Commentare la seguente affermazione di Ludwig Wittgenstein: “L’umorismo non è una disposizione dell’animo, bensì una visione del mondo”.
Svolgimento
Era uscito da poco Dolls, il mio terzo libro, e un lettore e collega di lavoro o quasi, incrociandomi per strada mi disse: “Tu sei un umorista”. In effetti aveva ragione, perché io mi considero anche un umorista.
Secondo la definizione più comune l’umorismo è quella “capacità di cogliere gli aspetti curiosi e divertenti della realtà”, ma cavarsela così è un po’ troppo semplice, perché sarebbe come a dire che essere dotato di umorismo si limita a rilevare un qualcosa che è già di per sé divertente. E questo accade senz’altro, ma accade a tutti – almeno alle persone normali forti di una sufficiente salute mentale: vedono una situazione divertente e, indicandotela, ti dicono: “Non ti viene anche a te da ridere? È proprio divertente!”. Ecco, questo non è abbastanza per fare di quella persona un umorista.
Direi che invece è quasi l’opposto: ci sono situazioni di vita consuete, o addirittura serie se non seriose, e l’umorista te le mostra in una prospettiva nuova, te le gira in un modo tale che ti fanno scoccare il sorriso dall’ “inarcamento” delle labbra – o anche di più e meglio, fino pisciarti addosso dalle risate -, sebbene i poveri coglioni che non hanno alcun senso dell’umorismo, tutti stizziti e compunti tengono a precisare: “Non ci trovo nulla di divertente!”. Perché è bene sapere che chi non è capace di umorismo non è soltanto un incapace, o un disabile, o un diversamente abile – ma, purtroppo, un vero e proprio portatore di handicap, cioè un handicappato.
Verrà spontaneo commentare: dunque, felice l’umorista e infelice chi non ha senso dell’umorismo. E questo però non è vero, perché l’essere felici non è una condizione indispensabile per esercitare l’umorismo. Anzi, direi che anche qui è quasi il contrario. Viene cioè confermata l’affermazione di Ludwig Wittgentein: l’umorismo non è una disposizione dell’animo, non perché hai l’animo ben propenso alla risata sei un umorista, e tanto meno non è per quello che riesci a far sorridere la gente su qualcosa che viene considerato normale, se non addirittura serio. L’umorismo è davvero una visione del mondo, per cui le cose del mondo – anche le più tragiche – possono catapultarsi improvvisamente in ridicolezze, e perché questo accada il vero umorista deve essere in grado di mostrarti la tragedia di quel che le persone considerano normale e invece è appunto tragicamente ridicolo. E diciamoci la verità, per un vero umorista non è assolutamente semplice sostenere sulle spalle tanto peso, perché il tragicamente ridicolo è circa l’ottanta, novanta per cento di una vita standard. Un umorista infatti pensa che non ci sia cosa più squallida di un mondo triste fatto di persone normalmente e seriamente allegre, non perché lo siano effettivamente ma perché si sentono tali, di norma allegre e felici in un mondo tristissimo.
Per comprendere meglio quest’aspetto bisogna proseguire nella lettura delle parole di Wittgenstein, che, a completare l’aforisma, aggiunge: “Perciò, se è giusto dire che nella Germania nazista l’umorismo era estirpato, ciò non significa che la gente non fosse di buon umore, ma qualcosa di molto più profondo e importante”. Ecco, ora ci siamo: durante il nazismo l’umorismo era stato estirpato – e estirpare significa tirare via con tutte le radici. Ma questo non impediva alla gente di sentirsi di buon umore. Anzi, io credo che la maggior parte delle persone non solo si sentisse così, ma facesse di tutto per mettere in mostra la loro naturale allegria, se non addirittura felicità. I mondi più tristi non hanno mai impedito alle persone di sentirsi felici, anche quando contribuivano alacremente a partecipare e a creare l’effettiva tristezza di una realtà orribile come il nazismo.
Anche oggi del resto è così: più s’impenna l’uso e abuso di psicofarmaci, più tutti, che so?, pretendono di dimostrarti con milioni di foto che mai vacanza fu migliore della loro, che sono stati bene, hanno mangiato bene, hanno dormito al fresco mentre a casa tu crepavi dal caldo, sono andati a sciacquarsi il culo in un paese straniero, e così si bombardano di selfie con sorrisi stampati e stucchevoli, si fotografano i piedi, gli stinchi, un pezzo di cosce – “che ci sarà più su?” Insomma, stanno proprio bene. Tutti, tranne i veri umoristi. Loro stringono alleanze con altri rari umoristi per sopportare il peso di questo mondo nella norma allegro, e hanno la vera capacità di farti ridere, con intelligenza e arguzia, dell’incredibile indecenza di chi non ci metterebbe un attimo a rieleggere Hitler. Un dittatore, ben in salute e malato, che li preservi e custodisca nella loro felicità handicappata