CARTA QUARTA: DOPO ‘L PAPERO, LO LUPO
“E la storia del lupo, fratello Leone, come andò? È vero che Francesco l’ammansì?”
“Se vogliamo dirlo… va bene, diciamo pure che l’ammansì.”
“E come lo convinse per farlo diventare buono? Che cosa gli disse?”
“Non gli disse nulla.”
“Nel senso che gli fu sufficiente guardarlo negli occhi, al santo?”
“No, ci volle una bella bastonata, ma precisa, tra capo e collo. Francesco, a guardarlo, ti sembrava piccino – la verità? Era una mezza sega… -, se però s’incazzava, gli veniva una forza che altro che lupo! Sentite che vi dico: nemmeno un orso l’avrebbe scampata con Cesco!”
“E il lupo lo aveva fatto arrabbiare?”
“Di brutto… La storia è presto detta. Si sa, no?, come sono li lupi? Stanno nei boschi e pensano di poter comportarsi come cazzo gli pare a loro…”
“Quindi anche il lupo di Gubbio…”
“Ma quale Gubbio, Gubbio non c’entra nulla. Quello di Francesco era lo lupo di Cappuccetto Rosso.”
“Cappuccetto Rosso?”
“Certus! Il problema è che quella volta il lupo sbagliò, diciamo così, cliente… O non andò a importunare Chiara?”
“Santa Chiara?”
“Già, proprio lei. Stava venendo alla Porziuncola con il portavivande dove teneva il pranzo in caldo, passa dal bosco, ecco che arriva il lupo. ‘Buon giorno, Cappuccetto Rosso’, fa lui. E lei: ‘Ma che sei un po’ rintronato? Dove lo vedi il cappuccio, scusa?’
“Beh, disse il lupo, una non è mica obbligata a indossarlo sempre… specialmente se ha dei bei boccoli biondi come i tuoi, Cappuccetto…”
“Sì, sei proprio rintronato, lupo. Io sono Chiara, e ora non mi far perdere tempo che sennò si ghiaccia tutto.”
“Allora non vai dalla nonna?, bella bambina?”
“Senti lupo, ti consiglio ti toglierti da tre passi, non credo proprio che tu sappia con chi stai parlando…”
“Certo che lo so, con una bella… “ – e qui il lupo disse una sconcezza tale che non riporto per decenza – e poi continuò con lo stesso tono, “Fammi un po’ vedere cos’è che c’hai lì sotto il grembiule…”
E allora Chiara, ‘Te la sei proprio voluta, lupo. Francescooooooo…”
“Eccomi!” – Francesco stava già lì, perché ve l’ho detto, a vederlo pareva mingherlino, ma non era soltanto forte, con quelle gambette steccolute correva a una velocità tale che aveva del miracoloso…
“Che succede?” chiese il santo.
“Questo lupo mi ha fatto una proposta oscena!” disse la santa senza mezzi termini.
Ecco, qui Francesco perse davvero il lume degli occhi, perché va bene tutto, ma a lui non gli toccare la sua Chiara, che sennò! Lo lupo però non capì, insisté, non si era ancora accorto che quella volta aveva sbagliato novella. E mentre a Cesco stava già montando l’incazzatura, l’incosciente ebbe il coraggio di dire: ‘E tu chi saresti, sgorbio?’ Il santo allora gli rifilò una bastonata tale che la botta la sentirono da Assisi centro!
“Benedetta miseria, e il lupo?”
“Lì per lì pareva morto. Ma poi, piano piano, si riprese…”
“Ed era ammansito?”
“Se vogliamo dir così, diciamolo pure… sì, ammansito… ma non è il termine giusto.”
“No?”
“No, perché da quella volta rimase scemo, il lupo… Cioè, non c’era più con la testa, mi spiego? Cominciò a rincorrere le farfalle, si metteva le ghirlande di fiori al collo e intorno alla coda, faceva le fusa come i gatti, fumava anche gli spinelli… A vederlo nel bosco pareva… come si chiamano quelli?, gli ippi, sì… La gente disse che era ammansito, ma in realtà diventò tocco.”
“Toccato da Dio?”
“Sì, diciamo così… Comunque, tranquilli, ogni cosa si risolse per il meglio. Francesco gli fece passare una visita da uno specialista, gli dettero l’invalidità al 75% e la pensione… Insomma, ha vissuto una bella vita anche lui.”
“E allora, quell’altra storia di Cappuccetto Rosso e della nonna, del cacciatore che l’ammazza?”
“Ma sentili… ma fratelli miei, siete davvero così ingenui? Vi bevete tutto, vi bevete! Mica è una storia vera, quella…”
(prosegue)