Cesco Francesco (27)

CARTA VENTOTTO, LO MIRACOLO

A imitazione di Cristo fece uno miracolo proprio eguale. Non quello dello vino e neanche quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Quello de lo fico, fece. Che avea, ci spiegò, uno significato recondito,

“Recondito vuol dire nascosto, Zolla mio”, precisò.

“Ah!” fece Zolla, “E qualo?” domandò curioso come scimmia affricana.

“Che quando Gesù chiede non c’è giustificazione bastante per dir di no. È necessario farsi trovare sempre pronti alla chiamata di Gesù!” e qui, in segno di grande ammonimento, Cesco alzò anche lo dito indice della mano destra, come a dire Nota Bene.

“Ah… e quindi? Come fu la storia?” Bernardo implorava lo ripasso de lo Vangelo.

“Vedete questo fico, fratelli?” e lì nei pressi c’era infatti uno fico di un contadino, anche lui presente e imbambolato dalla predica del Santo.

“Siamo di verno, ora… e anche un invernaccio. Dunque possiamo pretendere che lo fico ci faccia li fichi?” domandò a tutti noi Cesco.

“No!” rispondemmo in coro, e anche lo homo del contado cussì rispose, lui esperto di stagionalità. Ma sbagliarimo, perché subito Cesco aggiunse:

“E invece Gesù nostro Signore chiese lo istesso un frutto, e lo fico però non ne ebbe nessuno da donargli, non fu pronto, lo fico.

“Ah… e allora?” la tensione saliva.

“E allora Gesù fece lo miracolo. Fece così, pose lo dito su lo fico e questi d’improvviso seccò!”

“Oooohhh!” facemmo tutti compreso lo contadino, perché proprio in quel momento secchiede anche lo fico di Francesco, incenerendosi, che poi era lo fico del contadino.

Quindi lo proprietario, ripresosi dallo stupore, disse:

“Ho capito, sì, ho capito. Ora però, bello mio, fallo rinverdire a nuovo…”

Ma il nostro pastore gli rispuose: “Non puote, fratello rustico. Perché questo è lo miracolo dello fico, non quello di Lazzaro…” E si vede che lo contadino era esperto sì delle stagionalità, ma no de lo Vangelo, perché agguantato uno zappone per cavar patate, l’occhio iniettato di sanguine, prese a rincorrerci nello sparpaglio della fuga come tanti uccelletti impazziti, che Cesco mentre correa a gambette levate ci bociava “Via via fratelli via via!”  esortandoci alla ritirata. Tanto che non poté più farsi vedere in quel borgo per almeno anni due.

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