Elogio di Spinoza, attraversando Giorgio Colli

Le tre pagine che Giorgio Colli dedica alla prefazione dell’Etica andrebbero interamente trascritte, perché sono un testo insuperato. Nella prima frase si specifica che cosa la lettura di quest’opera richiede:

  • “lettori non pigri”
  • “dotati” appena sopra la media (“discretamente”)
  • “e soprattutto che abbiano molto tempo a disposizione”.

Nella seconda frase ci viene promesso che cosa l’Etica ci darà in cambio, sempre che le qualità del lettore siano quelle riportate sopra:

  • il disvelamento dell’ “enigma della nostra vita”
  • “la via della felicità”,

e Giorgio Colli non sta scherzando.

Altra considerazione sbalorditiva, ma non affatto arrischiata: “dopo i greci, nessun filosofo è stato profondo come Spinoza”, la sua “bava di ragno” – la rete degli infiniti “nessi concettuali” intessuta tra gli infiniti “oggetti del mondo” – è “rilucente e uniforme”, visione di uno sguardo vigoroso che la riconduce a un’unità “avvolgente”, ma anche “tenue”, in modo da ingannare la preda. La preda, cioè “il senso”: la verità svelata, la strada per una vita felice. No, Giorgio Colli non scherza.

Quindi, un avvertimento: ci troveremo di fronte a “difficoltà grandissime”, perché le parole di Spinoza “si presentano come bastioni inespugnabili”, considerato che appaiono “quasi isolati e ostili gli uni dagli altri”. E tuttavia, questi bastioni, sono collegati da “cunicoli sotterranei”, che faticosamente scopriremo scendendo giù, “approfondendo l’indagine”. E qui un’altra richiesta: per profondare “nel buio di quelle gallerie” occorre che il lettore possegga altre due caratteristiche che formano un’unità complessa: “un cuore fermo, e un occhio notturno”.  Privi di queste qualità, infatti, le parole di Spinoza ci appariranno contraddittorie, se non addirittura organizzate in proposizioni fra loro incompatibili – ma se abbiamo questa percezione è bene dubitare ragionevolmente del nostro “respiro intellettuale”, prima di giudicare incoerente Spinoza. L’unità della visione del filosofo, infatti, è “sepolta in un abisso”. Così occorreranno “giorni e mesi di meditazione, per scavare sino in fondo il pozzo di ogni singola proposizione”. Esagera Giorgio Colli? No. Con Spinoza è necessario “penetrare fino al centro”, con lui il centro è l’unico punto in cui possono convergere tutti i suoi pensieri – gli altri livelli, più su o più giù, sono ugualmente superficiali. Di seguito: non farti la domanda più inutile, non chiederti che cosa è vivo in Spinoza, perché da quello che è stato detto sinora si comprende che l’unica risposta sincera è che di lui, oggi, non è vivo “nulla”. Le parole di Spinoza infatti sono “miti, ma terribili”, perché hanno tentato di “liberare gli uomini dalla religione” e anche, udite udite, “dalla filosofia”, e poi dalla “credenza nel libero arbitrio”, e poi dalla “millenaria superstizione del bene e del male” – ripeto, il bene e il male vanno intesi come “superstizione”. Eppure, rileva Giorgio Colli, “ancor oggi il bene e il male sono concetti assoluti, e il finalismo domina le menti degli uomini”. Quindi Spinoza non ci assomiglia neanche un po’, perché in lui “non vi sono fratture: la sua vita fu in armonia con il suo pensiero”, “l’uomo non si distingue dall’opera”, “il problema della conoscenza non si distingue dal problema morale” e addirittura con lui non ha senso neppure l’antitesi tra “razionalismo e irrazionalismo”  – insomma, tutto il contrario di noi e del nostro tempo. Noi siamo frantumi, e annaspiamo in una conoscenza disgregata in mille pezzi, Spinoza è “un’unità”. La voce del filosofo arriva da lontano e non chiede di essere ascoltata, è completamente inattuale, ma se ne sta ferma come un tempio nel deserto, nella nostra terra desolata. Scrive Giorgio Colli che proprio per questi motivi – per tutto ciò che è così diverso da noi –, se sapremo penetrare “devoti” nel suo interno – e ripeto ancora una volta, “devoti” -, “conosceremo il divino”. No, Giorgio Colli non scherza affatto.  Sempre che l’Etica incontri un lettore non pigro, discretamente dotato, con molto tempo disponibile, consapevole che dovrà affrontare difficoltà grandissime con cuore fermo e occhio notturno, che sia pronto a mettere in dubbio la capacità del proprio respiro intellettuale – in sintesi, un lettore che sappia leggere con fiducioso abbandono all’ascolto.

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