CARTA TRENTUNA, TUTTO ‘GNUDO!
“Ce lo racconti, fratello Leone, di quella volta in cui il santissimo Francesco si gnudò tutto?”
“Ma come? Un’altra volta?”
“Sì dài, che ci pare di grande valenza per la vita dello santo… tutto cominciede di lì, no? Qual è la ragione perché tu non l’hai ancora vergata, quella storia?”
“Perché è una cosa che so di riporto, io non vi assistei…”
“E chi te la raccontiede?”
“Be’, l’anno raccontata un po’ tutti… la sanno tutti e tutti un po’ ci ricamaro. Si sa, no?, com’è la gente, le aggrada lo scandalo e la lingua batte…”
“Dunque vera non est?”
“Vera est… ma voi credete che vi s’interessino per lo suo significato? È che gli piace l’idea dello ‘gnudo, alla gente… tanti se morsero la mano perché non vi poterono assistere… “
“Racconta racconta, ma bene, vai nei particolari Leone…”
“Ecco, vedete, questa storia vi pare pruriginosa anche a voialtri. Vabbè ve la riconto, ma è l’ultima volta, ‘ntesi?”
“Intesi. Ma te raccontala bene come se fosse la prima volta che la conti, ce prometti?”
“Uffa… A quel tempo Cesco non era ancora santissimo, era, diciamo così, per via. Su’ padre, il Bernardone, non lo stimava punto, perché si sa come sono li babbi, hanno amore paterno che non è materno, ma masculo…”
“Spiegati meglio Leone, che mica abbiam capito.”
“Ora mi tocca a fare anco la nota… e va be’… Si sa che la foemina, e particularmente la madre, ama appunto come madre… e cioè ama i’ figliolo suo nonostante tutto, anche se brutto e di scarza fidanza, preso dallo scoglionamento e nullafacente… se dice no? Ogni scaracchione è bello pe’ su madre. E invece…”
“Invece?”
“Invece lu padre vole in primis che lo figliolo non sia scaracchione… ma vole anco che sia somigliante a lui medesimo, cioè, forse pol’esse anche scaracchione, ma scaracchione somigliante…”
“Ah ecco!”
“Lo masculo padre, ‘nsomma, vol bene soltanto se si specchia ne lo figliolo…”
“Come mai, Leone?”
“Non è che ora volete che scriva uno trattato sulla diversitate de’ generi, eh? Mica sono psichegaro o psichettaio, io…”
“Cosa significano ‘sti termini de lingua scelta?”
“Psichegaro e psichettaio, non lo sapete? Bottegaro o bottegaio della psiché, a metà tra un dottore di arte medica e uno prete ‘nsomma…”
“Abbiam capito a chi fai riferimento, a quelli che curano li malanni di chiorba come Rincalcatus o Crepòt, vero?”
“Appunto, loro. Mica sono un espertone in materia… Però posso dire che la mamma ha tenuto drentro lo grembo lo figliolo per nove lune, e questo glielo rende parecchio incarnato allo core… core de’mamma, se capisce.”
“Vero est! E questo spiega lo mammismo d’amore. Ma lo homo?”
“Semplice… lo masculo vole vedé la somiglianza perché pater semper incertus, e per evitare grandi e gravi equivoci meglio che la somiglianza ci sia… lo padre insomma dice… brutto ma come brutto son io, meglio bruttarello ma somigliante che bello splendente che non me somiglia, non so se mi spiego…”
“Te se’ spiegato bene.”
“Ecco, fine della nota, riparte la storia. Francesco non era solo parecchio brutto – e già questo non disponeva bene il Bernardone – ma era anche d’un brutto che non somigliava ‘su padre, né di corpo né di carattere, né d’ambizione, né di capacitate d’intrapresa… insomma, Bernardone niente di niente ci ritrovava di sé medesimo nel figliolo… e in più il giovane Cesco, diciamoci come stavano le cose, da giovane balordo non faceva una sega nulla e era emorragico nello sperpero di quattrini… tanto che quella roba delle seghe se rovesciava…”
“Che ‘ntendi?”
“Sì, perché lui non faceva mai una sega ma Bernardone usava dire alla Pica: “Sempre a farsi le seghe coi suoi compari, quello tuo figliolo…” – così da una parte abbiamo “mai una sega” e dall’altra “semper seghe”, anche se la significazione era la medesima, capito?”
“Ah, ecco il rovesciamento!”
“Ma poi Bernardone continuava, e se faceva offensivo con la mugliera medesima… e le dicea ‘Semo davvero sicuri che il tu figliolo abbia sotto i coglioni miei?, e sia uscito da loro?”
“Boia! Pensava fosse uno cornus?”
“Eh, questa diavolanza lungi da me dire… ma Bernardone non certo era homo d’indole fina… E comunque, riprendiamo… È presto detto, quella volta Pietro de Bernardone andiede dall’eccellentissimo Guido, vescovo d’Assisi, e con lui conferì. Disse ‘Veda eccellenza, il mio figliolo è diventato ciucco che non le dico altro che questo: è andato a Foligno e m’ha venduto una fraccata di stoffa pregiata e la sella e anco lu cavallo e coi quattrini che gli dettero, una sacchettata, non va dal prete della chiesa di San Damiano?, e gli fa Eccoli qui, tutti gratis per tirare su muri crepati da cima a fondo, e quel poveruomo allora: Ma ‘i tu babbo lo sa? E così il ciucco di mi’ figliolo s’incazza anche e glieli butta tutti lì su una finestrella come se i lilleri fossero polvere, ha capito Eccellenza? Ma foss’altro che questo… lui canta e balla, fa lo giullare scalzo e sporco in mezzo alla strada che tutti ne ridono e lo prendono per il culo, con rispetto parlando, gli tirano i sassi, ma lui che gliene frega, non ha vergogna, e non ci pensa a me Bernardone su’padre che c’ho una reputazione e mi fa scomparire che io li sento i risolini della gente dietro le spalle, ma quello mica smette, anzi insiste e mi si ribella, faccia qualcosa eccellenza, che sennò me rovina di brutto. E allora il buon vescovo Guido ce pensa un attimo e poi se n’esce in questo modo: Facciamo così’, messer Bernardone, lei lo denuncia per ribellione e dissipazione e poi s’imbastisce un procedimento qui da me con qualche notabile e la gente del popolino che vederà, stia tranquillo, in qualche maniera il ragazzo si raddrizza’. ‘Bene, grazie Eccellenza’, dice lo padre di Francesco ‘che Dio la conservi sempre’, va dal prefetto fa la denuncia e di lì a quattro giorni s’organizza lo procedimento. Ma quando il padre espone la sua tesi e vole che il figliolo gli ubbidisca per riportallo a casa a furia di tiragli gli ‘orecchi di ciu’o, che fa il santissimo Cesco?”
“Che fa? Diccelo Leone…”
“Lo sapete che fa, s’ignuda tutto fin delle mutande!”
“Ahhhh!”
“Appunto, rieccoci al dunque. E così, nudo come venne al mondo fa un fagotto dei suoi vestiti e mentre la gente pensa, ma sì, è davvero ciucco, e il vescovo gli dà il suo mantello e gli dice ‘Ma che modi sono? Còpriti, madonnina santa!’ lui si rivolge a’su padre co cenci in mano e lo sfida a viso aperto “O non rivolevi indietro i sordi? Prenditi anche questi allora, anche questi sono tua, no?”
“Ahh!”
“Eh sì, ma non è mica finita. Perché mentre Bernardone è rimasto duro come un baccalà, Cesco continua e gli dice ‘Tanto non tu sei mica tu i’ mi Vero Padre… io ho un altro Padre’.”
“Quindi era davvero uno cornus?” fece il solito imbecille fra gli uditori.
“E dài… lo vedete che io la storia ve la racconto ma non state attenti? Cesco se riferiva al Padre suo, lo Vero Padre, no? Quello con la maiuscola, lassù, Nostro Signore Iddio… Vi giuro che è l’ultima volta che ve ne parlo, di questa storia, che tra l’altro la sanno tutti e non c’è nemmeno soddisfazione…”
“Io ho capito, mica sono scemo Leone. Non era cornus, piuttosto l’è come la storia di San Giuseppe, no?” e questo era il secondo imbecille.
Ma poi, ecco anche il terzo imbecille, che nell’uditorio non manca mai: “Ma davvero tutto ‘gnudo? Senza nemmeno le mutande e con il pìmpero di fori?”