La sera, quando rientra dal lavoro, il suo gatto è lì che l’aspetta dietro la porta. Miagola, vuole uscire per la sua giratina quotidiana. Inverno o estate, piova o tiri il vento, Pedro ha l’orologio incorporato: dalle 19,45 inizia il miagolio. La voce del gatto non è imperiosa, è struggente, un lamento che si insinua come il trapano del dentista. Non c’è possibilità di contraddirlo.
Il signor Itchek abita in una casa al secondo piano. Il gatto si fa di corsa tutte le scale con soluzione di continuità, cioè gettandosi sdraiato a pancia all’aria sui pianerottoli. “Maialone, maialone…” gli dice il signor Itchek, che intanto lo struscia forte sulla testa mentre l’animale si strozza dalle fusa. Ma poi si rimette agilmente sulle zampe e scende i gradini a rotta di collo, annusando qua e là gli odorini e odoracci delle scale. Si ferma soltanto al portone. Il signor Itchek apre, siamo nel chiassetto antistante, fra qualche vaso di gerani, una gigantesca pianta d’edera, l’intonaco sbollato dei muri vecchi, una bicicletta appoggiata, la ghiaia… insomma, tutta roba estasiante, per Pedro, che visita guardingo ogni dove. A volte capita una sorpresa, per esempio la carogna rinsecchita di un uccello che è caduta dalla grondaia, o una pozza d’acqua ferma, o un calzino appallottolato venuto giù dal filo dei panni della finestra di sopra. Il gatto – il signor Itchek ne è convinto – cataloga ogni cosa nel mentre che l’annusa, “maialone… maialone…”. Per lui dev’essere una sorta di esercizio spirituale, crede il signor Itchek, un’esperienza che lo migliora, che amplifica i suoi orizzonti sensoriali e cognitivi. Dire che lo vede contento è poco: Pedro, addirittura, si esalta. Si direbbe una vetta mistica, una specie di ubriacatura. Forse, chissà, a ogni giratina quotidiana diventa anche più intelligente, il gatto, e sensibile… Eh già, il cortiletto quadrato davanti alla casa è il suo infinito. Non è che viva per questo, Pedro, ma ha capito che ogni giorno c’è qualcosa che lo aspetta, d’inesauribile. E siccome è un gatto attento – il signor Itchek non ne ha il minimo dubbio –, sa che proprio a quell’ora lì accadrà la giratina. E anche il suo mondo allora è ciò che accade.
Il gatto birmano gli si butta addosso quando lui vorrebbe invece leggere in pace. Sta alla scrivania, il signor Itchek, e arriva Pedro e comincia il miagolio così struggente che ti sgretola dal di dentro: “Prendimi, prendimi in collo… che aspetti?, perché non mi prendi in collo? prendimi dài…” dice il gatto. E allora il signor Itchek si china e lo tira su, anche se stava leggendo l’Etica di Spinoza e fino a un momento prima era in tensione come un elastico tirato allo spasimo, sul punto di strapparsi. Spinoza è difficile, profondissimo e difficilissimo. “Che vuoi che sia Spinoza… dài che t’impelo tutto e ti faccio le fusa” dice gatto Pedro. E si accoccola sulle gambe e comincia a ronfare… prrrrr… prrrrrrrrrrrrrrrr Il signor Itchek sta affrontando uno dei tanti scoli del filosofo, che lui più che ‘commenti’ tradurrebbe in ‘scogli dove ti spacchi la testa’. Il gatto a volte lo fissa col suo sguardo animale, esposto illimitatamente, libero, di quelli che tutto comprendono ma in modo diverso da noi umani, che per capire abbiamo dovuto imparare la scrittura e la lettura. Il signor Itchek allora anche lui guarda Pedro, e Pedro continua a fissarlo con i suoi occhioni blu e pare che gli dica: “Ma dài… ma sei sicuro? sei davvero sicuro? prrrr prrrrrrrrrr”- che è soltanto una traduzione del signor Itchek perché di certo c’è soltanto il lapislazzulo degli occhi, e i baffoni, e le vibrisse e i peli. Probabilmente anche i denti e gli unghioli. Prrrr prrrrrrrrrrr