CARTA QUARANTATRE, DRENTRO LO CIRCO DI BRIATORIO
Certo, lo intraprenditore avea uno gusto pessimus, se dicea fra sé lo santo homo. Il corridoio s’annegava d’una luce rossastra che dovea far d’atmosfera, e camminandolo incontravi ogni tre per due un animalo imbalsamato, di quelli però grossi, tipo uno toro, uno bufalo, uno orso, uno pesciocane… tutti animali morti e ‘ngessati in pose di ferocia, con sassi tondi e neri allo posto degli oculi. E già questo a Cesco glieli avea fatti girare perché a lui, le bestie uccise per ornamento, davano una tristezza immensa, anco se ne era sicuro, nessuna di esse sarebbe mancata nello paradiso, nemmeno una.
A destra le bestie, mentre a sinistra s’affacciavano invece le tende, che ‘ndovina un po’?, erano arazzate con pinture sconce come lo tariffario. Di là da quelle se consumava certo lo meretricio, ogni tenda uno corpo di foemina costretto a far lavorare tutti li buchi di cui la avea fornita la natura creata, una grande fabrica de’ tristi stantuffate che battevano ‘l tempo a quarti d’hora, a mezz’hora, a hora, a secunda della specialità, una fabrica de sfruttamento in toto. Da una tenda uscì ‘mprovvisamente uno utilizzatore finale che a testa bassa se riabbottonava intrufolando le braghe, per poi risollevare lo sguardo verso Cesco come di gonzo appena saziatosi, che però parea un altro di quegli animali morti. Il santo era giunto infine allo cammello imbalsamato, proprio di fronte alla tenda azzurra come avea detto lo portiero, da drentro se sentiva chiaramente uno musico che cantava una canzonaccia accompagnandosi a viella. Cesco se fermiede ad ascoltarne le parole:
Fa sentire che è poco importante
dosa bene amore e crudeltà
cerca di essere un tenero amante
ma fuori del letto nessuna pietà.
E allora sì vedrai che t’amerà
chi è meno amato più amore ti dà
e allora sì vedrai che t’amerà
chi meno ama è più forte si sa.
Ecco, ora il santo homo era ancora più contrariato, e di molto, nemmeno la musica sapea scegliere lo volgaro Briatorio! Tirò energicamente la tenda e si fece drentro.
“E tu chi saresti, sgorbio?” urlò lo magnaccione al suo apparire, “Te se’ sbagliato? Non te compagnarono dalla tua puta?” La scena era questa: lo sconcissimo se ne stava stravaccato sul triclinio di barocco, presso de lui c’era uno negro di notevole stazza che sventagliava uno flabello de grandi piume di uccello esotico e poi uno nano, lo musico, che immediato interruppiede la performance. Proprio come se l’era immaginato Cesco, perché li quattrinari in fondo sono tutti arrozziti e banali, gli dai il negro, il nano, una minchiata di canzonetta e son contenti.
“E allora? Te devo prende a calci? Chi sei?” urlò ancora lo Briatorio.
“Io sono Cesco…” disse il nostro pastore.
“Ah sì? E che te faccio ora?, l’inchino? Hai sentito Gongolo?” disse rivolto allo nano, “Abbiamo nientepopodimeno che un altro scarabocchio come te… ah ah ah!”. Ma Gongolo non rise, perché di Francesco ne conoscea la fama.
“Torna donde sei venuto, Cesco delle mie palle, prima che tu smetta de farmi divertire…”
“Non hai capito, sai? Io sono qui per portare l’amore.”
“Ma sentilo questo!” – addirittura lo sgorbio s’era permesso lo tu confidenziale – “L’amore, dice lui… Qui se chiava e se pompa, ma quale amore? Se c’hai li lilleri bene, sennò addio e te fai un bel raspone, ammesso che là sotto te lo truovi ah ah ah!”
“… per portare l’amore e liberare le donne”, aggiunse Cesco.
E qui lo Briatorio se smise de ridere. Perché se poteva anco uno poco scherzare, ma guai a toccargli la sua bella fabbrica di sfruttamento di culi e potte! Lui c’aveva investito fin da giovane, nell’intrapresa, e come repeteva sempre agli altri intraprenditori tipo Caprelli e Birelli e anco Maletton, noi creiamo tanto e tanto laboro per quegli stronzi che se morono de fame e ancor di più tanta e tanta ricchezza per noialtri. Dunque, giù le mani dalle troie! Che sono la nostra materia prima.
“Icché? Icché vorresti liberare, te?” gli domandò inferocito lo Briatorio.
“Le donne che tieni prigioniere per lo tuo losco mercato…”
“Mica se’ solo ‘no scherzo de natura te…” fece ancora più torvo lo Briatorio, “te dev’essere anco uno folle, uno perfetto idiota!”
“In questo hai proprio ragione, sai? io sono davvero un folle, uno folle d’amore… e sono anco lo piccolissimo idiota de Dio.”
“Dilla giusta: tu se’ solo no sputo, sgorbio! E se qui c’è uno Dio, non è certo lo Dio di uno sputo. Sono me Briatorio de’ Flavi da Merzanolo Dio!” e si puntiede lo dito a indicassi. Qui lo negro cessò lo sventagliamento e anco lo nano avrebbe voluto diventare tre scimmie pe’ coprisse ‘nsieme gli occhi, gli orecchi e la bocca. Si fece un silenzio profondo, come l’intervallo tra lo fulmine e il tuono. E infatti ecco lo tuono:
“Te sbagli, non sai quanto te sbagli, Briatorio… Tu non sei Dio l’Altissimo, tu se’ senz’altro uno grande, sì, ma sei grande come una grandissima e altissima montagna de…” e questa volta Cesco disse quella parola che anche tu hai ‘nteso, fratello lettore, senza bisogno ch’io te la verghi. E la parola sconcia gli uscì in modo talmente naturale e spontaneo e avresti detto addirittura profumosa che nessuno dei presenti, né il negro, né il nano, né tantomeno Briatorio poterono dubitare della sua verità.
“Lothaaar!, portalo via, ‘sto pezzente, che sennò, quant’è vero che sono Briatorio, lo scanno con le mi’ mani!” urlò il magnaccione agitando lo pugno allo servo negro. Ma lo negro non se mosse, nemmeno il Gongolo, che lui si era già nascosto sotto il triclinio. All’inizio Briatorio di tanto e tale ammutinamento non ne capì la ragione, e rimase sospeso nell’incredulità, ma poi se voltò verso la tenda azzurra e comprese: erano entrati lo orso, lo toro e anche lo cammello, che s’erano rinviviti. Miraculo! Lathar allora aprì i labbroni e fece uno grande sorriso a denti bianchi, porse lo braccio al nano che subito l’agguantiede e disse a Cesco: “Scusasseme…”, preso l’amico Gongolo se ne uscì in un batter d’occhio e mai più li ritroveremo in questa storia. Poi se ne uscì anche Cesco, non prima inperò di aver fatto un buffetto a Briatorio, ancora sotto l’effetto di stupefazione. Rimase lo Briatorio solo, con lo orso, lo toro e anco lo cammellone nello proprio appartamento. Lo so, lettore mio, ora tu sei curioso come scimmia affricana di quel che avvenne, ma fino a tanto non possono le mie umili parole di vergatura. Dirò solamente che fu attuata la nota legge del contrappasso, e che lo Briatorio, che fino ad allora s’era considerato uno dio anche nelle specialità della carne sessuale ed espertissimo fottitore di tutte le razze e pelami, ebbe nuovissime esperienze erotiche che si spinsero fin oltre le possibilità d’immaginazione umana – anco, appunto, con nuovi peli e lellicce. Lui, così intraprenditore, fu intrapreso più e più volte e a più riprese, e lo capì fino in fondo, ma davvero drentro in fondo in fondo, che cosa significa essere sfruttato nell’obbligatorietà cosale della forma passiva e schiava.
Francesco intanto era finalmente uscito all’aria aperta da quel luogo buio, e dietro di lui si affacciavano dallo ingresso, con gli occhi socchiusi alla luce dello fratello sole, una dopo l’altra le bellissime donne, ridenti e libere. Fu staccato lo prezzario e al suo posto venne appeso uno cartello con la scritta CLAUSTRUM, a significare che lo luogo era definitivamente chiuso. Di Briatorio non sappiamo quanto risultiede trattenuto nello sfruttamento, immaginiamo finché ogni vigoroso animalo rinvivito ne rimase saziato, e nulla sapremo anco dell’omone dell’ingresso e se anco la mezza pera spappolata de Cesco gli avesse trasformato lo sanguine in bono. Dei tanti lilleri frutto de’ meretricio ne presero una parte le donne da ‘ndennizzo, e molta altra fu per i poveri e i lebbrosi che ne facessero ospizi e cure. Un numero grande de’ foemine diventaro sorelle di noi altri e de santissima Chiara de Dio, e da quel tempo furono nominate con nome radioso e squillante come sorelle Clarisse. E ora che t’ho raccontato lo miraculo più miraculo fra i miraculi di Cesco, amen. Ah, me scordavo, finanche la canzonaccia de Briatorio mutò, che ‘nfatti la struofa già la cantano cussì migliorata:
Non esistono leggi in amore
basta essere quello che sei
lascia aperta la porta del cuore
vedrai che una donna è già in cerca di te.
Senza l’amore un uomo che cos’è?
su questo sarai d’accordo con me
senza l’amore un uomo che cos’è?
è questa l’unica legge che c’è.
E riamen.