I migliori degli altri

“Vi è pur sempre qualcuno, di indole migliore degli altri, che sente il peso del giogo e non può fare a meno di scuoterlo , non riuscendo ad abituarsi alla servitù.” È una breve citazione dal Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie , un testo che per la sua importanza dovrebbe essere trascritto integralmente, e qualcuno lo ha già fatto – ma questa è un’altra storia.

Nessuno che conosca il Discorso ignora che Étienne de La Boétie è stato il più grande amico di Michel de Montaigne, e magari ne pronuncia il nome alla francese, <labuesì> . Invece la “t” rimane dura e si dice correttamente <labuetì>, come nell’antico dialetto di Sarlat, città del Sudovest della Francia, dove Étienne nacque nel 1530.

Lo scandalo del Discorso deriva dalla sua testi centrale: il popolo è volontariamente servo del potere, “Decidete una volta per tutte di non servire più, e sarete liberi”, basterebbe dunque desiderarlo, ma i servi – cioè la stragrande maggioranza degli uomini – non lo desidera affatto. Gli uomini, sostiene il giovane filosofo, sono infatti peggiori degli animali, perché basta che li si educhi all’ubbidienza – cioè li si ammaestri – e non si ribelleranno mai più, scordando perfino quel seme naturale di vera umanità che è nato con loro.

Non sono partito, però, dalla “plebaglia”, ma dai felici pochi. Quelli di “indole migliore”, i “nati meglio degli altri” (questa è un’altra traduzione), coloro per i quali il giogo è insopportabile, e appunto lo scuotono quasi per istinto, o per “diritto naturale”.  Voglio mettere in risalto cos’è che fa di questi pochi quel che sono. Citazione: “Sono proprio persone come queste che, avendo un chiaro intendimento e una mente lungimirante, non si accontentano come la plebaglia di ciò che hanno sotto gli occhi, ma prestano attenzione al passato e al futuro; si rifanno a quanto avvenuto in passato per valutare il presente e giudicare il futuro.”

Quindi, ricapitolando: i servi vivono e si accontentano del presente, del contesto in cui si trovano e che gli viene messo sotto gli occhi; gli altri, coloro che hanno conservato una capacità di ribellione, ricordano le cose passate – la storia – per trovare la misura delle cose che vivono nel presente e guardare, giudicando, al loro futuro.  Étienne de La Boétie continua: “Si tratta di individui che, avendo per natura uno spirito acuto, l’hanno ulteriormente affinato con lo studio e il sapere.” E poi: “Anche se la libertà fosse del tutto perduta e scomparisse dalla faccia della terra, costoro riuscirebbero a immaginarsela, la rivivrebbero nel loro spirito e saprebbero assaporarla; la servitù non è di loro gusto, qualunque cosa si faccia per mascherarla.”

Mi sembra scandalosamente chiaro: chi vive soltanto nel presente è peggio di una bestia, per lui ciò che gli hanno messo intorno è la sola natura delle cose – è stato sempre così e sempre sarà così. La dignità umana si può invece riguadagnare attraverso il ricordo del passato, cioè lo studio della storia, che affina un’indole naturale già predisposta; ed è soltanto con questo processo che sarà possibile immaginarsi il futuro, andando incontro alla sua diversità – e dunque ribellandosi allo stato di cose presente. Infatti il filosofo, che forse quando scrisse il saggio aveva appena vent’anni, insiste sull’elogio della cultura: “Il Grande Turco (la personificazione del potere) ha capito bene che più di ogni altra cosa sono i libri e il sapere a dare agli uomini la capacità di prendere coscienza di sé e a suscitare l’odio per la tirannide.”

Ecco, a me interessa questo. Sicuramente faccio parte della plebaglia anch’io, ma cerco di sforzarmi di essere indocile almeno come le bestie e non peggio di loro, cioè servo o addirittura tanto schiavo da farmi bastare il presente. E se devo prendere ad esempio qualcuno lo vado a cercare tra questi pochi che scuotono il giogo, insieme ai libri e allo studio, anche se la mia mente non è particolarmente lungimirante o il mio spirito acuto. Così consiglio il Discorso sulla servitù volontaria a tutte le bestie come me. E soprattutto invito a prendersi come esempio una persona seria, anche se ha appena vent’anni come Étienne de La Boétie.

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