Su Facebook la gente non muore, sale in cielo. Del morto puoi festeggiare anche il compleanno post mortem – oggi avrebbe compiuto 103 anni! – e inviargli un caloroso ciao, ovunque si trovi. Scrivono proprio così: “ovunque tu sia”, meglio ancora: “ovunque tu sia…”, con i puntini di sospensione, i tre puntini che a chi legge chiedono complicità nella costruzione del significato o del mistero, che gli strizzano l’occhio. Va per la maggiore una religiosità ammiccata, autogestita e un po’ cialtronesca, che ognuno coltivava nella stanza privé del proprio sacrario, ma più o meno si trovavano d’accordo tutti, basta esibire i tre puntini… (o addirittura quattro, o cinque o sei, spariamoli come pallini di piombo da caccia!)
I morti dove vuoi che stiano? Un giorno si affaccerà su Facebook un sumero, con un profilo dal nome indicibile, tipo En-Men-Gal-Ana, la fotografia con il gonnellino e le trecce, un guerriero che commenterà quei salutatori impenitenti dei compleanni dei morti o di chi, proprio il giorno prima, è salito lassù, nei cieli: “no, non avete capito proprio un bel nulla gente”, dirà, “I morti sono nel buio e masticano la terra. Se volete fargli un favore, invece dei saluti, lasciate cadere qualche briciola di pane secco, una goccia di vino, e allora ve ne saranno grati, avranno qualcosa da mettere sotto i denti marci”.
Mi sembra di vederlo, il profilo del sumero, En-Men-Gal-Ana da Uruk. Macché, nemmeno un like, gli inferi della religione della mezza luna fertile sono una realtà troppo dura da digerire, meglio le nuvole, gli applausi, le candeline, la bandiera della squadra del cuore e tanti tanti puntini……. (perché lo capite tutti quello che intendo, ma le parole sono troppo striminzite per le mie emozioni straripanti……. puntini puntini puntini) E se il sumero insisterà, magari postando non il gattino Fufi o il cagnetto Bryan, ma uno di quegli animalacci di babilonia che al confronto la Chimera etrusca sembra un pupazzetto per lo scalda sonno – se insomma oserà insinuare un qualche seme di realismo oltre quel mielume che gronda da tutti i pori di questa gente ammodo e garbata, sfinita di selfie e di buoni propositi, che invece della terra mastica slogan performanti come incitamento per vincere la battaglia contro il lunedì mattina quando purtroppo bisogna ritornare al lavoro, se azzardasse tanto, prima o poi qualcuno lo segnalerà, e allora ecco che arriva il signor Facebook in persona e a En-Men-Gal-Ana da Uruk gli chiede la carta d’identità, sei vero o sei finto?, En-Men-Gal-Ana da Uruk?
(Nella fotografia, Humbaba)