L’ultimo componimento di “Commovimenti”, l’ottavo, ha per titolo semplicemente “Sì”. È un calarsi dentro un’esperienza che ha segnato davvero la mia vita, sul momento e per le conseguenze, ad esempio quello che sarebbe stato il mio lavoro. Ancora non lo sapevo, ma dentro il “Sì” c’era una parte rilevante del futuro. Anche in questo caso conta la sinteticità e l’intensità della scrittura, come negli altri brani. Con l’esperienza acquisita in questi anni – e di anni, lo ripeto, ne sono passati senz’altro più di trenta – so per certo che “Commovimenti”, nella sua brevità, è stato determinante, lui stesso un “Sì”. L’immagine che ho scelto è “Cavallo rosso e blu” di Franz Marc del 1912. I sei cavalli del testo, invece, li costruimmo insieme ai ragazzi del Centro Sociale. Il brano termina in modo apparentemente dimesso, ma non arreso.   

SÌ

La mattina Gianfranco aspetta sulla porta e saluta chi vede arrivare. Se gli sei simpatico ti chiede una sigaretta. Tu digli che è troppo presto,

      – È presto Gianfranco… dopo…

      – Ce l’hai sigaretta?

si concentra per un attimo sulla fiamma dell’accendino e ora è già lontano,

      – Dov’è Gianfranco?

Dentro si preparano i bicchierini di plastica per la colazione, latte caldo e un po’ di cacao. Sul fornello sfrigola una gigantesca caffettiera. Fosse stato per me avrei paura come il primo giorno, e invece fu Massimo che mi affibbiò il soprannome: al Centro Sociale chiamatemi Mucca, “servizio civile”. E invece furono sei i cavalli di legno, e “in questo cavallo ci ritagliamo un pesce o un altro cavallo? un cavallo dentro al cavallo?”. Sì, facciamone uno più colorato di quelli di Franz Marc! Daniele imparò quattro versi del poeta Montale e la pastasciutta la mangia al burro – “il pappagallo sta dietro al bidè” – prima del sindaco venne un operaio e grattò via dalla tettoia la cacca dei piccioni.

Altri articoli