“Maestro Giordano Ratto Bruno, buonasera.”
“’sera.”
“Siamo lieti di averla finalmente ospite nella nostra trasmissione che fin dalla prima puntata si è proposta di dar voce a quegli artisti di nicchia…”
“Di nicchia o di minchia?, quel tipo che mi ha preceduto io lo considero piuttosto un poeta di minchia…”
“Eh maestro, lei ci vuol scandalizzare… Il suo sarcasmo è notorio, il maestro Giordano ha sempre voglia di scherzare…”
“Dice?”
“Vorrei iniziare… proprio dall’inizio! Il nostro pubblico ricorderà senz’altro il suo esordio, diciamo così, in presa diretta… Nel libro di Luca Nardini, La storia di Bobi, c’è un capitolo interamente dedicato a lei, con una prima silloge della sua opera. Lei vi recita le sue poesie…”
“Già.”
“Vuol raccontarci come è nata questa collaborazione? Conosceva forse Bobi? O addirittura Bob?”
“Macché! Ma cosa dice?, quelli sono personaggi d’invenzione, personaggi del romanzo… Sono stato ingaggiato direttamente da Nardini.”
“Ah sì? Dunque conosce bene l’autore?”
“No, affatto. Mi ha mandato una proposta economica, e siccome mi avanzavano delle poesie che avevo scritto quasi per scherzo, gliel’ho vendute. A dirla tutta, credo di aver fatto proprio un ottimo affare. Poi ho avuto un lauto cachet anche per quella comparsata…”
“Fuori dalla sua tana, di notte, con Lampo e Bobi, una scena memorabile…”
“Tana? Non crederà per davvero che io abiti in mezzo al granturco?”
“No? Non era casa sua quella?”
“Ma dice per scherzo?”
“E qual è la sua residenza vera?”
“Sa, noi poeti ne abbiamo più d’una… siamo molto discreti. Io generalmente sono ospite di amici, cerco di stare lontano dalla folla. Vuole che le faccia un esempio?”
“Certo, immagino che i nostri telespettatori staranno morendo dalla curiosità…”
“Be’, io mi sposto, per così dire, contro stagione. Quest’anno ho svernato dagli amici di Castel Sonnino, ma verso giugno la situazione diventa davvero invivibile… troppa gente a prendere il sole, mi rovinano la vista della scogliera. Allora migro verso l’interno… vado in uno dei castelli della Loira, oppure in Danimarca…”
“Fuori dall’Italia, dunque? Ci stupisce Maestro…”
“Sì? E perché?”
“Perché alcune delle sue poesie sono ambientate a Caletta di Rosignano…”
“Ma via!, ma lei crede davvero a qualsiasi cosa… gliel’ho detto, erano poesie avanzate, scritte così, per sciogliere il braccio…”
“E Maria allora?”
“Maria? Quale Maria?”
“Maria la sua musa poetica…”
“Ah, Maria quella… cioè quelle delle poesie di Rosignano… ora ho capito.”
“Perché? Quante Marie ci sono, scusi?”
“Be’, mi sa che lei non abbia proprio dimestichezza con tali questioni. Le farò un altro esempio, porga attenzione. Da bambino seguivo una serie televisiva per ragazzi, che forse anche lei qualche volta avrà sentito, almeno me l’auguro… Le avventure di Rin Tin Tin…
“Certo!, il cane Rin Tin Tin! Per i telespettatori più giovani mi limiterò a dire che la serie aveva come ambientazione il Far West, in particolare era la storia di un reparto della cavalleria nordista di stanza a Forte Apache…”
“Bravo… E c’era anche il bambino, quello scemotto lentigginoso, ricorda?, che si chiamava Rusty… – ma lasciamo perdere Rusty. Lei ha detto il cane… e Rin Tin Tin infatti era il cane lupo protagonista, e ne faceva davvero di tutti i colori… saltava di qua, correva di là, salvava questo e quello, azzannava un indiano cattivo ecc. ecc. Ma Rin Tin Tin, il pastore tedesco, erano almeno quattro o cinque cani diversi, che essendo della stessa razza si assomigliavano tutti. Si stupisce?, non lo sapeva?”
“Io? sinceramente no.”
“E invece sì. Ecco, con le Marie è lo stesso che con i Rin Tin Tin, ha capito ora? Vuole chiamarla musa? Libero di farlo… sempre però tenendo conto che sono Marie diverse, o se vuole, diverse Marie.”
“Quindi vuol dirci che la sua poesia non ha una relazione stabile?”
“Relazione? Non ho capito la domanda.”
“Insomma, non c’è una Maria sola, per la quale scrive i suoi versi…”
“Perché?, lei crede che noi poeti inviamo le nostre poesie come se fossero lettere con l’indirizzo? E poi magari ci mettiamo pure il francobollo! Ma non mi faccia ridere…”
“Ma così deluderà molti telespettatori, lo sa Maestro?”
“Be’, se sono così cazzoni da credere a Maria… che vuole che me ne freghi, a me.”
“Come?, la sua apparizione ne La storia di Bobi ha avuto un seguito eccezionale… e lei li ripaga così, i suoi ammiratori?”
“Non insista, quelle poesie le ho vendute a Nardini proprio perché non sapevo di cosa farmene… le ho vendute e dunque non mi riguardano più, chi se ne frega anche di loro.”
“Lei allora ripudia La storia di Bobi?”
“Ripudiare? Non lo so, io non l’ho mica letto il libro. Ma che vuole che mi metta a leggere i romanzi? E per giunta una storia che parla di cani, rospi, chiocciole… ambientata a Caletta di Rosignano! Ma per chi mi ha preso?”
“Bene, calmiamoci… e cerchiamo di chiudere questa intervista.”
“Io sono calmissimo. È lei che tira in ballo tane e Marie e poi non è nemmeno adeguatamente preparato sui Rin Tin Tin… Se lo sapevo non lo prendevo mica l’aereo per venire qui stasera, in questa trasmissione di poeti di nicchia, come li chiama lei.”
“Bene, Maestro Giordano Ratto Bruno, un’ultima domanda: a quando una sua pubblicazione?”
“Le dirò, ci ho pensato. Le case editrici…”
“Difficile trovare spazio per pubblicare una raccolta di poesie, eh?”
“Che fa? M’interrompe? Dicevo: le case editrici… sì, sto valutando le loro proposte, ma non so se prima mi convenga uscire con una raccolta in Italia, oppure contemporaneamente in Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, Cina e Giappone… dovrò pensarci. E poi non ho ancora deciso il numero di componimenti… forse sei, o forse otto, che con la copertina sarebbe un libro di dieci pagine in tutto, scritto grosso.”
“Il titolo?”
“Appunto, anche quello è da definire. Se le poesie sono in numero di sei il titolo sarà: Giordano Ratto Bruno, Sei poesie. Se invece saranno otto…”
“… Giordano Ratto Bruno, Otto poesie…”
“Bravo!”
“Versi liberi, immagino.”
“Immagina male, liberi non esiste nel mio vocabolario. Endecasillabi! Rigorosamente!”
“Grazie Maestro…”
“Che ore sono?, non è arrivato ancora l’elicottero?”