Le uscite più belle sono di notte, al mare, nel bollore dello scirocco che si appiccica perfino al palato.
Il nero non è mai completamente nero, è invece di un marrone e di un blu così cupi che ti sembrano trascolorare l’uno nell’altro. La pila, che tieni sulla fronte per non impedire i movimenti delle mani, l’accendi e la spengi con il fascio di luce rivolto alla costa, a non incontrare l’acqua. I segnalatori luminosi sul sughero o sulla vetta della canna sono invece di un verde acido e brillante.
Mi piace lanciare l’esca il più lontano possibile e seguire quel punto incandescente nel tira e molla delle onde, per poi all’improvviso non vederlo più, e saperlo nel profondo, tirato dalla frenesia di una misera boga o un sugarello, il più combattivo.
La ferrata adatta al pesce di mare dev’essere ampia e continua, da saggiarne immediatamente la forza e regolarsi di conseguenza. Le insidie sono molteplici: in tutta quell’oscurità puoi incontrare gli scogli o le alghe, o magari un pezzo di catena o una boa, come succede nei porti. Una volta ho preso al volo il pallone trainato da un subacqueo e per un po’, prima di strappare ogni ben di dio, ho dato filo come avrei fatto per un mostro marino. C’era troppa lontananza tra me e lui, soprattutto c’erano due elementi diversi – l’acqua, la sua, e l’aria, la mia aria di pescatore dallo scoglio.
Perché la pesca è anche questo andare a toccare un altro elemento standone al di fuori, separati. È il rispetto di un corpo che non vuol imporsi, che va a trovare l’altro senza immergere la mano. E soprattutto la pesca è un’insidia a distanza, e se la dovessi paragonare a un marchingegno non sarebbe una sciabola, tantomeno la pistola o il fucile – troppo rumorosi –, sarebbe invece l’arco, e forse, meglio ancora, la cerbottana.
E poi c’è questo filo che si distende e vuole scomparire nel nulla, mimetizzarsi, farsi assassino in silenzio. I corpi, mio e del pesce, si toccano senza toccarsi, si misurano nella forza attraverso quel filo. Per suo mezzo ti è dato di conoscere che la differenza tra una fuga trattenuta e la libertà può risolversi appena in uno strappo.