Sono morto da una decina di minuti e mi hanno detto di aspettare qui. Prima è passato uno e ho chiesto informazioni a lui, mi fa stia tranquillo che al più presto verranno a prelevarla, io volevo domandargli anche qualcos’altro ma era già volato via. Così aspetto, il tipo di prima mi sembrava uno a posto, mi fido. Chissà se avrò in dotazione un paio di ali come quelle?, spiccare il volo sarebbe davvero fantastico! È che tutto questo nitore abbaglia, magari qualcuno è già venuto a cercarmi e non l’ho visto, però lo sapranno loro come procedere, io il mio l’ho fatto, sono morto, non è che ragionevolmente possano aspettarsi da me una disponibilità maggiore di questa.

Dunque non sbagliavano, c’è un al di là. I più azzeccano anche il colore, è di un bianco luminosissimo. Quello a cui ho chiesto informazioni doveva essere un angelo, anzi, lo era senza dubbio. Pareva andasse di fretta, mi sa che abbiano dei compiti e delle responsabilità di non poco conto, gli angeli, aiutare a tenere su tutta la baracca deve richiedere un grande impegno. Io non è che ci credessi tanto, al paradiso, ero convinto che con la morte finisse ogni cosa, il corpo, l’anima, di conseguenza il mondo. Invece eccomi qui, già deceduto ma sano come un pesce. D’acchito l’ambiente appare piuttosto monotono, io qualche nuvola ce l’avrei messa, magari anche delle sfumature con delle tonalità azzurre – ma forse mi trovo nell’anticamera, una specie di sala d’attesa, il meglio deve ancora venire. Aspetto che mi vengano a prendere, come ha detto l’angelo, chissà dove mi porteranno. L’organizzazione però lascia un po’ a desiderare, abbandonarti così a te stesso… in fondo sei appena trapassato, qualcuno si potrebbe impressionare, lascia perdere che io, di ansia, non ho mai sofferto, ma ci sta. Sono qui, mi vedete? C’è un’anima buona che ha la compiacenza di farsi viva? Ah, finalmente, ecco laggiù qualcuno che viene proprio nella mia direzione…

“Salve!”

“Buonasera. Lei immagino sia venuto a prelevarmi, è già da una mezz’oretta che la stavo aspettando… Prima è passato quel suo collega e mi ha detto…”

“Collega?”

“Si, insomma, come devo chiamarlo?, non siete colleghi fra voi angeli?”

“Ah, ora ho capito, lei ha avuto un’allucinazione. Non si preoccupi, càpita”

“No guardi, le assicuro che poco fa c’era qui uno molto simile a lei”

“È tipico. Magari crede anche d’essere morto e ora è resuscitato, dico bene?”

“In effetti… perché? Non è così?”

“E pensa che questo sia il paradiso, tutto è bianco e lei dice: ecco, sono in paradiso!”

“Per essere precisi io pensavo più propriamente alla sala d’aspetto…”

“Già. Mi dispiace, nessun paradiso, e io non sono un angelo”

“No? E allora dove siamo?”

“Siamo in una pagina, lei vede tutto bianco perché per adesso questa è una pagina vuota, che dovrebbe diventare la 65… ”

“65? Mi prende in giro, vero?”

“No, affatto”

“Una pagina bianca? E che ci faccio qui?”

“Lei è stato appena incaricato dall’autore, che l’ha gettato dentro al racconto, e lo capisco il suo sentirsi confuso, lei non sa ancora niente, né in cosa si trasformerà, né chi rappresento io, né di quale storia si tratta…”

“Storia?”

“Sì, certo, lei è qui per svolgere la sua funzione in una storia… se sta nella pagina è senz’altro per questo. Come io del resto. Io però arrivo dalla pagina prima, la 64, a me hanno detto di venire qui per darle una mano e tirare avanti la narrazione, perché proprio in questo punto deve subentrare un dialogo con lei – c’è stata già una descrizione e ora è il momento del dialogo – quindi è necessario inventarne subito uno, e abbiamo già perso abbastanza tempo!”

“Scusi eh… ma io che dovrei dire se non so niente, la fa facile lei!”

“A me l’autore ha consegnato una battuta, e sono certo che non appena la dirò le verrà spontaneo rispondermi. Ora le sembra di non ricordare niente, ma abbia fiducia, va da sé, è automatico. Dunque stia attento, la battuta è questa:

Guardami negli occhi  – bravo, vede che mi sta già fissando in volto?”

“Sì ma… dentro la testa buio totale…”

“Aspetti, non avevo mica finito…Allora, cosa vedi? Lo vedi?

“Ah ecco, ora sì! Vedo il terrore nei tuoi occhi, un vuoto impietrito terrore – sisì, era questo che dovevo dire, è stato semplice.

“Calma, non ha mica finito, la cosa va avanti: Nessuno? Niente? Nessuno? – proceda…”

“No – beh, qui è quasi banale….”

“Non sarà dietro le tue spalle?  – vada ancora”

“No, non c’è nessuno – aveva ragione, sa?, è proprio facile, viene automatico. E ora?”

“E ora un attimo. Lei la prenda da questa parte, io la tengo di qua…”

“Che stiamo facendo?”

“Giriamo pagina… Oplà! 66!”

“Però! Che figata! Di cosa parla la storia?”

“E chi lo sa? Non sono mica problemi che ci riguardano! Lei dica quello che ha da dire, io faccio lo stesso… giriamo le pagine finché dura, no?”

“Mi sembra giusto”

“Bene, riprendiamo: Ma se è con me dappertutto, mi basta stendere la mano, e…”

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