Cesco Francesco (61)

CARTA SESSANTADUE, LO CIRIMBÀGNOLO

“Bada là, Silvestro, faccio la schiuma sull’albero!”

“Con codesto cirimbàgnolo ci sta anche che tu lo scortecci, quel po’ero leccio”

“Io è già tanto se non me lo sgocciolo sulli piedi…”

Ti rivergo questo franco dialogo cotidiano, fratello lettore mio, perché tu comprenda che noi di Cesco portavamo avanti tutte le cose insieme, come una vera comunità de fratellanza. Del resto, come dice lo detto? “Chi non pissa in compagnia o è un ladro o è una espia e non è figliolo de Maria”. E noi, della Santissima Maria Vergine, figlioli lo eravamo per davvero.

“Che poi, Gonzago, che te ne farai di cosdesto cirimbagnolone…”

“Te piacerebbe avello accussì, eh? Eh eh…”

“Credimi, sarebbe più uno ‘mpedimento che altro. Per fare un po’ d’acqua non è che te serva una proboscide d’elefanto…” precisò lo concetto Ruffino.

“A farla l’acqua… che qui se procede a gocciole, e con gran supplizio… ohimè” fece Bernardo, che soffriva dello male della pietra.

“Ehhhh supplizio…  Che vuoi che sia uno poco de tribolazione rispetto a quel che ha patito nostro segnore Jesus!” Gonzago era ancora lì a schiumare.

“Te dici bene, beata gioventù… anch’io ai miei tempi aveo lo getto che parea dalla bocca de uno mascherone de grondaia… ma ora…”

“Finché nun passa lo sasso t’avrai a dolertene. Tee conviene beve molta acqua con capomilla e li gambi rossi de vetriola…” consigliò Ruffino, che avea una qualche conoscenza spicciola da mastro erborista.

“Oppure, pe’ stasatti, io proverei con lo giallo fiore dello piscialletto, eh-eh-eh” rise Gonzago.

“Ma nun hai ancora finito? Ma che ce voi fa’ morì nello diluvio?”

“Gli è che questo impedimento me funge alla perfezione. Non fusse che m’intralcia uno poco alla vista delle sorelle…”

“Gonzago!”

“E che male c’è? Dico lo vero. È la natura de noi masculi no? Lo si sa che lo pisello è governato dallo diavolo, io mica c’entro con lui! Io me ne servo come tutti voi, per la pissa. Sì, posso pregà, ma lo diavolo esiste eccome!”

“Tu basta che te freni, fin lì si va d’accordo…”

“E che c’entra? Me freno sì me freno. Ma lui non se frena mica a chiacchere…”

“Te lo dicevo ch’era uno impedimento, mi capisci ora?”

“C’è lo buono e c’è lo cattivo… come ‘n tutte le cose” disse saggiamente Bernardo “A me basterebbe solo che se ne passasse via lo sasso aiahi!… Madonna Santa…”

“Senti questo che t’envoca la Madonna mentre pissa…”

“La Madonna lo sa lo dolore mio, mica se scandalizza Lei…”

“Eh beh… Ma di questa cosa delli cirimbagnoli che possono esse d’empedimento per una vita santa bisogna pur parlarne e metterli ad argumentum con Cesco… Ché magari gli serve anche per scrive meglio ‘sta famosa regula che lui deve scrive per lo papa, che dite?”

“E che vorresti fa’, Gonzago, nominà li problemi della gestione dello cirimbagnolo nella regula? Ma hai presente icché dici? Che quanno la legge lo Papa, già è difficile scrivici lo minimo ‘ndispensabile, figurarsi dello cirimbagnolo! Ce abbruciano! Non fare discorsi de cazzo, Gonzago…”

“Appunto…” aggiunse anche Ruffino.

“Io avevo lanciato un’idea… Lo dicevo soprattutto per voi: quello che sgoccioala, quell’altro che sentenzia… Io con lo mio cirimbagnolo me ce truovo bene… E tu Leone, che non fai altro che scrive,  te potresti mette anche a pissà con noi eh, ‘nvece di far sempre l’intellettualo in discosto… Nun lo sai come lo dice lo detto? Chi non pissa in compagnia o e un ladro o è una spia… o ce scrive ‘na poesia! Pecchìa nun ce scrivi una poesia sullo cirimbagnolo?”

“Gonzago!”

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