La storia del jiànzi

Il signor Itchek, sviaggiando su e giù per il web, ha incontrato il jiànzi.  Chiamasi jiànzi un’attività sportiva che i cinesi, giovani e meno giovani, praticano nell’immancabile parco delle loro città, stando almeno a quello che si dice. Si gioca “a passaggi” – questa sarebbe la definizione del piccolo Guglielmo, cioè del signor Itchek bambino – a passaggi e tutti in cerchio. Lo scopo del gioco è quello che il gioco duri, prima regola di ogni gioco vero. Invece della palla, però, ti passi l’un l’altro un coso piumato, una sorta di volano che in inglese si chiama appunto “shuttlecock” – shuttle essendo “navetta” e cock “pollo” – insomma “un coso che vola di penne di pollo”. Come te lo passi? Guàrdati il filmato su youtube. Eccolo qui, il jìanzi : usi ogni parte del corpo tranne le braccia e le mani e perlopiù palleggi in un modo strano, non sulla punta del piede, ma sul lato interno, o addirittura di tacco. Con un movimento del bacino per noi occidentali piuttosto innaturale…   “Oltre ad essere molto divertente, questo gioco aiuta anche a mantenersi in forma, allenando l’elasticità muscolare, la coordinazione, la scioltezza delle articolazioni e la prontezza di riflessi” c’è scritto in una presentazione del gioco. “Sarà…” si dice piuttosto scettico il signor Itchek, e ora corre a cercare le immagini di quello strano volano, che direbbe proprio di sì, gli piace. Missione per il pomeriggio: trovare il jiànzi.

Mentre si avvicina al primo negozio cinese sulla via – di quelli che hanno di tutto, “dalla spilla al cannone” si diceva una volta – il signor Itchek ripensa ai suoi giochi infantili, e in particolare a lui e al suo amico Claudio, entrambi molto bravi nel palleggio e negli equilibrismi. Insieme avevano stabilito il record dei passaggi di testa senza che la palla non cadesse mai, e il signor Itchek è sicuro che ne siano ancora i detentori: ben 624! Chissà se avessero avuto il jiànzi…

Entra. Il  proprietario del negozio gli viene incontro e spalanca un sorriso che Fantozzi definirebbe mostruoso.

            “Salve…” saluta il signor Itchek

            “Tciào!” urla quasi il cinese.

            “Non so se può aiutarmi… perché io cercavo un gioco che in Cina sembra molto popolare e che si chiama ‘iànzi'” –  prova a pronunciare il signor Itchek. L’interlocutore però rimane inespressivo e il signor Itchek ha il fondato dubbio che non abbia capito nulla, o forse soltanto una parola ‘Cina’. E infatti il cinese la ripete, “Cina!”, e ride.

            “Sì, Cina… Il iànzi è più o meno fatto così” il signor Itchek agguanta il primo oggetto tondeggiante che trova  sullo scaffale più vicino “Però ha le penne, capito, le penne così…” e cerca di rappresentare le penne gesticolando con le dita… ma si rende conto che quel gesto non può raffigurare niente di preciso.

            “Tu vuoi candela?” dice il cinese indicando l’oggetto in mano al cliente, che è appunto una di quelle candele tonde per le cene o per i bagni, appunto, a lume di candela.

            “No candela, no. Iàn-zi” prova a compitare, assurdamente, il signor Itchek. E allora decide di sbagliare fino in fondo, si mette a mimare i movimenti del gioco.

            “Iànzi, così” e saltella e simula quel palleggio particolare con l’anca che gli viene proprio male.

            “Tu vuoi ginocchiela?” tenta il cinese.

            “Macché ginocchiela… no no, Iànzi, e continua e continua nel balletto, finché, forse azzeccando uno dei gesti tipici del gioco, vede il cinese che improvvisamente scoppia in una risata.

            “Tciènz! Tu volere tciènz!” e fa quel movimento preciso che il signor Itchek ha visto su youtube, e gira su se stesso con agilità “Tciènz, tciènz!” e ride, per poi fermarsi di colpo.

            “No, niente tciènz… Italia no tciènz!”

            “Come niente tciènz?”

            “Tu come sapele?” fa il cinese.

            “Io vedere tciènz internet…” risponde il signor Itchek come un pellerossa in un film di cowboy degli anni cinquanta.

            “No tciènz, tciènz Cina…” e ride ancora “Tciènz! tciènz! tciènz! Tciào!”

            “Sì, tciào…” il signor Itchek allora esce, se ne va con la sensazione che quel cinese, stasera, avrà qualcosa da raccontare ai suoi figli, del tipo: “Sapete, è arrivato uno un po’ svitato in negozio… voleva il tciènz! e avreste dovuto vedere che versi faceva… un matto!” tutto, ovviamente, in un cinese limpido e correttissimo.

Ma non si arrende il signor Itchek, continua a camminare e, dopo un po’, secondo negozio cinese, ché la città del signor Itchek ne è piena.

            “Salve” dice il signor Itchek alla proprietaria, e questa volta, senza tante spiegazioni:

            “Voglio il cèns…”  spara subito.

            “Ilcèns?” ripete la donna cinese con un bel sorriso falso.

            “Sì, proprio lui!” annuisce come un bambino il signor Itchek.

            “Scusa plendo…” la proprietaria s’avvia tra gli scaffali stracolmi di merce.

            Vedi? pensa il signor Itchek soddisfatto di sé e giustamente orgoglioso, a volte basta non arrendersi alla prima…

            “Questo Ilcèns?” domanda  di ritorno la donna. Ma in mano tiene una paio di lunghissimi steli d’incenso…

Però il signor Itchek è cocciuto. Entra in un altro negozio e poi in un altro ancora, finché un giovane cinese con la cresta gli spiega tutto per bene: i negozianti non lo importeranno mai,  il  tciènz, perché non lo vedono adatto agli italiani. E in Italia si guadagna soltanto sulle grandi quantità. Se ne vuole uno, deve acquistarlo su internet, ma una cosa che costa 2, 3 euro, la pagherà una quindicina e forse più. Le spese postali sono molto molto alte. Quindi non ne vale la pena, non conviene – qui il ragazzo è molto chiaro, e ci tiene che il signor Itchek capisca per bene ogni cosa.  Così, che si tolga dalla testa il  jiànzi. Hanno il commercio nel sangue, questi cinesi…

Ma è diventata una questione di principio. Il signor Itchek vuole il  jiànzi a tutti i costi, perché ora, per un’impensabile e fulminea regressione, batterebbe anche i piedi! Certo che lo comprerà, lo deve a se stesso e anche a Claudio – ma che c’entra adesso Claudio? gli mormora una vocina dentro – lo deve a se stesso e al loro record dei passaggi di testa, ecco! – certo, certo… è ancora la vocina.

E infatti accende il computer e fa quello che deve e si sente di fare. Trova un sito e addirittura adesso può scegliere, ci sono “cosi che volano con le penne di pollo” di tutti i tipi e di tutti i colori. Ne  seleziona addirittura tre, questo questo e quest’altro, poi passa alla cassa – così dice il computer – e si accorge che con le spese postali sta spendendo un capitale, il ragazzo crestuto aveva ragione. Ha comprato il jiànzi.

Ci vogliono una ventina di giorni, però arriva. La scatola è umidiccia e piuttosto maltrattata, molto molto cinese. Il signor Itchek l’apre liberandola da tutto quel nastro adesivo e ne escono tre cosi con le penne tutte scarruffate, ma bellini. Non resiste. Lancia subito un  jiànzi verso l’alto e lo colpisce col piede, come da piccolo faceva con il pallone. Numero dei palleggi: 1. Riprova, questa volta lo lascia andare e muove il piede a sincrono, numero dei palleggi 1 e 2. Per qualche tentativo si stabilizza sui 2-3 palleggi. Ovviamente all’occidentale, perché quel movimento con il bacino non gli riesce proprio… Ci vorrebbe anche Claudio, ci vorrebbe, ma con Claudio si sono salutati, senza saperlo, più di quarant’anni fa. Gli viene questo pensiero triste, lui e Claudio, amici che avresti detto inseparabili, si sono visti per un’ultima volta e non lo sapevano… – nel frattempo palleggia, 1,2,3 e 4 – in fondo, nella vita, succederà sempre così… – 1, 2…- arriva quel momento che fai una cosa per l’ultima volta e non lo sai – 1,2 – come palleggiare per esempio – 1… – magari questa, chi può dirlo? è l’ultima volta che palleggi e non lo puoi sapere…  – 1,2,3… – e non sai nemmeno se c’è qualcuno che lo sa, anche se credi di no, e allora ti conviene continuare a palleggiare anche se diventi via via più imbranato – 1,2,3… e 4 – con il jiànzi, ci pensi? magari uno se ne va subito dopo e poi a Maria, sua moglie, le tocca raccontare, “Aveva appena palleggiato con il jiànzi…”, che vergogna… 1,2,3,4 e 5!

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