Il signor Itchek è un antimilitarista, però in contraddizione con sé stesso, perché i film di guerra gli piacciono eccome. Tra i pacifisti e i non violenti stima di più i secondi, per la loro forma di coerenza tra mezzi e fini, ma si sbaglierebbe a considerarlo un non violento, soprattutto per questioni caratteriali.
I pacifisti che odia di più sono quelli che sostengono di amare così tanto la pace che per difenderla ritengono necessario armarsi fino ai denti e, per ritrovarla, fare la guerra. Gli sembrano degli imbecilli radicali, e purtroppo sa che di questa specie se ne trovano sempre a mazzetti di dodici – così usava dire un suo amico per significare che gli imbecilli non sono una rarità. Per il signor Itchek la parola imbecille va intesa nel suo significato etimologico di “chi è senza bastone avendone invece bisogno”, dove il bastone può rappresentare molte cose.
Anche il fatto che lui sia un antimilitarista dipende da questioni caratteriali, perché al signor Itchek la disciplina imposta gli sta parecchio indigesta. Inoltre è convinto che tra i militari, chi fa carriera, sia selezionato non soltanto perché è un imbecille – questo è un requisito di base – ma anche, appunto, in quanto imbecille da salvare ed esaltare nella propria imbecillità con una selezione… mirata. La questione però rimane: perché al signor Itchek piacciono i film di guerra?
Lui si risponde così: è come domandare a uno il motivo per cui ama i fuochi d’artificio, che sono sì fatti con la polvere da sparo e scoppiano, ma se li guardi a distanza si risolvono in un fenomeno tanto spettacolare quanto innocuo. Certo, a volte qualcuno ci lascia la buccia oppure divampa un incendio devastante, ma la finalità dei fuochi d’artificio non è questa, è la meraviglia di luci colorate nel buio della notte, deflagrazioni sonore incluse.
Che il racconto di guerra sia tale lo sapeva già Omero, cosa rimarrebbe dell’Iliade senza quelle violente opere di macelleria? Dunque sarebbe assurdo sostenere che la guerra finta non piace, anche perché, come scrisse Eraclito, «Polemos è padre di tutte le cose, e di tutte è re; e gli uni ha rivelato come dèi, gli altri come uomini; gli uni ha fatto schiavi, gli altri liberi», dove il conflitto assume una dimensione universale.
Il signor Itchek è sicuro che perfino chi legge i libri di Gino Strada lo fa perché Gino, nel disprezzare la guerra, insieme la racconta, perfino quando uno se lo immagina nella sua professione, in mezzo al sangue, a ricucire e saturare ciò che la guerra ha smembrato. Se Gino Strada narrasse solo di un mondo pacificato, come di un ospedale senza gente da curare o completamente guarita, i suoi libri non li leggerebbe nessuno. E del resto è lo stesso dottore a definirsi un non pacifista, proprio perché fa la guerra alla guerra.
Tuttavia il signor Itchek è consapevole che fra la guerra e i film di guerra c’è una differenza non da poco, che si chiama realtà. Sono gli imbecilli dei militari che non hanno ben chiara questa distinzione, e lui pensa che molte teste di cazzo – quelle teste di cazzo che nei film vengono presentati come personaggi che dicono ogni tre per due “cazzo! mi hanno colpito! cazzo! non voglio morire, cazzo!” – che insomma queste teste semplici ammaestrate con poche parole vadano a fare la guerra come se fosse un gioco. Insomma, sempre in contraddizione con sé stesso, il carattere del signor Itchek sarebbe propenso a sparargli. Oppure, in maniera più contenuta, a procurarsi quel bastone che manca all’imbecille e menarglielo in testa.
Così, invece di andare a fare il militare per addestrarsi a colpire un bersaglio che gli indicava un comandante, cioè un imbecille selezionato, lui preferì il servizio civile. E questo sebbene i film di guerra gli piacessero un casino, e all’età di anni dieci avesse già adoperato con formidabile maestria il fucile, le pistole, le fionde, i sassi, le spade, le cerbottane ecc. Forse proprio per questo, perché poi uno smette di avere dieci anni, di giocare, e cresce. Però in vecchiaia il signor Itchek lotta ancora, preferibilmente contro la sua gatta che guarda caso si chiama Gina, ma anche e soprattutto contro gli imbecilli a mazzetti di dodici, selezionati e non. Come i veri guerrieri lotta anche contro la propria imbecillità, e cerca quei bastoni di cui abbisogna.