È stata Clara Sereni a inventare la parola “casalinghitudine”, nel 1987, come titolo del suo secondo romanzo. La parola, da allora, ha un significato neutro, uno negativo e uno positivo. Così possiamo intendere casalinghitudine in quanto condizione della casalinga, ma anche per indicare il giudizio di chi vede nei lavori domestici la limitazione alle proprie aspirazioni o, al contrario, il piacere di dedicarsi alle faccende di casa.

Sembra che proprio alla fine degli anni Ottanta le donne abbiano riscoperto il gusto dell’essere casalinga, se non addirittura il suo senso politico. Ma come si fa a non avvertirne la contraddizione? La politica si svolge in città (pòlis), non nella casa (òikos), e le donne greche erano poco più che animali da riproduzione proprio perché “atte a casa”, cioè appartenenti alla clausura della dimensione privata. L’uomo invece usciva e parlava nell’agorà, in pubblico, fra i cittadini. Così, una donna che crede di far politica mentre spolvera, inforna le pagnottelle o sferruzza sciarpe di lana corre il rischio di sfiorare il ridicolo. Ma tant’è, dagli anni di Casalinghitutine fino a noi è stato possibile assistere a questo e altro.

Costruire una poetica sulla domesticità, a mio avviso, si rivela disastroso. Certo, se non fai le faccende di casa sarà qualcun altro a doverle fare per te, siamo nell’ambito del necessario. Si può anche lavorare per pagarsi a nero una serva, e senza alcuna vergogna. Del resto la serva ha bisogno di lavorare anche lei e noi le diamo un’occupazione, seppure fittizia e sottopagata… l’abbiamo imparata bene la lezioncina, non è vero? Ma l’idea che si possa vivere soltanto di questo, dedicarsi al disbrigo delle faccende, e essere felici perché stiamo lottando contro gli acari, ecco, mi sembra un po’ esagerato e paradossale. Quelle pubblicità basate sull’orgasmo per una candeggiana profumata o un detersivo che rispetta il colore dei tuoi capi io le considero un vero esempio di degradazione umana, più porno di una fellatio in diretta, perché lì l’unica cosa veramente biodegradabile è la dignità. Le vieterei ai minori di anni 35, considerato che l’adolescenza, nel mondo occidentale e in particolare in Italia, finisce a quell’età – anche se poi, sempre più spesso, non inizia l’uomo o la donna adulta, ma solo il declino.

L’efficacia pedagogica del capitalismo è portentosa, la nostra mente svanisce e con lei la possibilità di recuperare qualcosa di diverso che ci metta sull’avviso. Chi si ricorda più che cosa scrive Simone de Beauvoir ne Il secondo sesso a proposito dei lavori domestici? Togliere la polvere o lavarsi i vestiti, secondo lei, presuppone un’attività senza fine, perché lo sporco ritorna e le faccende si vedono solo quando non sono state fatte. È un compito votato alla ripetizione ossessiva e allo scacco, un girare su sé stessi nell’assenza di un effettivo cambiamento, non apporta niente di nuovo, non riesce a superare quel che c’è con la produzione di qualcosa di non previsto. La casalinga ha solo la prospettiva di ritornare agli stessi obblighi, riassumibili nel togliere la sporcizia che riaffiorerà: è, ahinoi, una donna priva di trascendenza. Perché dovrebbe essere felice di pulire il bagno?

De Beauvoir spinge il ragionamento ancora più in profondità, e secondo me ci chiariaìsce qualcosa di veramente importante: quando la tua attività si limita, che so?, a spazzare un pavimento e quindi a curare il brillio delle mattonelle per specchiartici l’anima, finirai per assumere un atteggiamento manicheo. Non solo il mondo, per te, sarà diviso nettamente in bene (il pulito) e in male (lo sporco), ma soprattutto ti abituerai al pensiero che il bene si raggiunge soltanto con l’abolizione del male – e non con un movimento positivo, cioè creandolo. E creare il bene è qualcosa di più che togliere temporaneamente un male che ritornerà.   Quindi, la casalinga, sarà sempre alle prese con la distruzione, e anche se proverà piacere nell’eliminare la polvere fino all’ultimo granello, l’unica rigenerazione che si ripeterà all’infinito è appunto quella dello sporco. Non mi sembra una grande proposta politica, perché insieme agli aloni sui vetri e ai residui sui piatti si annienteranno le capacità di superare la propria condizione, di trascendersi. La tua gabbia di criceto rimarrà così com’è, non sarà possibile andare oltre quei piatti, quei pavimenti, quei vestiti e quelle lenzuola da lavare. Cucinerai, magari, una bella torta per i tuoi ospiti, che la gradiranno fino a leccarsi i baffi. Ma sei sicuro?, sei davvero sicura che ciò che sai fare si limiti a questo?

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