CARTA VENTIS, LO GRANDE CONCERTONE
“… perché un pochino la provvidenza va aiutata, Francesco, appena un pochino… “ si permise di suggerirgli con molta prudenzia fratello Livorio. Lui e il santo stavano seduti con la schiena appoggiata a un pagliaio, Francesco masticava un lungo filo d’erba secca, che forse sarebbe stata la cena. Era una sera che il vento caldo ti bacia, e il giorno sembrava non volesse finire più.
“Come sarebbe a dire aiutare la provvidenza?” disse il santo, “Dubiti forse che Nostro Signore ci abbandoni?, che il cielo non ci faccia sazi del bisogno anche domani?”
“No, non mi permetterei mai… io lo so che Dio ci ama…”
“Ah, credevo…” si tranquillizzò Francesco.
“Mica dicevo per noi…” proseguì Livorio, “Che possiamo chiedere di più, noi pecorelle? Abbiamo il nostro pastore in terra”, e qui fece un gran sorriso proprio al pastore, “e anche in cielo…” e ora alzò lo sguardo, e si accorse che proprio in quel momento la luce del sole non c’era più, ma ogni cosa appariva così nitida e presente che ti sembrava di poterla toccare con gli occhi.
“Soprattutto al cielo devi guardare, Livorio mio, al cielo dove dimora l’Altissimo!” volle precisare Francesco.
“Sempre sia Lodato il Padre Nostro!” rispose d’istinto la pecorella , per poi continuare:
“Sì, noi siamo fortunati, viviamo in letizia… io però pensavo agli altri poveri Cristi. Anche se ci spacchiamo le ossa a lavorare ogni santo giorno, cosa potremo mai racimolare per loro? una testa di pesce?, una crosta mezzo muffita?, qualche carruba? roba senz’altro buona certo, mica c’è da lamentarsi… e comunque mai sufficiente per la gigantesca bocca della miseria che ci circonda, padre santo…”, Livorio aveva davvero una grande sensibilità per i diseredati. “Le persone hanno una fame nera… e anche se gli doniamo tutto ciò di cui Dio ci fa grazia ogni giorno non sarà mai bastante”.
“In questo non posso darti torto, fratello mio, noi non possiamo che donare tutto quello che abbiamo, fino alla nudità dell’albero nudo d’inverno o di come nuda è la pietra…”
“Sì però… però… E se organizzassimo qualcosa in grande?” osò la pecorella.
Qui lo sguardo del santo si fece interrogativo, e anche un tantino diffidente. Livorio se ne rese immediatamente conto:
“No Cesco, lo so, niente soldi, ci mancherebbe altro! Però qualcosa che ci porti più oboli in natura, lo potremmo organizzare, no? Mica facciamo niente di male?”
Francesco non ci vedeva chiaro. “Per esempio?”, domandò, e il suo sguardo adesso era quasi minaccioso. Perché non sarebbe stata la prima volta che, a sentir grande cazzata, al santo gli partisse un manrovescio di quelli precisi.
“Un evento musicale, per esempio. Organizzare un gran concertone dove… no, non è che si paghi il biglietto eh…” e qui Livorio mise ancora le mani avanti, “un concertone a cui tutta la cittadinanza di buone sostanze possa partecipare portando un tocco di formaggio, una mela, un cavolfiore… cose così insomma. E ovviamente i poverelli a gratis, che la musica, anche a loro, rallegrerebbe una volta tanto il cuore… Faremmo grande quantità di lemosine in una volta sola, roba mangiareccia carpita tra l’altro ai ricchi e riconsegnata per giustizia divina e terrena agli affamati e ultimi…”
“Ummm…” fece il santo. “E chi sarebbe il musico cantore che riesce a radunare cotanta folla di gente di sostanze e per giunta a gratis?”
“Io ce l’avrei… ”
“Dimmelo, che ora puoi, fratello”
“Avevo già pensato a uno, un certo Giovanotto…”
“Scapolo che ancora non ha la mogliera?”
“No no, si chiama proprio così, messer Giovanotto”
“Mai sentito…”
“Non è che sia celebre, diciamo che si sta facendo… ma è disposto a venire a gratis… anche per ingranare un po’, deve crescere, farsi conoscere…”
“Ah ecco. È musico?”
“Senz’altro!, egli suona l’ocarina, e anche il cordolo!, sai quella chitarra a una corda sola?”
“Già già…” disse Francesco fra sé, mentre gli riaffioravano debosciati ricordi di giovinezza peccatrice. “E cantare? Sa cantare? Che canzoni canta? Mica con parole diavole? Mica di turpitudini e libidine, eh?”
“No no, tutt’altro… Sono canzoncine candide e gioviali, quelle un po’ sciocchine che vedono il mondo sempre positivo… che ti carezzano per il verso del pelo, senza turbative…”
“Mnnnnnnn… bella voce?”
“Diciamo discreta, non certo vocione baritonale… ma intonatella, niente da ridire… Però…”
“Ah, c’è un però…” ridacchiò il santo.
“Sì, padre mio. Giovanotto è difettato… è zoppetto d’anca, che cadde da un trespolo in val d’Orcia…”
“Ma questo non fa che rendercelo più vicino, il nostro ragazzo… perché di ragazzo si tratta, dico bene?”
“Sì, per certi aspetti è così… in verità è homo fatto e rifatto… ma la cervice e l’animo rimane di ragazzone paciocco…”
“Ehmmmm” rimuginava Francesco
“E poi…” riprese a parlare Livorio.
“Poi? Che altro?”
“Poi il poveretto ha la zeppola…”
“Sotto lo piede zoppo?”
“No, zeppola di scilinguagnolo. Quando pronuncia la s, in parole come sole, o solerzia, o Singapore o missile… la voce gli esce impastata a sputacchio… il difetto si sente appena eh… ma non si può dire non ci sia…”
“E com’è che con la zeppola ha scelto di fare proprio il musico cantante?”
“Le vie del Signore sono infinite!” disse un tantino volpino Silvestro alzando gli occhi al cielo.
“Sempre il Padre nostro altissimo sia lodato e in gloria!” fece tutto assorto il santo.
Così Fratello Livorio era riuscito a incuriosire Francesco, e anche nel proseguo delle ore non fecero che parlare della possibilità di quell’evento e di come organizzarlo per fare incetta di oboli da consegnare ai più miserrimi, come giustizia vuole. Anche grazie a Giovanotto, musico e cantante, sebbene parzialmente impedito di lingua.
Io, leone pecorella di Dio, chiudo questa carta senza dar conto d’altro, e lo faccio per volere di padre Santissimo Francesco Nostro Pastore, che a riparlarne ancora gli girano perché l’evento che si fece poi fu fiasco totale, non nel senso di recipiente dello vino ma di fallimento assoluto. Anche per rispetto di cotal Giovanotto che da quella volta fu costretto addirittura ad emigrare in lontani paesi esotici e cambiare più volte mestiero, da sculacciatore di macachi a addirizzatore di banane e financo pettinatore di bambole.