Cesco Francesco (35)

CARTA BREVE TRENTASEA, FOEMINE

“Cercavo lo padrone vostro”, disse il forestiero.

“Quivi non ce ne stanno di padroni, né servi se non dell’Altissimo. Semo fratelli noi, casomai figli, e ce stanno anco figlie e sore… ma padroni none”, fu la risposta articolata di Masseo.

“Sore?” il forestiero avea fatto la faccia a sbalordimento.

“Certus, sore.”

“Sore foemine?” ancor più a meraviglia.

“No, sore masculi… ma guarda questo! Me pari parecchio di stucco, fratello. A qual proposito?”

“No, dico… non sentii mai d’ordini di frati dove truovi la mescolanza tra masculi e foemine…”

“Frate e sore, dissi, e fii e fie…” precisò Masseo.

“Sine, ma sempre mescolanza è. Tu ne sei certo che ‘l papa lo vole?” chiese malevolo il forestiero.

“Cesco lo vole e noi lo vogliamo, e soprattutto anco le sorelle lo vogliono, ergo est sufficit.”

“Ma lo papa me resulta de no…” insistea.

“Lo papa lo papa… se ne farà una ragione lo papa. Secondo te, fratello, lo papa non se mescola?”

(E qui, io Leone, m’interrompo nello dialogo sul punto interrogativo per quanto nello costrutto dello discorso quella di fratello Masseo ha sembiante di domanda retorica molto. Lo fratello lettore dotato de libero arbitrio, e dunque de capacità di criticanza, saprà decidere in coscienza sua astenendosi dal pruriginoso).

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