Per esempio, un legno perfettamente squadrato è bellissimo. Infatti rimanda a un gioco mentale: l’ortogonalità della forma esalta le venature ondivaghe dell’essenza legnosa, qualunque essa sia. Poi si tratta di lavorare con la parte davvero “storta” dell’umanità, con quelli che vengono definiti i “diversamente abili”. Noi, i cosiddetti normodotati, non lo sappiamo quanta fatica ci vuole per concentrarsi alla macchina radiale, e con la sola mano che funziona riuscire a prodigarsi in un taglio netto, pulito, per una volta davvero giusto. E poi ancora e ancora, perché è così che s’impara un lavoro. La tecnologia diventa quanto di più umano possa esistere: una buona macchina fa in modo che anch’io, stortissimo legno, possa appartenere al reame della bellezza.
Il bagno puliscilo ogni venerdì, a turno, la falegnameria deve essere completamente a posto per il lunedì mattina – perché soltanto gli stupidi dimenticano che “c’è sempre un lunedì nella vita”. La prima cosa che fai quando arrivi in laboratorio è indossare la tuta marrone e le scarpe antinfortunistiche, con la punta di ferro e la suola antiscivolo. L’ultima cosa prima di andartene è toglierti la montura e riporla nell’armadietto: adesso, per oggi, il lavoro è finito. Ma il lavoro ti seguirà anche a casa. Ancora una volta non dare retta agli stupidi, “triste” è soltanto quando pensi a un lavoro triste. Se il lavoro che fai ti piace, ti accorgerai che ti piace anche il “suo” pensiero – quando sei un uomo, e non sei un bambino, quando pensi a te stesso pensi anche al tuo mestiere, non è possibile altrimenti. Chi spera di non pensare più al lavoro del prossimo lunedì vuol diventare una bestia, sia durante il lavoro sia durante il riposo: o meglio, è già un animale incatenato alla macina, un “ciuccio”. Tu non vuoi essere un ciuccio, non è vero? I ciucci sono quelli che credono a questa filastrocca:
Se vuoi essere allegro e contento
Lavora se lavori, e gioca quando è tempo.
Il lavoro, senza la turbativa del gioco, diventa orribile e bestiale; la stessa cosa avviene per l’extra-lavoro, il cosiddetto tempo libero, che, isolato dal pensiero e dunque dai contenuti seri della vita, diventa sciocco, futile, senza senso – e dunque lo stesso bestiale.
Poi sulla porta dell’armadietto delle vernici ho appeso una frase di Velasco, ex allenatore della nazionale italiana di pallavolo. Più o meno dice così: il mondo dovrebbe dividersi tra brave e cattive persone, ed è questa la distinzione più importante che devi fare; ricorda comunque che le brave persone non sono quelle che avranno necessariamente successo. Perché la vera filosofia aborre il buonismo: Machiavelli lo sapeva che “gli uomini sono ingrati, volubili, simulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno” – “nel mondo non è se non vulgo”. Perlopiù, scriveva, sono “pidocchi” – la maggioranza dell’umanità è malvagia, purtroppo. Eppure, di fronte a quanto prescriverebbe la conoscenza della realtà, si deve imparare lo stesso a essere uomini, uomini in cambio di nulla. E l’uomo deve essere buono, senza alcuna spiegazione o compenso di sorta. E’ questo il valore: perché devi essere una brava persona? Perché questo è il bene. Il resto è sempre accomodamento, sono zeppe con cui si sostiene l’equilibrio di un tavolo fuori squadra. Non dimenticarti, però, che a volte le zeppe fanno miracoli… anzi, non mascherarti che è più facile fare una zeppa che quattro gambe uguali. E’ senz’altro un tipo di falegnameria meno complessa.
Così la mia falegnameria ha a che fare con qualcosa di più della subordinazione al mondo dei fatti. Il rispetto di se stessi nasce da una tensione, dal taglio del segantino al giro del nastro dentato, dalla caduta di scarti, e poi la piallatura a squadra… Finché la tavola non è netta, un perfetto parallelepipedo che sta in piedi da ogni lato. E le trame e le fiammature della vena legnosa, sulla superficie, ci ricordano quanto lavoro è stato fatto, prima di tutto su noi stessi: gli abili, i diversamente abili, i disabili – e i senza alibi. Insomma, tutti noi, legni storti dell’umanità.