Il salvacondotto

Mi ero dipinto un improbabile

William Blake a olio sul giacchetto di jeans

mai seccato però sufficiente per allenarmi

a rimanere antipatico, appestava

di trementina. A poco più di sedici anni

non sai bene cosa fare

per riconoscerti, cerchi qualcuno che ti mostri

come attraversare l’incomprensibile

senza chinare la testa, o almeno conservarla

quel minimo che basta

a sbrigare i compiti per casa. Blake

era l’ideale, perché sapevo di comprenderlo

più della scuola, un salvacondotto

per attraversare immune quei ciclostili funerei

o i passerotto non andare via. Almeno

così credevo, ma non fu la mia superstizione

a dettarmi la via, fu invece l’odore del colore

a olio, una sinestesia.

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