferie, e se ce l’ha vuol dire che sei sulla strada sbagliata, che il tuo modo di stare al mondo chiede una profonda revisione.

Discorsi come “Non vedo l’ora di staccare”, “Quest’anno sono davvero stressato”, “Ho la necessità di un periodo di assoluto relax”, sembrano proiettati verso il futuro, ma per lo più vengono fatti come dimostrazione dell’impegno speso nel lavoro, per certificare la fatica. Un classico, in questa direzione, è “mi piacerebbe tanto fare questo e quest’altro, ma non ho mai tempo…”. Da quante persone siete circondati che non ce la fanno a leggere un libro perché gli impegni lavorativi-esistenziali sono troppi? Poveretti, lo desidererebbero così ardentemente, ma la vita anche quest’anno è stata crudele, non gliel’ha concesso.

Per quanto, se tu potessi essere una mosca e accompagnarli nella lora esperienza quotidiana – appunto nelle cose alle quali si dedicano ora dopo ora, giorno dopo giorno -, ti accorgeresti che mentono spudoratamente e il tempo non lo trovano perché davvero è inzeppato di ciò che portano avanti con assoluta naturalezza, e che per niente al mondo cambierebbero. Dunque non fate l’errore di credergli – o peggio ancora di imbrogliare voi stessi – perché perlopiù sono alibi, discorsi di chi si è costruito intorno il nido, al caldo e al sicuro, delle proprie abitudini. Oppure credetegli, e in questo modo entrate anche voi a far parte del club, intrecciando dialoghi nel recitativo ordinario: “Ah, peccato che non ho tempo, altrimenti…” “Negli ultimi mesi non c’è stato respiro… non un attimo per tirare il fiato”. Quando si è in due, o in tre, o meglio ancora tutta un’orchestra a seguire lo spartito, s’incrementa di sicuro la forza dell’autosuggestione e ci si convince della musica, anche se è la solita. Addirittura vi sembrerà seriamente di lavorare, tanto che non dico il celebre mestiere del minatore ma almeno quello del cantoniere, rispetto a ciò che sbrigate voi in ufficio, vi parrà una passeggiata.

Ma poi arrivano le agognate ferie e qui avrete finalmente la possibilità di trasformarvi in uomini e donne diverse, dediti alla realizzazione dei vostri più profondi desideri. Avverrà la metamorfosi dagli oberati bruchi alle farfalle vacanziere, leggere e colorate.

In effetti le attività nei giorni di pausa sono più piacevoli, sebbene anche in questo caso l’impegno e l’obbligo di divertirsi non manchino e creino una buona dose d’ansia, come per chi sa che adesso e solo adesso è il momento giusto per respirare, nell’ora d’aria prima che vi rinchiudano di nuovo in cella. Quindi ci possiamo concedere anche a attività dispendiose, un’energia sperperata a piene mani, meglio se non programmata nei dettagli ma un po’ come viene, del resto dopo tanta fatica è davvero un sollievo abbandonarsi a una tabella di marcia di spensieratezze a casaccio. Meglio le vacanze in gruppo, non certo con i vostri colleghi di lavoro, che quelli li vedete tutti i giorni ed è già abbastanza, ma con persone diverse, nuove, che forse sono le medesime di ogni pausa estiva, ma che dovrete sopportare al massimo per due settimane. Anche con loro si svilupperà più facilmente l’autosuggestione e il convincimento reciproco – sisì, ci stiamo davvero divertendo. E poi nessuno vi dirà che proprio questo è il vostro vero impiego per cui, così duramente, avete lavorato tutto l’anno.

Purtroppo finirà anche la vacanza. Così ritornerete e vi impegnerete nuovamente al massimo per arrivare al punto di aver bisogno ancora di ferie, “Sento proprio la necessità di staccare…”. Poi ecco di nuovo le farie che a un certo punto finiscono e ritornerete ancora al lavoro. Forse arriverà anche il tempo che il lavoro finirà definitivamente, sarete pensionati. Alla fine finirete voi e tutto avrà fine. Magari andrete in cielo per scoprire che il paradiso è come una vacanza ben organizzata fra le file degli ombrelloni di Lido di Camaiore o Rimini, chi l’avrebbe mai detto? Peccato che vi siete dimenticati di portare in borsa quel classico che avreste sempre voluto leggere…

(Ecco, il pezzo è finito. Non tutti sentiranno di esservi rappresentati, forse meno di tutti proprio quella tipologia di persone che invece ho voluto rappresentare – ovviamente perché punte nel vivo e per stizza.  La mia scrittura però prevede un lettore di buon senso, munito di quella capacità che Cartesio, sbagliando, pensava la più equamente distribuita fra gli uomini: saper distinguere il vero dal falso e rendere possibile il dialogo, quello autentico. Gli altri, bontà loro, continueranno con ogni probabilità a recitarsi addosso. Il mio intento, nei loro confronti, vorrebbe essere quello di rovinargli almeno le vacanze. Purtroppo sono consapevole che la scrittura non ha tutto questo potere. Così mi limito, più realisticamente, a procurargli quella salutare antipatia ottenuta attraverso il procedimento artistico.)

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