Una nuova giornata

La scesa della costa rocciosa comincia a essere piuttosto impegnativa per uno della sua età. Gli viene in mente una considerazione strampalata: suo padre, a sessantadue anni, sarebbe già morto da tre e suo fratello addirittura da dieci. Pensa al modo più appropriato per dire questa cosa e trova una formulazione del discorso che perlomeno non è assurda: lui, per ora, ha vissuto tre anni più di suo padre e dieci più di suo fratello. La proposizione ha una sua correttezza perché nasce dal confronto di tre vite, facendo del tempo una componente oggettiva – e qui ci sarebbe da discutere –, ma perlomeno non confronta il tempo della vita con quello della morte, che sì, decisamente è una maniera di ragionare assurda. Che significa infatti sarebbe già morto da tre o da dieci anni? Nulla, proprio nulla.

L’auto procede spedita verso la destinazione, guarda lo smartphone applicato al cruscotto che funziona da tom tom soprattutto per segnalare gli autovelox – poi servirà per qualche fotografia o magari da telefono. L’orario di arrivo previsto le cinque e zero cinque, dunque la fermata per la pasta e il caffè una decina di minuti prima. Il bar è quello solito, al distributore. Più tardi sarà ancora buio quando posteggerà l’auto per scendere a mare, la torcia è comunque al suo posto nella tasca della borsa, insieme alla lampadina frontale. Non deve dimenticarsi il pan carré da esca, la confezione è libera nel bagagliaio, con il secchio. Riepilogare il necessario prima di scendere la scogliera gli fa compagnia, il vecchio cd con i pezzi da internet lo ha stufato. Una volta si scordò la sacca dei bigattini appesi all’esterno allo specchietto e la giornata ebbe un inizio decisamente irritante.

Non c’è nessuno, almeno di pescatori. Quell’auto con gli asciugamani a coprire i vetri ha l’aria di essere l’hotel più che economico di una giovane coppia in vacanza, che cerca un po’ d’intimità. Gli spiacerebbe spaventarli, scarica subito le canne per fargli capire che è soltanto uno che si è alzato all’alba per qualche pesciolino, il coglione. Vorrebbe dirgli chiedo scusa, lo so che disturbo, ma vedete?, me ne sto andando in fretta. Mentre imbocca il viottolo gli tornano in mente i suoi primi viaggi in auto d’estate, oppure quando era ancora un ragazzo, sedici anni, il sacco a pelo e via, dormire sulla spiaggia, in pineta, una volta in un parco della città di mare. In verità poche occasioni, ma proprio per questo ancora più preziose. Sono episodi imprigionati nell’ambra, sempre lì a disposizione quando si è trattato di raccontarsi agli altri, per ripetere ancora una volta che sì, allora le cose erano diverse, ora li chiamano gli anni di piombo per inculcarti la loro cupezza ma in realtà ci si poteva fidare, dormivi all’aperto, il tuo problema non erano gli altri come te, o meglio o peggio di te, era invece la polizia, i carabinieri. Immagina che i due ragazzi nell’auto non capirebbero. Ma cosa ha fatto veramente lui, nella sua vita, per farsi capire?

C’è già un problema, la luce sulla fronte funziona poco, batterie esauste. Dunque dovrà attraversare gli scogli mentre stringe la torcia per non lasciarla cadere, ancora più difficile. Ha un ginocchio malandato, farà molta attenzione. L’esperienza però serve a qualcosa, se non hai la forza interviene la tecnica, un passo dopo l’altro con meticolosità, senza fretta. Scende poggiando sul sedere come un bambino piccino, prima sposta la borsa e le canne, poi trova un appiglio sicuro, si cala, recupera la borsa e le canne e le sposta più in basso. Potresti trovare qualcosa di più comodo, si dice, per esempio la spiaggia o addirittura un moletto, ti porti anche una sedia, magari il cuscino – con tutte le tue cosine a posto, apri la cassettina dello sgabello del pescatore ed è splendido, ordinato e a portata di mano, un vero professionista dell’hobby. No, non potrebbe, sorride fra sé, quel tipo di persone le ha sempre detestate, e non solo nella pesca. Ma poi si ripete ancora la stessa domanda: che cosa hai fatto davvero nella tua vita per fargli capire che li detestavi?

È sul mare. Risalire non sarà semplice, ma almeno potrà farlo alla luce del sole – e che sole! la giornata si annuncia caldissima. Il mare è abbastanza calmo, l’onda frange appena – meglio per destreggiarsi in bilico con la canna, peggio per la possibilità di prendere pesci. Ma ora che ha iniziato a montare la semplice attrezzatura, lasciamolo pescare fino a quando il sole non spunterà da dietro le spalle e non appena sarà più alto, indipendentemente dalle prede, riordinerà sommariamente e si preparerà per riarrampicarsi su. Una volta in cima avrà il fiatone, ma il ginocchio fortunatamente ha retto. Si fermerà a riposarsi sotto un ammasso vegetativo di cui, ovviamente, con conosce il nome, perché gli alberi per lui sono semplicemente alberi e le piante piante, quel mondo non lo ha mai interessato e dunque la sua ignoranza su di esso è addirittura imbarazzante. Lo scorso anno, mentre era pressappoco nel medesimo posto a tirare il fiato e sudare – e decisamente non doveva essere un bello spettacolo -, una fanciulla in costume da bagno gli si avvicinò e gli chiese se avesse bisogno di aiuto. No, la ringrazio, fu la risposta, e sfoderò il sorriso più gentile che in quel momento riusciva a mettere insieme sulla sua faccia sfatta dalla stanchezza, ma si sentì umiliato. Chissà se la ragazza se ne accorse. L’uomo ha un fondo di stupidità abissale che non migliora certo con il tempo.

È di nuovo all’auto, che spalanca sportelli e portiera perché la vampa del bollore più intenso si disperda. Carica la borsa, le canne e il secchio, beve di nuovo e posa la bottiglia sul sedile di fianco. Guarda il coprisedile a perline di legno, uno solo al posto di guida, e gli sembra qualcosa di triste e di vuoto. Incastra lo smartphone sul cruscotto, la app di navigazione la imposta su “casa”. Fa manovra, dallo specchietto si accorge dell’arrivo di un gruppo di bagnanti, carichi di borse termiche e ombrellone. È l’inizio di una nuova giornata.

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