Ho montato la cassettiera in rovere massiccio “New Oak” della Jysk, l’azienda del danese Lars Larsen.
Non è stata propriamente una passeggiata, anche perché la Jysek non è l’Ikea, i prodotti sono di buona qualità e hanno giunzioni piuttosto complesse.
Le parti in metallo erano contenute in bustine di naylon siglate con alcune lettere dell’alfabeto, e nonostante la mancanza delle istruzioni, alla fine la cassettiera era lì di fronte a me e si reggeva stabilmente in piedi, i cassetti scorrevano agilmente, lo squadro perfetto.
Però, in tutta questa precisione, mi sono accorto che è avanzata una piccola vite autofilettante, unica, contenuta nella sua bustina, la vite K. E allora guardo ancora meglio e trovo un’altra bustina, la J, dove c’è la minuscola riparella della vite K, e così finisce per acquisire un senso anche quel nastrino grigio, plastificato, che credevo una parte staccata dell’imballaggio. E invece ora mi accorgo che il laccetto ha due buchini alle estremità, dove senz’altro può passare la vite K, non prima di aver infilato la sua riparella J.
Guardo queste tre cose davvero insignificanti, che integrandosi rappresentano il mondo di un anello di plastica da fissare a qualcosa, cioè alla cassettiera, che per loro sarebbe il grande mondo, senza che ci sia un posto così evidente a cui fissarlo – e allora non si integrano, se ne stanno separate le une accanto alle altre, prive di senso prive di significato, e questa loro storia, che a guardarla bene potrebbe diventare anche un romanzo, questa loro storia mi sembra tristissima.