Nodi marinari

Anche questo dialogo fra nonno e nipote fa parte della raccolta “In mare”, e in effetti è la sua collocazione giusta, perché il nonno è un polpo e il nipote un moscardino, siamo dunque in tema. Dal punto di vista didattico si tratta di un esempio di trasmissione di competenze attraverso la metodologia della conoscenza operativa; dal punto di vista delle specie animali il polpo si differenza dal moscardino perché lungo i tentacoli ha due file di ventose, mentre il moscardino una soltanto. Le precedente nozioni non aggiungono nulla di sostanziale al senso della storia.

«Guarda, si fa così…»

Il polpo, dotato di un’intelligenza ragguardevole pari soltanto alla sua abilità manuale, teneva uno spago di circa mezzo metro disteso di fronte al moscardino, e iniziava a muoversi come in una danza, per insegnargli il nodo.

«Prima si fa la tana» – dallo spago aveva ricavato un cerchietto – «poi il serpentello esce dalla tana» – ecco un capo che sbucava fuori – «Gira intorno all’alberello… così, e poi rientra nella tana. Tiri, ed è fatto. Capito?»

«Non proprio» disse il moscardino.

«Allora, ripetiamo, ma questa volta stai più attento. Lo vedi questo?»

«Sì…» rispose il moscardino un po’ titubante.

«Questo è il? Il ser…?»

«Serpente!»

«Serpente… esagerato! Non è mica una cima questa… è una sagola…»

«Una che?»

«Una sagola… non dirmi che non sai che cos’è una sagola… Ma non ti hanno insegnato proprio nulla a scuola?»

«Dici sulle corde, nonno?»

«Corde, spaghi… tutta roba da terraferma nini. Qui siamo in marina, porcaccia la miseria! E in marina ci sono le sagole, le cime, le gomene… altro che corde!»

«E vabbè, nonno, e che ci posso fare io se non me l’hanno insegnato?»

«Non do mica la colpa a te, sai? La colpa è di chi ti ha voluto mandare alla scuola statale… come se non si sapesse chi c’insegna, in quei rifugium peccatorum!» il vecchio polpo era un convinto sostenitore dei Savoia, e considerava le scuole della repubblica un insulto alla cultura. Senza considerare l’astio che riemergeva contro il figlio, padre del moscardino, e che quest’ultimo non poté fare a meno di percepire ancora una volta.

«Ma torniamo a noi, Bruno» il moscardino si chiamava Bruno. «Questo dunque non è un serpente, perché non è così spesso come una cima, perché in realtà è una sagola, fine, e allora è più appropriato chiamarla serpentello, va bene?» il vecchio ci teneva molto alla precisione. «Dunque è un?»

«Serpentello nonno, ho capito…» rispose il moscardino che aveva spesso l’idea che nonno Umberto lo considerasse un po’ scemo.

«Repetita juvant!» esclamò il polpo. «E quando non ti risulta chiaro, si chiede nuovamente senza vergogna!» ci tenne a precisare, propugnatore qual era di una pedagogia tradizionalista. «Dunque, poni attenzione: si fa la tana, quest’asola qui» – riecco il cerchietto – «e il serpentello… esce dalla tana. Vedi?» – un capo spuntava ora dall’asola – «E poi il serpentello… gira intorno all’alberello. Ricorda bene Bruno, serpentello-alberello… capito?»

«Sì, nonno… ello ello…» era proprio vero, lo considerava scemo.

«E girato intorno all’alberello… il serpentello rientra nella tana. Tiri, ed è fatto. Chiaro Bruno?»

«Sì nonno, ho capito»

«Sicuro? Perché sennò te lo rispiego ancora una volta»

«Tranquillo nonno, ho capito» Bruno non vedeva l’ora di ritornare a casa, accidenti a lui e tutti i nodi marinari. «Vuoi che te lo rifaccia io?» osò domandare al nonno.

            «Eh no, troppo facile così. Lo hai visto ora, sfido io. Vai a casa, ci pensi, te lo fissi bene in testa e domani ritorni e mi fai vedere come si fa…»

            Cazzo… pensò Bruno, anche domani… «E codesta? La posso prendere?»

            «Dici la sagola?»

            «Sì, lei… la porto a casa, la sa-go-la, così mi ci alleno…»

            «Ti eserciti, casomai» volle puntualizzare il nonno «Stiamo imparando i nodi noi, mica tiriamo pedate a un pallone! E comunque no, niente sagola, la sagola la tengo io… Tu è importante che ripensi ai movimenti che ti ho mostrato, che li memorizzi alla perfezione… sennò fare e disfare è tutto un fare… e non è che uno con i nodi deve procedere a casaccio» Certo, era proprio un rompicoglioni suo nonno, non poté fare a meno di pensare Bruno. Per quanto in fondo gli volesse un gran bene.

            «Però non ti ho ancora detto la cosa più importante…» aggiunse il vecchio. Ecco, ora ci facciamo notte.

            «Te lo ricordi come si chiama questo nodo, Bruno?»

            «Gassa, si chiama gassa nonno, lo so»

            «Eh già, bravo Bruno!» il nonno glielo aveva ripetuto una ventina di volte che si chiamava gassa. «Ma lo sai qual è il suo nome completo?» questo non glielo aveva mai detto.

            «No, nonno, non lo so…»

            «Appunto. Noi marinai, questo nodo, lo chiamiamo gassa d’amante. E lo sai perché?»

            «No nonno, non lo so…»

            «Perché la gassa è un nodo saldissimo, uno dei più saldi. Ma è un cappio che va saldandosi senza stringere, senza strangolare. Proprio come dev’essere un amore perfetto… Hai capito Bruno? Saldo, ma senza impiccarsi…»

            «Bello nonno, davvero bello… non me lo avevi mai detto questo…»

            «Già. E comunque non è finita qui. Noi marinai la gassa d’amante l’amiamo più d’ogni altro nodo. Ma scommetto che tu non lo sai il perché…»

«Perché avete molte amanti?» sorrise il giovane moscardino, con un’aria che voleva essere saputa.

«Sì, anche quello… Ma non è la cosa più importante»

Ora Bruno si era davvero incuriosito. «E allora perché?» domandò al nonno.

«Perché la gassa d’amante è l’unico nodo che puoi fare con una mano sola!» e gli tirò una pacca sulla spalla, al nipote, come usa tra commilitoni. “Una mano sola, capito?”

Il nipote guardò il nonno, con una qualche delusione e stupore insieme… ma poi disse lo stesso «Bello…», anche se privo di entusiasmo.

«Ora vai a casa Bruno, che magari i tuoi ti aspettano già da un pezzo…»

«Sì nonno, vado…» e il moscardino lo salutò e si diresse finalmente verso casa. Il vecchio polpo guardò a lungo il nipote mentre si perdeva in lontananza. Non capisce nulla, si disse, è proprio come suo padre…. Sì, uno scemo, e scosse la testa.

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