Non si tratta di un assalto ai forni, e poi, le persone che vivono in miseria, delle cose hanno rispetto. Magari per i padroni no, ma per le cose sì. L’idea che ti senti povero perché non puoi indossare un paio di scarpe è legittima, ma quando a furia di calci sfondi una vetrina per una merce griffata ti riduci a essere povero soltanto in quanto povero stronzo. Forse, se hai quattordici quindici anni, è molto probabile che i tuoi genitori, nel farti crescere così, siano ancora più stronzi di te. Ma se fossi un po’ meno stronzo avresti capito in tempo che questa non è mai stata una scusa o un motivo sufficiente.
Ormai sulla soglia della vecchiaia invidio la tua energia, anche se il tuo modo di sprecarla mi fa pena. Perché non è un’energia generosa, diciamo che per te è senz’altro più emozionante che scrollarti l’uccello o lo smartphone, o andare al cinema, ma anche questo non basta per farti assomigliare a un rivoluzionario. Sei incazzato? Sì, certo. Ma com’è possibile non creare qualcosa di meglio con la tua incazzatura? Siccome non sai dove sbattere la testa vuoi forse fartela abbattere a manganellate? Ora però non voglio esagerare: più miseri di te sono senz’altro quelle faccione televisive che guadagnano nell’inzeppare i cervelli con lo spettacolo del tuo cosiddetto “disagio”. Figurarsi, loro sono ancora peggio di me che t’insulto, anche quando ti giustificano e ti comprendono, dicono, anche quando ti prenderebbero volentieri in cura nel loro studio per vivisezionarti e scrivere il prossimo bestseller con le tue frattaglie. Tu pensi davvero che a queste facce gli interessi qualcosa del tuo culo?
Penso che il problema non sia lo spaccare, o la tanto calunniata violenza. Perché violenti lo si può essere in tanti modi, e alcuni non solo sono legittimi, ma necessari. Sai? Nel dirti questo io sono molto meno violento di tanti altri, che prima di parlare di te si fanno il segno della croce e che ci tengono a precisare la loro presa di distanza da questi fattacci, perché siamo in democrazia e bla bla. Diciamo che dovresti crescere imparando qualcosa di nuovo e di diverso e di un po’ meno stupido, diciamo che quando sei contento di spaccare le cose sbagliate, ci sono altri per cui tu non sei niente e che sono più contenti di te. E se li vedi gongolare o rammaricarsi, ecco, dovresti sentire che c’è qualcosa di sbagliato in quello che fai, perché ancora hai idee molto inadeguate su chi siano i tuoi veri nemici. No, non hai trovato le vetrine giuste da fracassare, e soprattutto non sai isolarti dallo spettacolo, ma ne diventi complice se non addirittura compiaciuto. Invece io ti consiglio di fracassare in silenzio, esercitati a comprendere la profondità di quest’ossimoro. Mi si stringe il cuore quando ti vedo incastrato e livellato in mezzo alla pubblicità televisiva, in modo che grazie alla tua anche un assorbente o un biscotto o uno sturalavandino acquistano un’anima. Non diventare anche tu una merce, non diventare una carogna come chi disprezza o ti sorride, non farti così cattivo come quelli per cui non sei nessuno.
Esiste senz’altro una violenza strutturale, e contro questa violenza è giusto e necessario combattere, ma senza una dispersione d’energia inutile. Il potere, rispetto a te, è sempre organizzato, e nonostante la Costituzione e l’inno alla democrazia, queste élite al comando lavorano ogni giorno affinché tu rimanga parte di una massa amorfa e inconcludente, buona soltanto per rinfrancare chi sta al comando e i loro fedelissimi, i faccioni di prima. Questa forte organizzazione non ti permetterà mai di averne una effettivamente tua, anche se ti chiamano “popolo”, e soprattutto quando credi di muoverti in autonomia e per scelta: quel tuo comportamento è già nel conto, e rinforza chi ti ha portato lì a sentirti bene mentre lanci sassi alla polizia. Tu gli fai comodo, non sei Pinocchio, tu sei quell’ubbidiente e bravo bambino che compare alla fine della fiaba – e te lo dico per quanto sia quasi certo che tu non sei mai arrivato a terminare il libro, e quindi, anche in questo caso, le tue povere idee sono molto inadeguate rispetto a chi siano i veri burattini. Nonostante le griffe diverse e aggressive incarni un bambino che fa quel che gli si chiede – lo so, ti sembrerà assurdo – e ogni poliziotto, anche se ti copri la faccia, lo sa bene qual è la tua vera identità, ed è consapevole che ogni manganellata che ti disponi a prendere rinforza il suo potere. La vetrina in frantumi e la testa rotta, in questo caso, è lo stesso vampiro che succhia il sangue alla giustizia e alla libertà. Una libertà e una giustizia vere, reali, non le solite lezioncine imparate a memoria e recitate dai faccioni, per i quali, ti ripeto, tu non sei niente e non vali niente. È chiaro, t’imbranchi perché lo sai che ti trovi miseramente solo. E purtroppo la tua solitudine è davvero estrema, perché, annegato nella massa amorfa, ti hanno ridotto a non avere un ideale più grande di te stesso – ti basta addirittura sfangare il giorno con un po’ di eccitazione e divertimento.
Quindi, il semplice consiglio che ti do, è quello di fare qualcosa per diventare meno stupido di quello che in questo momento sei. E soprattutto di non aspettare l’aiuto da nessuno, né dai tuoi genitori, né dalla scuola, né da internet, né dai tuoi falsi amici se hanno il tuo stesso coefficiente di stupidità. Impegnati per distruggere le cose che ci sovrastano e ci chiudono nel teatro dei burattini, ma non essere sciocco: il lavoro è preciso, lungo, faticoso e di una violenza non dettata dalla stupidità. Te lo hanno dimostrato a sufficienza che non premi a nessuno. Esci dalla massa amorfa degli individui che si credono liberi, e ahimè giusti, perché si comportano come stronzi.