Il bicchiere a mezzanotte

“Allo scoccare della mezzanotte, l’ultimo giorno dell’anno, era di buon augurio lanciare qualcosa dalla finestra perché andasse in mille pezzi insieme ai giorni dell’anno prima, lasciando spazio al nuovo. Mio padre quella volta scelse un bicchiere, che tuttavia si rivelò davvero infrangibile e non si ruppe. La mattina dopo stava infatti ancora lì, incredibilmente integro, nel cortile del condominio. Mio padre scese giù, lo raccolse, lo sciacquò e lo ripose nel pensile della cucina economica.”

“Perché ci ha raccontato questa storia, maestro? Cosa ne dovremmo dedurre?”

“È una storia come un’altra, mica tutte le storie hanno per forza una morale…”

“Ma è vera?”

“Sì, me lo domandavo anch’io, maestro. Quello che ci ha raccontato è realmente accaduto?”

“Voi che dite?”

“Beh, per rispondere dovremmo farle qualche domanda… intendo per capire se la cosa è plausibile,,,”

“Forza…”

“Per esempio, da quale altezza fu lanciato, il bicchiere?”

“Secondo piano.”

“Uhm,,, e il cortile? Com’era? Asfaltato?, piastrellato?, di cemento?”

“Non di terra battuta, vero?”

“No, c’era l’asfalto. Lo ricordo bene anche per il suono del bicchiere… Il cortile era buio, ma fece un bel tok! netto… già da lì era evidente che non era andato in frantumi, magari incrinato sì, ma non in pezzi…”

“E non si era fatto niente…”

“Sì, l’ho già detto. Come fosse uscito dalla catena di montaggio, intatto.”

“Uhm… alberi non ce n’erano?”

“Alberi?’’

“Sì, un albero… non so, qualcosa su cui possa essere rimbalzato, che abbia interrotto la caduta…”

“No, non c’erano alberi.”

“Orti? Una striscia di terra condominiale?”

“Solo asfalto… era uno di quei cortili da dove si accede ai garage, niente di più.”

“Lai abitava a Bologna, vero?”

“Sì… ma questo che c’entra?”

“Era solo una curiosità, tanto per dire…”

“E insomma lei sostiene che questo bel bicchiere non si sarebbe rotto, eh maestro?”

“Che fosse bello non lo ricordo, ma che dalla caduta non ha riportato nessun danno, questo sì.”

“Secondo me non è una storia vera…”

“Ah no? E perché mai? Sentiamo…”

“Ormai la conosco abbastanza bene. Lei a volte non sa che cosa dire e allora se ne inventa una, tanto per far passare l’ora di lezione, dico bene Roberto?”

“Io non mi sono ancora espresso…”

“Ma non lo vedi che ci prende in giro? Secondo te uno getta fuori dalla finestra un bicchiere dal secondo piano che cade sull’asfalto e non si rompe?, ma dai!”

“Sei troppo precipitoso, Claudio. Io ci devo ancora riflettere!”

“È contro tutte le leggi della fisica!”

“Stai un po’ zitto. Le posso fare ancora una domanda, maestro?”

“Certamente Roberto.”

“Il bicchiere faceva parte di un servito?”

“Credo di sì!”

“Da sei o da dodici?”

“In casa eravamo solo in quattro, penso proprio da sei…”

“Allora adesso è tutto chiaro, la storia è senz’altro vera!”

“Bravo! Puoi spiegarne il motivo anche a Claudio, che ancora non ha capito…”

“Va bene maestro. Perché vedi Claudio (…) e quindi così si dimostra che la storia non può essere che vera!”

“Non ho capito…”

“Va bene, te lo spiego ancora una volta. Perché se era l’ultimo dell’anno e lanci il bicchiere dal secondo piano (…) E così è evidente che non ha detto una bugia.”

“Ancora non ho mica capito, sai…”

“Maestro, glielo spieghi lei per piacere.”

“Vedi Claudio, se io abito al secondo piano e lancio il bicchiere non appena scocca la mezzanotte per l’ultimo (…) Quindi ho dimostrato che dicevo la verità. Hai capito ora?”

Maestro, maestro… mi scusi…

“Sì? Chi è che mi chiama?”

Maestro, sono io…

“Io chi?”

Sono io, il lettore…

“Ah, dica pure. Non sapevo che stesse assistendo alla lezione anche lei, ma non si periti, dica…”

No, mi sono intromesso, sa, perché questa storia del bicchiere mi ha interessato fin da subito… L’ho seguita, però nella spiegazione del perché sia incontestabilmente vera devo aver perso qualcosa… Insomma, non è che non capisca soltanto Claudio, nemmeno io ho capito…

“Allora desidera che gliela rispieghi?”

Per cortesia sì. Perché vede, sto leggendo prima di addormentarmi e non vorrei lasciare la questione in sospeso… non mi riuscirà prendere sonno sennò…

“Certo, gliela rispiego di nuovo. Stai attento anche tu Claudio… Avevamo detto che mio padre, era un ultimo dell’anno quando ancora abitavo a Bologna, che siccome si usa lanciare qualcosa fuori dalla finestra perché vada in pezzi e porti fortuna, lui quella volta scelse un bicchiere, lo tirò e si sentì un forte tok! nel buio del cortile, ma lì per lì non ci prestammo la dovuta attenzione, pensavamo si fosse rotto. E invece, il giorno dopo, ci accorgemmo che il bicchiere era rimasto intatto. Allora mio padre scese, lo ripulì, e lo rimise a posto.”

Vabbè, non è proprio la stessa storia, ma diciamo che fa niente…

“Ora, i due qui, i miei allievi Roberto e Claudio, come lei ben sa mi domandarono se questa storia fosse vera. Anzi, prima mi dissero che non avevano compreso perché gliel’avessi raccontata – ma non mi dilungo per non complicare eccessivamente il discoro – e soltanto poi fecero la domanda che interessa anche lei, giusto?

Sì…

“E comunque mi posero altre domande per dei chiarimenti, qualcuna sensata altre un po’ meno. Finché Roberto, dopo la manifesta precipitosità dettata dalla diffidenza tipica di Claudio, trovò la soluzione del perché questa storia sia indubitabilmente vera.”

“Che sarebbe?”

“Non interrompere il maestro, Claudio! Non lo vedi che sta parlando direttamente al lettore?”

“E infatti questa storia non può che essere vera perché, considerato che era l’ultimo dell’anno e il cortile era buio ma sicuramente asfaltato e che”

“Maestro! Maestro!”

“Che vuoi adesso Roberto? Santa pazienza…”

“Maestro, il lettore si è addormentato…”

“Io però no!” urlò Claudio.

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