Ho trovato un riferimento alla teoria dell’antropologo Alfred Gell, autore di un libro che sembra molto più citato di quanto sia effettivamente letto, e infatti anch’io ne parlo conoscendone soltanto alcuni espunti: secondo Gell gli oggetti dell’arte sarebbero cose, sì, ma con uno statuto speciale, cioè cose come persone. A questi oggetti artistici viene infatti attribuita una soggettività, la cosa è un agente sociale, è possibile indirizzarvi lo stesso amore, la stessa attenzione, la stessa cura che è lecito prestare agli uomini. Una sorta di animismo moderno, un’idolatria che tutti accettiamo senza scandalizzarci, un culto per l’opera d’arte che coincide con il culto dell’artista e il suo spirito. Per l’arte non varrebbero quindi i profondi discorsi sull’alienazione, anche se merce è una merce particolare.
Sant’Agostino aveva stilato una sua graduatoria delle tipologie di amore, il cosiddetto Ordo amoris. Al primo posto si deve amare Dio, al secondo noi stessi, poi il prossimo – ché infatti si dice ama il prossimo tuo come te stesso e non più di te stesso – infine le cose. Se consideri l’oggetto artistico alla stregua di una persona allora nella graduatoria sale di un livello e lo poi mettere al terzo posto, se poi diventa il correlativo oggettivo di te stesso può andare al secondo, se ne fai un idolo prende il posto di Dio sulla vetta dell’amore. Ci consideriamo civili e non primitivi, eppure con l’opera d’arte accade questo. Non ha alcuna importanza se non è biologicamente viva. Siamo feticisti senza vergogna alcuna.
Ripenso a Angelo, al mio romanzo che ha per titolo il nome del protagonista ma che, in realtà, si chiama così perché è un soggetto-libro, un libro-persona. In Angelo ho raccontato e validato la tesi antropologica di Gell senza saperlo. Che differenza c’è tra la merce e un’opera d’arte? Questa: la merce è una cosa fra le cose, l’opera d’arte è una persona che per amore va considerata tale – le dedichiamo cura, affetto, ha una sua volontà, una sua azione, interagisce con noi. Primitivi? O piuttosto bambini con la bambola preferita?
P:S. Alfred Gell, Arte e agency (casomai qualcuno lo velesse leggere…)