Capitolo dell’antipatico romanziere

L’auto è bella quando piove.

Non è che scriva per esprimermi io. Ambirei a scrivere per le persone, in modo che dopo che abbiano letto quello che ho scritto per loro, intrisi delle mie parole come una spugna dell’acqua, si ritrovino un tantino meno stupide della media. Lo so, è una cosa che non dispone bene gli animi e che sarebbe meglio non confessare, ma io sono fatto così, credo in quello che scrivo, e sinceramente proverei vergogna se lo facessi soltanto per me, ad uso e consumo mio, in modo da soddisfare una necessità impellente, come la pipì.

Mi sembra tanto semplice: uno può anche cucinarsi una torta tutta per sé, mangiarla e leccarsi i baffi, ma lo definiresti un pasticciere costui? E poi io sono senz’altro più intelligente degli uomini e delle donne che ho avuto modo d’incontrare in vita mia, quindi che male c’è se vi migliorate frequentandomi? Sono il più intelligente di tutti? No, non ho detto questo, non parlo del genere umano in assoluto ma solo di chi ho incontrato – fai attenzione a quello che scrivo, non distrarti. Quindi puoi tranquillamente continuare a leggermi, io non so chi tu sia al di là del foglio, e siccome non ti conosco potresti rivelarti addirittura più intelligente di me. Se poi ti conosco, continua ugualmente a leggermi, la tua intelligenza salirà almeno di una tacca. (Di’ la verità, da come me la sono cavata nel discorso sembro davvero molto intelligente…).

Ho iniziato il mio racconto con una considerazione all’apparenza piuttosto banale, la riscrivo, L’auto è bella quando piove, che come tutte le frasi ben costruite è comunque ambigua. Che significa infatti? Che mentre piove l’auto è più comoda di una moto?, che invece, la moto, è bella con la bella stagione – la maestra qui ti direbbe, due ripetizioni nella stessa frase (moto e bella) è un po’ troppo, bambino mio. Significa che mentre piove stai meglio dentro l’auto che fuori? Oppure che generalmente non ti piace andare in auto, ma se piove è meglio che bagnarti, e che dunque con la pioggia, la tua auto, per la quale non hai un particolare “trasporto” – di’ la verità, questo trasporto è davvero un tocco di classe – che la tua auto, con la pioggia, da brutta diventa bella? Non te lo spiegherò mai cosa intendevo dire. E allora scelgo un altro incipit: Con i fari accesi l’auto consuma di più.  

Ecco, questa è una verità, non c’è alcun dubbio di sorta, possiamo sottoscriverla senza battere ciglio. Il problema è che la frase è meno bella della precedente, anche se non è banale come L’auto accesa consuma di più. Sfido io, commenterà il primo intelligentone di passaggio, se l’auto è spenta come fa a consumare? Eppure questo non è propriamente vero, perché anche un’auto non in moto consuma, o meglio, si consuma come qualsiasi altro ente in natura, si tratta del degrado entropico, lo stesso che prima o poi ti porterà naturalmente alla morte. Se non lo sai informati, non è che vivere da ignorante t’impedirà di morire.

Come vedi hai approfittato della mia generosità anche stavolta, ché infatti non ho scritto dell’entropia per esprimermi, io le leggi della termodinamica le conosco, mica ci guadagno qualcosa a parlarne, qui il beneficiario se tu. Ma fa niente, ritorniamo a L’auto è bella quando piove. Una frase così puoi definirla una considerazione, ma come ti ho fatto notare prima racchiude qualcosa di misterioso, o almeno di ambiguo. Potrebbe essere, che so?, l’inizio di un racconto o addirittura di un romanzo. Se fosse così L’auto è bella quando piove, indipendentemente dal suo significato intrinseco, racconterebbe già una storia. Chi è che fa questa considerazione? Potrebbe trattarsi del narratore, lui attacca come uno che dice Era una mattina molto fredda, che però dobbiamo convenire che è un incipit senza originalità. Oppure potremmo essere nella testa di un personaggio che ancora non si è presentato, che tra sé e sé fa questa asserzione riguardo all’auto e alla pioggia, o meglio ancora all’auto in relazione alla pioggia, anche se a ben vedere ancora non sappiamo se piove o no. Ma se io la virgolettassi e scrivessi “L’auto è bella quando piove.”, allora questo è un dialogo e il lettore ha tutto il diritto di aspettarsi che gli venga indicato chi sta parlando, e forse risolveremmo semplicemente così: “L’auto è bella quando piove”, disse Mario. E se Mario ha parlato, ammesso che non si tratti di una persona che presenti un qualche disturbo psicologico e parli da solo, allora ci dev’essere per forza qualcun altro o qualcun’altra che ascolta. Quindi potrei scrivere:

“L’auto è bella quando piove”, disse Mario.

“Ma oggi però non sta piovendo” rispose Agata (fai attenzione, la storia come vedi si è messa in moto, anche se l’auto è ferma, con i fari spenti e nonostante questo, tuttavia, “si” consuma e procede verso la morte entropica. Le cose sono sempre più complesse di come appaiono, non è vero?, o almeno per una persona che abbia un’intelligenza un pochino superiore alla media, quest’ultima, disgraziatamente, molto bassa). Ma perché Agata risponde in quel modo? È anche questa una verità?, come Con i fari accesi l’auto consuma di più? Già, potrebbe risultare possibile. Ma in fondo saremmo di fronte a un dialogo tra due coglioni, un po’ come questo:

“Un prato di margherite è bello” disse Mario

“Già, ma questo non è un prato di margherite”, rispose Agata.

Secondo me Agata non è felice. A lei non gliene importa nulla né dell’auto né se piove. Lei ce l’ha con Mario. Perché tiene a dirgli: “Sarà bella per te, questa situazione… A me non m’incanti col discorso della pioggia. Io mi sto annoiando a morte già da troppo tempo, e lo sai cosa ti dico? Tra noi è finita, Mario”. Non credere che stia esagerando, la gente comunica così, apparentemente va tutto bene, il dialogo sembra svilupparsi con una banalità innocua, ma in realtà loro due si odiano. Io lo so, perché ho scritto diversi racconti e proprio i dialoghi sono un mio punto di forza, a me quando due parlano difficilmente possono nascondermi qualcosa. Mica sono come te, che a malapena sai leggere e in più non stai nemmeno attento. Pronto!, ci sei ancora? O stai armeggiando con lo smartphone?

Dicevamo di Agata e Mario, che ormai sono entrati in questa storia e bisognerà sviluppare il loro rapporto. E anche qui è indispensabile fare attenzione a ogni parola, però, perché scrivere rapporto non è la stessa cosa che scrivere relazione. Sono stato giovane in un periodo dove la parola rapporto veniva naturale, specialmente nell’enunciato “Dobbiamo analizzare il nostro rapporto”. Ovviamente parlo di due che un rapporto ce l’hanno, per esempio di tipo sessuale. Ma oggi dire rapporto appare quasi sconveniente, si preferisce relazione, anche se mi ricordo che da giovane, fra tutta la gente che aveva dei rapporti, dire che uno aveva invece una relazione significava che lui nascondeva un rapporto illecito fuori dal rapporto lecito. (Magari per te che non capisci subito al volo il ragionamento che ho portato avanti risulterà un tantino difficile e ti toccherà rileggerlo, e comunque non darti pena perché si tratta solo di una costatazione socio-culturale e ha poco a che vedere con la storia di Mario e Agata…)

O forse, invece, sì. Magari Agata è triste e ha risposto con stizza a Mario proprio perché lei voleva una relazione e Mario invece pensava al rapporto (sessuale). E allora lei è davvero stanca e annoiata e alla fine se n’è uscita con quella risposta crudele “Ma oggi però non sta piovendo”, ma in realtà voleva dirgli “Se mi fosse bastato uno che mi scopava mi sarei sicuramente scelto qualcuno che scopa meglio di te, e ti assicuro che ci voleva poco…” Anche tu però puoi capire che questo ragionamento, sebbene logico, è molto lungo e non andrebbe sicuramente bene per un dialogo romanzesco come quello che ormai è nato tra Mario e Agata. Dunque cerchiamo di procedere e abbandoniamo per adesso il dialogo per dedicarci al contesto, cioè proviamo a descrivere l’ambientazione che fa da sfondo al rapporto o alla relazione, secondo i punti di vista, tra Agata e Mario. Lo so che non ci hai mai pensato, ma le parole, se non le inserisci in un contesto, generalmente significano tutto e nulla. Qui possiamo davvero imboccare diverse strade (parlo in senso metaforico delle possibilità narrative, ok? Pronto! Ci sei arrivato fin qui?)

Proviamone una:

“L’auto è bella quando piove”, disse Mario.

“Ma oggi però non sta piovendo”, rispose Agata. E non appena ebbe terminata la frase, qualcuno bussò alla porta della camera dell’hotel.

“Sì?” fece istintivamente Mario.

“La cena…” si udì la voce ovattata del cameriere nell’ingresso.

“Un attimo…” dissero i due quasi contemporaneamente. Perché, nonostante fossero in piedi l’uno di fronte all’altra, si accorsero solo ora di avere addosso a malapena le mutande.

Ecco, questa è già una storia con un suo indirizzo, che apre a diverse prospettive narrative. I due, Agata e Mario, sono amanti? Oppure marito e moglie, in ferie, in una amena località marina, o anche montana? Si erano forse incontrati soltanto il giorno prima?, e lui era lì per un viaggio di lavoro e lei una del posto, una barista che “tra mezz’ora stacco”, come succede in centinaia e centinaia di film?  Due così cenano in camera? Potrebbe anche essere… Ma io non ho alcuna curiosità per ipotesi come queste, quindi se volevi una delle storie insulse che leggi di solito hai sbagliato libro, e in questo caso ti posso assicurare che senz’altro non sei più intelligente di me. A me incuriosisce invece un’altra cosa. Come fa a venire in testa, a uno che sta in piedi in mutande di fronte a una donna in mutande in una stanza d’albergo dopo aver ordinato anche la cena una frase del genere?, “L’auto è bella quando piove”. Così, il mio, è piuttosto un desiderio di sapere retrospettivo, che non si sviluppa in avanti, ma verso il passato, e allora dovrò far scorrere il tempo all’indietro fino a ricostruire una vicenda che mi porti a quel punto precisò, lì, nella stanza d’albergo insieme a Agata e Mario, che sono in mutande. E il cameriere ha appena bussato e si sta raffreddando la cena.

Altri articoli