Il bambino con la canna da pesca

Sul marciapiede camminava un bambino in pantaloncini corti con una canna da pesca, ciabatte e canottiera, avrà avuto una decina d’anni. La telescopica, con gli elementi già allungati, la teneva in equilibrio sulla spalla, armata con lenza, galleggiante e sicuramente il piombo e l’amo al finale. Ero in auto, fermo all’unico semaforo del paese, poco lontano il ponte sul torrente, il ragazzino si dirigeva senz’altro là. Avrebbe dovuto seguire l’argine e trovare un punto più profondo, perché per quanto fosse piovuto, durante l’estate il corso d’acqua rimaneva appena un rigagnolo. Ho pensato che non c’era miglior modo di spendere quel pomeriggio di come aveva deciso lui – il torrente e il viottolo sull’argine con la canna pronta per la ricerca del posto migliore, che sono sicuro da qualche parte avrebbe individuato.

Faceva scandalo la sua essenzialità, l’assenza di fronzoli, il necessario privo di appesantimenti. Anche la preparazione: il poco era tutto lì, indirizzato all’uso. Anzi, in quel pomeriggio assolato e immobile il bambino con la canna da pesca sembrava l’unico fenomeno dotato di realtà, la concretezza di un’esperienza vera o meglio ancora un tutto-scarnificato da adoperarsi in qualcosa. Forse questo ne radicalizzava ancora di più l’essenza.

Il bambino era solo e il suo modo sicuro di muoversi con quella canna già montata pareva confermarne l’autonomia e la non indispensabilità di una figura adulta intorno. Indossava anche un cappellino bianco con la tesa che però sarebbe stato anch’esso perfettamente funzionale per l’intero pomeriggio.

Poi è scattato il verde, ho pigiato la frizione, il sistema start and stop ha azionato l’avvio, l’auto si è mossa con l’aria condizionata che gelava l’abitacolo, lo smartphone in ricarica all’accendisigari, gli occhiali scuri, la musica di un cd, fare più di ottanta chilometri nel traffico per raggiungere il mare, la difficoltà per un parcheggio lungo la costa, scendere sugli scogli, mettersi il costume e poi un tuffo, quattro bracciate in acqua, uscire e asciugarsi, togliersi il costume, risalire all’auto, un pieno di metano andata e ritorno la sera stessa. Senza prendere nemmeno un pesce.

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