Il terzo componimento di “Commovimenti” è nato da una fotografia: Sandro Penna nella sua stanza ripreso da Mario Schifano, adesso l’intervista si può guardare in rete. L’immagine, in bianco e nero, straripava di oggetti ammassati e nitidissimi, e credo di averla trovata – ma non ne sono sicuro – nella “Letteratura Italiana Einaudi”, pubblicata in volumi dal 1982, il curatore era Asor Rosa. Non avendone la disponibilità metto come riferimento visivo un’altra fotografia, simile, però a colori. “Dentro la tana” vuol evidenziare la differenza tra ciò che si può vedere in un’immagine e quel che invece appartiene solo alla scrittura e alla poesia, cioè l’incolmabile tra la buccia e il morso. Anche se questo ha un’importanza relativa, è uno dei brani di “Commovimenti” a cui sono più affezionato.
DENTRO LA TANA
Qui spècchiati nell’abbandono. L’immondezzaio di cenci e cartacce, e la scatola, e le bottiglie di plastica e vetro, svettano sul comodino i flaconcini e gli astucci di un’inguaribile eresia farmacologica. Non il suo volto la sua stanza guardo. Eppure quelle sono le bucce e non il morso, strappale via dai frutti e gettale lontano agli accecati. Casomai concèntrati sulla piattina ingiallita che s’insegue rozzamente dalla peretta al fanale – ma ne sei sicuro? è soltanto dalla sudicia oscenità dei grovigli che scocca il cortocircuito della poesia? Oppure è piuttosto la perversione dello spioncino? quel tuo frugare nella tana con lame di coltello e deliziarti d’indecenza e di ferocia? Ancora non sai che la scrittura è davvero invisibile? O sei proprio tu il figlio incanaglito del cinema e del dolore?