Ero il più veloce, agguantarmi non risultò fattibile.

Avevo sempre un calzino su e uno giù

una scarpa sciolta

le ginocchia mia madre me le lavava con il bruschino

perché imparassi

chissà che cosa. Gli adulti mi rendevano triste

e spesso annoiato, mi piaceva abbandonarli

alle loro tane e fuggire via

ancora più veloce, ancora più lontano.

Agguantarmi non era davvero possibile

avevo sempre una faccia un po’ su e un po’ giù

in certe foto somiglio a Carlos Monzon

il pugile assassino, una sforbiciata alla zazzera

gli occhi sempre strizzati al sole

e in quella a Caletta si vede gli scogli che mi bruciano i piedi

come a un Pinocchio irato.

Parlavo con il gatto Ciuffi nero nero peloso

e tiravo bene con il fucile e con tutto quello che sparava

la fionda la mano la cerbottana

perfino il boomerang e gli sputi, mi fabbricavo

per uso mio personale

uno scudo affidabile dei lacci dei machete

– non si sa mai nella giungla! –

volavano feroci gli insulti e le sassate. Ma ero il più veloce

agguantarmi non era dato, era semplice lasciarvi indietro

marameo con un palmo di naso.

Uccidevo senza ritegno ogni animale che mi capitava a tiro

beninteso sotto una certa taglia

massimo consentito il coniglio domestico

lui sì agguantato per le zampe fradice, puzzolente animale

occhi rossi come lampi nel buio dello stambugio

di fieno di semola di bestino.

Gli staccavo la pelle, la mettevo

all’aria a seccare come Enrico mi diceva di fare

lui vecchio di cinquant’anni

più di me, che m’insegnava tutto quello che c’era

da sapere, e mi chiamava Luchino come Visconti,

e una volta pronta vendeva la pelle al mercato,

e se loro erano anarchici e comunisti anch’io come loro

perché i pomodori erano tinti di rosso anche loro

perché anche il sangue e la carne e le bandierine di carta

del I° maggio

che attraversavano sopra la strada da parte a parte.

I miei occhi e il mio cuore andavano riempiendosi

e allargandosi di stupore, e c’era chi mi diceva

che me l’avrebbero fatta pagare

prima o poi,

che finalmente un giorno si sarebbe capito

a chi somigliassi della famiglia o della razzaccia

umana. Ma io ero il più veloce, e agguantarmi non fu certo possibile.

Così un giorno la morte

arriverà – occhi rossi come un lampo nel buio dello stambugio – e mi colpirà

forte sulla testa

e mi brucerà i piedi

e mi scorticherà

e metterà la mia pelle steccata al sole, e io vedrò tutto questo

da parecchio lontano

forse fin da sopra gli alberi e perfino dopo

in quel luogo non luogo

dove abbiamo rifiutato di darci appuntamento

dove Enrico non ci sarà

dove Ciuffi non ci sarà

dove non ci sarà nemmeno Mauthausen o Carosello

e dove io così lontano e così solo

sarò già oltre

niente e nessuno mi troverà

come si conviene proprio al più veloce.

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