Le poesie ultime che scrivo
sono i miei remi in barca, nel tepore
mi distendo tutt’uno con lo scafo
a lasciarmi portare sulla schiena
come sospeso dallo sciabordio
del mare, chiudere gli occhi allo sprazzo
del sole per restare in compagnia
del riverbero interiore di luce.
Così che le tenebre sono meno
tenebre anche per attraversare
estrema l’illusione del viaggio.
II
È finito il tempo di irrobustirsi
nella felicità, il cielo scalda
appena nelle giornate migliori
ce ne stiamo distesi sulla soglia
come vecchi cani addormentati
che basta un niente a farli sussultare
fosse soltanto un sogno o la paura
di non essere pronti a salutare
chi finalmente è di ritorno a casa.