Cesco Francesco (26)

CARTA VENTISETTA, CON ULTERIORI CRITICANZE E INTERPELLAZIO AL LETTORE FUTURO

“Troppi dialoghi pochi miracoli…” sintetizzò Bernardo.
“E dàgli con li miracoli! Ce l’ho messi li miracoli!”
“Ancora pochi…”
“E vabbè, sapete che vi dico? Li miracoli me l’invento! Cussì semo tutti contenti e la fate finita! Ce volete anco la panzana delle stimmate? Vi ce le metto!”
“Fai un po’ come te pare, ma guarda d’aggiungine quarcheduno, che alla gente i miracoli gli piacciono eccome!” intervenne anche Ruffino.
“E comunque cura di limitarti nei dialoghi, Leone, che te ne vai sempre a capo e ci vuole  uno gregge ‘ntero di cartapecora…”
“Facevo per restituire la voce viva io, e poi sennò non so che scrive.”
“Ce devi mette ogni tanto uno paesaggio, per exemplo…”, consigliò fratello Angelo.
“Mica me riesce, non sta nelle mie corde, fratelli.”
“Perché nun te ce provi nemmeno, altro che corde…” disse antipatico I’ Catto.
“E vogliamo parlare del lebbroso? Dov’è il lebbroso con cui conferì Cesco? T’è rimasto nella penna, Leone?” era sempre Bernardo, che continuò: “Prima lo presenti, il lebbroso, poi arriva Cesco, ce parla… ed ecco lo miracolo di guarigione! Me pare tanto semplice…”
“Se te paro così semplice perché non verghi te?” Ma era fiato sprecato, perché si sa come sono li lettori che vogliono partecipare: diventano critici, e te rompono il coglio! Avvezzi solo allo trovare la pappa scodellata se sentono in dovere de consigliarti anche sul come fare la tua storia, per quanto spesso sparino a minchia di cane. E poi se deve anco considerare che la gran parte de loro non sanno nemmeno legge, e leggere se lo fanno dalli altri, a bocio alto, e questi che li leggono cognoscono a malapena quattro parole ‘n fila, saltano li punti e le virgole, se strozzano nel respiro, scatarrano e sputacchiano o ‘mpostano la voce come infantili… e magari fanno anche le esclamazio fintamente commosse… e insomma,  tutto s’industriano fuorché seguire l’esatta vergatura. Ma pretendono, loro, se sentono attoriali, raffinati, sensibili… e te verrebbe voglia di dirci: “Ma te lo sa’ fa almeno un tondo con lo buco dello culo incaccato?”. Però te conviene tacere, perché non se pole scrive senza ‘sti lettori delle cose che scrivi, sennò per chi verghi?, fai come le segnorine che se ne vergano per isprimessi i sentimenti languorosi dell’interiore? E allora dici: “Bene, voi lo miracolo? Te giuro che te ne trovo uno che non l’ha ma’ sentito! Vuoi lo paesaggio? Te faccio la guida della via Francigena te faccio, ostelli compresi… E un po’ de roba scollacciata ti ce la ficco?, Dio me perdoni. Ce vuoi i Puffi, te ce metto anche loro! E tutto questo per li chiorboni dei miei fratelli lettori d’esto tempo contemporaneo, che non fanno altro che criticanze! Ma io mi spero che almeno tu, fratello lettore di domani che mi leggi a seculi e seculi de distanza e non certo per merito mio, te almeno te sia nel frattempo dirozzato e fatto più umile, che tu sia riguardoso e paziente, che tu abbia del rispetto se non della mia arte almeno della mia verità vera. Ché mai, io Leone, te imbrogliedi con le losche procedure d’artefazione puttanesca e lisciate dello tuo pelame nello verso dello pelo e leccate d’orecchio se non di peggio!

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