Il signor Itchek ha visto un film di uno che fa l’autotrasportatore in proprio nella Siberia desolata e smercia una wodka fasulla e per questo ha messo da parte un sacco di quattrini rovinando però la gente che ne beve a iosa un po’ perché laggiù è parecchio freddo un po’ perché quella regione non fa certo allegria e concilia invece gli stati di profonda depressione, e comunque chi lo conosce per quel che è diventato in parte lo disprezza ma a lui gliene frega fino a un certo punto, nonostante suo padre per esempio non gli rivolga più la parola, e così il camionista si mette in viaggio verso Kolyma con il suo camion scarburato e però gli succede che sul calar della notte fora e allora puttana la miseria scende in tutto quel gelo a cambiare la gomma ma il cric salta e gli rimane una mano sotto il cerchione e lui urla e si lamenta e si contorce per almeno una mezz’ora abbondante di film facendo tutte le espressioni facciali e le smorfie possibili e immaginabili perché l’attore è bravo, è solo nel buio e la mano là sotto si vede che si sta spappolando per il peso del camion che per giunta si spenge ed è un freddo cane e lui cerca di girarsi e muoversi ma la mano non esce e allora tac si tronca l’osso e si sente anche il rumore ma non basta perché l’osso rotto va bene ma è dentro l’astuccio della ciccia e quindi decide di mangiarsela a morsi come un lupo e lo spettatore si gode tutta la procedura mastica e sputa e poi finalmente si libera con un pezzo d’osso che spunta dal moncherino sanguinolento e anche se un po’ provato ce la fa a risalire in cabina ma il camion come abbiamo detto è spento, non c’è riscaldamento, gli tocca arrangiarsi con un fornellino scaldavivande e prima sembra che dorma ma poi decide di bruciare il camion forse per segnalare la sua presenza forse perché ha capito che quella sua vita mercificata era una vita da vera merda e all’albeggiare si mette in moto barcollando nella neve alta anche se all’orizzonte non si vede nulla ma nulla di nulla, e cammina e cammina e inquadrato dall’alto sembra una formichina nell’immenso bianco e il signor Itchek pensa che il regista abbia voluto significare il totale abbandono e la solitudine esistenziale dell’uomo finché l’inquadratura lo riprende mentre si sta avviando più morto che vivo verso un altro puntino mobile all’orizzonte, che forse potrebbe essere un auto o chissà cosa e insomma si indovina una qualche attività laggiù lontanissimo e il fil finisce proprio qui, non si sa se si salverà o meno, ma vedrai sì, perché all’inizio c’era stato detto che il film era tratto da fatti realmente accaduti e quindi quello che s’è staccato la mano a morsi avrà raccontato come ha fatto a staccarsela. Il film si intitola Black Snow anche se è quasi tutto bianco e il signor Itchek non si ricorda né il nome del regista, né quello dell’attore protagonista e nemmeno quello del personaggio principale perché con i nomi russi, dai romanzi dell’Ottocento, ha avuto sempre una qualche difficoltà di pronuncia e quindi di memorizzazione. E tuttavia consiglia questo film perché non ha capito bene la morale della storia e cioè come prima ipotesi se uno che è cattivo prima o poi la paga cara e anche se non muore ci perde perlomeno una mano e metà braccio, oppure, seconda ipotesi, che se sei tanto stronzo da staccarti a morsi anche una mano allora hai sempre una risorsa in più e ti puoi anche salvare, o, terza ipotesi, che in fondo che tu sia buono o cattivo quando è sfiga è sfiga e alla fine fori proprio nel momento più inopportuno e ti ritrovi a camminare in mezzo alla neve con un moncherino da cui penzola il troncone di un osso verso un puntino lontano che non sai nemmeno cosa sia o se ci arriverai. Secondo il signor Itchek il film merita, perché a lui queste opere cinematografiche che hanno come protagonista la desolazione umana e poi ti lasciano con un finale aperto paiono avvincenti.