Sulla Concordia e altro (12 maggio 2015)

Hanno trasportato il relitto della Concordia nel porto di Genova. Il signor Itchek guarda quell’ammasso rugginoso di acciaio tenuto a galla da giganteschi  cassoni. Dicono che sia un trionfo della tecnologia ingegneristica, qualcosa di mai intrapreso prima. Sarà anche vero, ma il signor Itchek detesta entusiasmarsi a comando.

            Molte persone hanno pagato per avere accesso a finestre e balconi in modo da seguire minuto per minuto la Concordia fin dalla sua prima apparizione all’orizzonte. Un evento. Alcuni partecipanti sono intervistati dai giornalisti e si divincolano in ragionamenti piuttosto ambigui: è bello ma è anche brutto, siamo contenti e insieme dispiaciuti, è una festa ma non bisogna dimenticare che ci sono di mezzo i morti – e poi non è stato ritrovato ancora il corpo del cameriere indiano… “Dobbiamo ritrovarlo costi quel che costi, il corpo, lo dobbiamo alla famiglia e a tutti noi”. Il signor Itchek non ci crede a tanta garbatezza. E piuttosto si domanda: “Qual è il senso di un paese di cinquemila abitanti che naviga in mezzo al mare?”. Dev’essere il fatto che lui non ama la crociera. E se il povero Russel Rebello se lo fossero mangiato i pesci?

            Ha visto anche una paio di foto di Schettino, “il comandante”, qualche sua breve intervista ai telegiornali. Gli sembra un individuo che incarna bene una tipologia di persone, di quelle che da qui in avanti chiamerai “facce da Schettino”. Occhiali scuri, capelli corvini imbrillantinati sull’abbronzatura, espressione non contaminata da alcun impegno riflessivo. Ma è troppo facile, perché ora, con Schettino, ce l’abbiamo tutti. È lui la causa causarum… naufragio, morti, disastro ambientale… non sono mica noccioline! Questo tipo qui ha cambiato il profilo dell’Isola del Giglio! Forse l’unica che ti vuole ancora bene è mammata… povero Schettino, l’inchino si è rivelato fin troppo profondo e spettacolare.

            Eppure, al signor Itchek, gli sembra un insulto chiamare comandante uno così. E non per la sua mancanza di eroismo o per quella vigliaccheria che desta imbarazzo, onta dell’intera nazione sotto gli occhi del mondo. Perché il poveretto, in realtà, come direbbe il Cettola di Albanese, “ha comandato una beata minchia!”. Lui è un piccolo ingranaggio del capitalismo che hanno messo alla guida di quel cosone galleggiante stracarico di vacanzieri che avevano pagato per essere serviti e riveriti per almeno una settimana. Gli hanno calzato perbene il cappello e “E vai comandate! falli divertire!”. Che colpa ne ha, il povero Schettino, se ha preso così sul serio il suo lavoro? Quando la nave si è incagliata sugli scogli sembra che abbia detto: “Ho fatto ‘no guaio…” e di certo avrà pensato “mi sa che sto ‘nguaiato veramente!”. Povero Schettino, la nave l’ha affondata lui… ma di sicuro non l’ha fatto apposta! Eppure, chi potrà mai perdonarlo? Sono terrificanti questi attimi di lucidità…

            E allora al signor Itchek gli torna in  mente un episodio altrettanto “mondo visivo” che con il naufragio della Concordia non c’entra assolutamente nulla, e che nella sua testaccia ben fatta dev’essere sbocciato quando cercava un sinonimo per “comandante” e ha trovato “pilota di una nave”: si tratta della morte di Ayrton Senna, più di venti anni fa, precisamente il primo maggio del novantaquattro. Accostamenti di tal fatta indignano, il signor Itchek lo sa bene, non sono discorsi che si possono andare a proporre alla gente. E allora perché tirare in ballo il pilota di Formula Uno Ayrton Senna, un eroe morto, insieme a Francesco Schettino, pilota di nave da crociera, vigliacco vivo in mezzo a tanti morti? Il signor Itchek prova a dare un senso alla sua intuizione. L’incidente di Senna, grazie alla telecamera montata sulla Williams, possiamo riviverlo come se fossimo lì, è diventato una sorta di videogioco. Basta andare a cercarlo su youtube. Ecco, siamo a bordo della macchina e ci avviciniamo al curvone del Tamburello: proprio qui Eyrton Senna avrebbe dovuto curvare a sinistra e la Williams invece sbanda a destra. Replay: Senna, il pilota, vuole curvare alla sua sinistra e la macchina gira a destra. Ora lo sappiamo, si è rotto il piantone dello sterzo, un incidente dovuto a una parte meccanica difettosa. Qualcuno adombrerà l’ipotesi che il piantone sia stato costruito così sottile per renderlo leggero e dunque più competitivo, non è proprio la Formula Uno il vero regno della competizione? Ma al signor Itchek non interessa, e se lo ripete per la terza volta: il più forte pilota del mondo, Senna, gira lo sterzo a sinistra – perché è di là che vuole andare per continuare a vivere – e la Williams, che avrebbe dovuto ubbidire ai suoi ordini, lo porta invece sulla destra, a schiantarsi contro il muretto e lì morire. La domanda, allora, anche in questo caso è questa: chi è il comandante? Il signor Itchek non ha dubbi, la risposta è senz’altro “la macchina”, quella grande macchina su cui il povero Ayrton Senna è salito da tempo – la grande macchina del capitalismo spettacolare. Sì, certo, gli spettatori di cotanto spettacolo piangono: piangono Senna, piangono i morti della Concordia e specialmente il corpo del cameriere che non si trova più, povero cameriere… piangono l’isola del Giglio deturpata e strapiena di turisti che sono venuti fin qua per farsi i selfie… con il colosso di acciaio, liquami e ruggine sullo sfondo. Prima ridono poi piangono, e infine c’è questo sforzo titanico di rimettere in piedi il relitto e farlo galleggiare fino a Genova cosicché si possa ancora una volta ridere. E infatti, a Genova, è venuto a fare spettacolo anche il giovanottino Renzi, che per prima cosa ha detto che non c’è niente di cui rallegrarsi e che questa non è una passerella, ma insomma, è qui a sgambettare anche lui. Le scarpe indossate dal simpatico Matteo sono come recita l’articolo 12 della Costituzione Italiana: tricolori, verde, bianco e rosso, cioè patriottiche. Questo è ciò che cicciobello vuole comunicare, pensa il signor Itchek, ma forse sarebbe meglio soffermarci su ciò che in realtà significa: la bandiera, e l’intera Costituzione, è ai suoi piedi. Però, in qualche modo, ha ragione quella stupida macchinetta verbale che è Matteo Renzi: non c’è dubbio, la Concordia è la grande metafora di questo paese Italia, che prima siamo tutti allegri in mezzo al mar e subito dopo ci ritroviamo ammassati come vacche in fila verso il mattatoio, perché noi volevamo divertirci e curvare a sinistra e invece ci siamo ritrovati rotolare sulla destra… – e poi arrivano gli ingegneri e il nostro genio fa cose mai viste, ché noi italiani siamo così, non è vero? nell’emergenza diamo tutto il meglio – e allora quest’ammasso di acciaio, liquami e ruggine si raddrizza, l’abbiamo rimessa su, è incredibile! galleggia! e con appena sei rimorchiatori la trasportiamo lemme lemme verso Genova, e speriamo che Dio ce la mandi buona. È l’Italia che funziona questa: uno spettacolo, il vero spettacolo del capitalismo che fare e disfare è tutto un fare, una macchina che si fortifica sulla distruzione senza riuscire a fare a meno di ricostruire quello che ha distrutto, ancora meglio per il peggio..

            Il signor Itchek invece un’idea sua ce l’aveva. Niente cassoni, niente smantellamento. Lui avrebbe fissato perbene il relitto agli scogli di punta Gabbinara, tappato le falle e dato una mano di vernice al cosone, però mantenendo l’effetto vintage. Poi avrebbe progettato un enorme centro commerciale con ristoranti e piscine, palestre, saune ecc. ecc. – insomma, più o meno quello che c’era già prima, come un vera opera di restyling, si dice così non è vero? E se la Concordia stava un po’ sulla ventitré che vuoi che sia… Alcuni piani li avrebbe però lasciati nature e allestiti come musei del macabro, e magari in qualcuno di essi, se tendevi bene l’orecchio, sentivi ancora le urla dei passeggeri e i respiri dei morti come uno strusciare di foglie secche… Finché una donna giurerebbe di aver visto il cameriere indiano, povero Russel Rebello, con la sua cravattina d’oro e la camicia linda sulla pelle olivastra da extracomunitario, che le veniva incontro sorridente e molto molto professionale: “Desidera un cocktail, signora?”.

N.B. Perché il signor Itchek non può non dirsi che il capitalismo è quella macchina spettacolare che si muove su una narrazione già codificata, e che l’unico modo di far affondare la Concordia è quella di costruirla, così come l’unico modo di costruire un’altra Concordia è quella di smantellarla. Quindi, perché no? sia lodato il comandate di una beata minchia Schettino così come il piantone difettoso quanto necessario della Williams di Ayrton Senna… (e ovviamente, a scanso di equivoci, il discorso è ironico).

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