Mai dire mai

«Sarà che noi ricci, come dice Jung, siamo del tipo introverso…»

«Jung chi?»

«Non dirmi che non sai chi è Jung… »

«Io no, lo dovrei sapere?»

«Jung, Jung lo psicologo…»

«Ah, tu vuoi dire Iang…»

«Macché Iang… si pronuncia Jung! È tedesco!»

«Tedesco o francese che sia, ringraziando Iddio, io degli psicologi non ne ho mai avuto bisogno…» si compiacque Adriano, il ghiozzo.

«E immagino che tu ne sia felice, dico bene?»

«Eccome, puoi giurarci! Mica sono un malato di nervi io…», rispose ancora più compiaciuto Adriano, «Ringraziando Iddio ho tutte le rotelle a posto, io»

«Io e Iddio, Iddio e Io, non se ne esce vero?» fece in modo teatrale Giulio, il riccio.

«È inutile che ti metti a filosofeggiare, sai? Ora perché tu hai fatto il liceo classico secondo te questo ti dà il diritto di imbrogliarmi con tutti i tuoi discorsoni… Io non lo capisco che dici…»

«Dicevo che voi ghiozzi avete sempre in bocca due parole, una è Io (Io-Io-Io!) e l’altra è dio, il vostro Dio con la D maiuscola…»

«Del resto siamo credenti, noi ghiozzi, mica atei come te…»

«Già, voi ghiozzi alzate gli inni al cielo dalla vostra buca… Ghiozzi di buca infatti…»

«Sfotti, sfotti pure. Intanto noi dallo psicologo non ci andiamo…»

«Se è per questo non ci vanno nemmeno le patelle. Hai presente le patelle?»

«E cosa c’entrano le patelle ora?»

«Dico, hai presente che cervellino hanno le patelle? Nemmeno loro ci vanno dallo psicologo… e che ci vanno a fare? Sono felici come voi… non capiscono un cazzo nulla, della vita, e sono felici… magari pregano anche loro il vostro dio…»

«Non cominciare a offendere ora… Le patelle non c’incastrano nulla con la nostra religione…»

«Ah no?»

«No»

«Sei sicuro?»

«Certo…»

«E perché ne sei così sicuro?»

«Perché abbiamo provato più volte a portargli la parola di Dio e loro niente…»

«Ah, allora siete così convinti di voi stessi che cercate anche dei proseliti…»

«Io non lo so chi siano, codesti proseliti, io non li ho mai cercati. Io faccio quello che mi dice don Rinaldo, ogni domenica passo da loro e gli lascio qualche santino… »

«E chi sarebbe don Rinaldo?»

«Don Rinaldo è il ghiozzo capo, vertice della comunità…»

«Ah, capisco… e nonostante i santini, però, le patelle ancora non si convertono…»

«No, per adesso nemmeno una. Ma don Rinaldo dice di insistere, mai dire mai…»

«Forse sono più intelligenti di quello che pensavo…»

«In che senso?»

«Lascia perdere…»

«Ma visto che siamo entrati nel discorso, Giulio… ti volevo chiedere…»

«Sì?»

«Te lo posso lasciare un santino?»

«Non mi sembra proprio il caso…»

«Che ti costa, così mi dai una mano… ne devo distribuire mille e cinquecento…»

«È un compito che ti ha assegnato don Rinaldo?»

«Sì, proprio lui. Ho ancora una settimana per raggiungere l’obiettivo…»

«E a che punto sei?»

«Tredici, ne ho distribuiti tredici… tu saresti il quattordicesimo…»

«E però! Un successone!»

«Mica è semplice, la gente non crede più a nulla…»

«Ok, lasciamene uno, ma senza impegno, eh… Fa’ vedere…»

«Ecco!» il ghiozzo, tutto contento, immediatamente tirò fuori un santino dal mazzo.

«E questa racchia chi sarebbe?»

«Questa è san Bavosa, vedi? Dietro c’è la sua storia… Lei è la santa protettrice dei tisici…»

«Ma che schifo… mamma mia. San Bavosa non la voglio… »

«Aspetta, allora vediamo un po’… questa qui…»

«Sarebbe?»

«Sant’Arsella martire, patrona di Follonica e protettrice dei disperati…»

«Dei disperati? E perché mai?»

«C’è scritto dietro, bisogna leggere la storia…»

«Ah… no, non voglio nemmeno lei. Qualcosa di un po’ più allegro ce l’hai?»

«Certo, ho san Palombo. San Palombo è un buontempone e dona allegria alla casa…»

«Bene, vada per lui allora, santo Palombo…»

«Mi sembra un’ottima scelta… Fanno quindici euro…»

«Come? Mi tocca anche pagarlo?»

«E certo! San Bavosa ne costava dodici… ma san Palombo è san Palombo! E poi guarda: è un santino animato… se lo inclini così, lo vedi che gli occhi si muovono?»

«Ganzo! Che figata…»

«Eh… noi facciamo le cose perbene…»

«E c’è anche il gancino per appenderlo…»

«Certo, don Rinaldo pensa a tutto…»

«Quasi quasi mi fai ricredere, sul vostro conto…»

«È sempre così, sai? È perché ancora la gente ha di noi un’idea preconcetta, e diffida… ma noi ghiozzi di buca siamo persone ammodo…»

«Mi sembra di sì… e ricordami un po’… che dice la vostra religione?

«Mica ne posso parlare qui su due piedi… la cosa è piuttosto complessa… Se hai un’oretta e mi fai entrare nella tana… per lo meno ce la faccio a spiegarti dell’Avvento dell’Altissimo Ghiozzo… che poi è la base di tutto…»

«L’Altissimo Ghiozzo? Interessante… un po’ di tempo ce l’ho…»

«Bene. Allora, intanto eccoti san Palombo, bello eh? Come dicevo, sono quindici euro…»

«Ne ho venti…»

«Non ho da farti il resto…»

«Fa niente, me le riporti quest’altra volta… Allora, vuoi entrare?»

«Senz’altro, fammi strada. Permesso…».             Così il riccio Giulio, nonostante gli aculei, aprì la tana al ghiozzo Adriano. Erano bastati un paio d’occhi meccanici semoventi per far capitolare quello che sembrava l’ateo più irriducibile di Sassoscritto. Da quel giorno il santino di san Palombo fece bella mostra di sé in tinello. Giulio, a poco a poco, si scoprì del tipo estroverso e maturò la convinzione che la psicoanalisi fosse una scienza superflua. Così, anche lui, volle impegnarsi con tutto sé stesso nella conversione delle agnostiche patelle, convinto che avrebbe carpito il segreto di tanta resistenza. I bollettini annuali della U.A.A.R., Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, rimasero inevasi. Le vie dell’Altissimo Ghiozzo, come diceva don Rinaldo, erano davvero infinite…

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