A volte mi metto a guardare vecchie fotografie
in bianco e nero
di giovani partigiani della seconda guerra mondiale.
Ridono e sono seri, sono seri e ridono.
Certo ci sarà stato pure qualche stronzo
ma non hanno quelle facce vuote
di assessori comunali e sindaci che si dicono
loro eredi. Difficile non avere un’espressione stupida
quando ti manca qualcosa per cui vivere
e morire.
Ho parlato con qualcuno di loro
e mi hanno detto di non ascoltare lapidi
e fanfare, aggiungendo a scanso d’equivoci
che non esistono fascisti per bene.
Non importa essere eroi per essere liberi
a volte basta avere sedici anni e un fucile
sovietico a tracolla,
e camminare in fila nelle orme di chi ti precede
per non pestare una saponetta,
cioè una bomba.
Erano anche giornate di eterne discussioni e ozio
sulle colline metallifere
e quella volta che si trovò un essiccatoio di tabacco
fu una festa.
Si questionava se fosse giusto
fare la pelle a tedeschi e fascisti
nonostante le rappresaglie
ma qualcuno sempre concludeva
che noi non ci eravamo potuti permettere
un’età dell’innocenza.
Molti di noi non tornarono
altri vissero come poterono
altri tornarono
ma non tornarono più.