A sera mia madre urlava Luca

si levava il mio nome dalle case

lontane nel niente fra terra e cielo

infino al nostro terreno di guerra

attardati sui piaceri dell’ultimo

sole ancora più tardi ancora un poco.

Non c’era giorno che avesse una fine

prevista, diligente e calcolata

a termine, non una costruzione

completata, ogni volta daccapo

iniziava la danza o tiritera

filastrocca alle origini del mondo.

Tutto domani ricomincerà

ne eravamo certi e l’appetito

del futuro si faceva robusto

era rosso come il rosso dei tetti

delle case del cielo dei mattoni

dei volti tu e io meravigliosi.

Così le scarpe sciolte ce ne andiamo

a casa, una pacca sulle spalle

un ciao grugnito fra i denti un lampo

passerà anche questa notte nera

di solitudine. Saremo qui

in attesa l’uno dell’altro amici.

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