Cesco Francesco (45)

CARTA QUARANTASEI, LE BAZZECHELLE

Dopo le preghiere e prima d’addormentassi, nello buio della capanna de mota, sempre te sentivi di questi dialoghi. Che io Leone metto qui a dimostrazione di come la nostra vita de povertate non è da intendersi di niuna privazione, pecché niente togliea dallo nostro ridere e dunque dallo vivere in ricchezza dello vero necessario. E tu, fratello lettore mio, appuntati nello diario o di più meglio nella dura cervice quanto ho appena vergato, perché, secondo lo mio modesto ‘ntendere, c’è sta lo segreto dell’esistenza buona e piena, quale se pratricava di noi di Cesco. Te consiglio anche d’appuntarti una bazzechella a scerta tra le seguenti, da ridirti nei momenti bui in cui sei orbo di stupore per lo creato e te fai mangiare dallo istato depressorio, foraggiando guri de religioni ereticali e più peggio li terapeuti a pago che ‘ntrugliano le loro manacce nella broda dello tuo malsentire. E ora vergo riportando paro paro:

“La vita è un soffio, Ruffino mio…”

“Eh già…”

“prrrrrrrrrrrr…”

“Non in quel senso, Zolla!”

“Ah ah ah”

“Ah-ah”

“Togli lo piede, Bernardo…”

“Io son quae, non laggiùe da te, Gonzago!”

“E allora di chi è ‘sto piede de caciocavallo?”

“È lo meo…”

“Boia Silvestro! Ma quant’è che questo piede non va a far visita allo fratello fiume?”

“Ho fatto uno voto a Santa Maria Madre de Nostro Signore…”

“Sì, vabbè, ma io no! Scostame lo piede da lo naso!”

“Campano…”

“Oh… che vòi Angelo?”

“No, se te potevi girà uno poco… ma piano eh, che me stiacci lo braccio sotto lo corpone… e me sento tutt’un formicolìo per l’impedimento di sanguine…”

“Ma me potei avvisà dapprima, no?”

“Facéo uno fioretto…”

“Ah… se vuoi continuà e nun ce la fai più, te posso stiaccià l’altro… ah ah”

“Cos’è sto verso d’animalo?”

“Lo ruglio?”

“Sì, lo senti anche te ‘sto ruglio?”

“So’ le mi burella vòte…”

“C’è qualcuno che ha una crosta de pane per ‘sto povero Cristo di Bernardo?”

“Ssssssss che svegli tutti, Leone!”

“Ma che voi sveglià, che questo qui se non ce mette qualcosa sotto li denti… ce tira lo calzino!”

“Macché… stai tranquillo, non le pole succede nulla a Bernardo…”

“Perché?”

“Perché Bernardo non c’ha né calzini né denti, Leone…”

“Ah ah ah”

“Ah ah”

“A te, Zolfino, te manca mai?”

“Cossa Silvestro?”

“La foemina…”

“Essi più specifico Silvestro…”

“E te che c’incastri Gonzago, io chiedevo a Zolfino…”

“E ‘nfatti, te devi specificà, se domandi a lui, che è uno d’insula de Sardegna…”

“Specificà? Specificà cosa?”

“Nun basta di’ foemina a lui… devi chiede: foemina foemeina o foemina di pecora?”

“Ah ah ah”

“Secondo te nostro signore ce salverà tutti, Catto?”

“Certissimus! In Paradiso ci andremo tutti noi…”

“Tutti tutti? Anch’io Egidio che non comprendo che poco?”

“Certo Egidio, tu a maggior ragione. Tu se’ bono come lo pane…”

“Zollaaaaaaaa, pane mio, vien qua che te do uno morso!”

“Certo, con te Gonzago non si pole fa uno discorso serio. Fratello Egidio me si confidava…”

“Zollaaaaaaa, chied’a babbo!, che quello lì ha studiato troppo e t’invarvola i’ cervello… Volevi sapé dello Paradiso?”

“Sì, se ce ritrovemo tutti di là… te, io, i’Catto, Ruffino, Bernardo, Angelo, Zolfino, Silvestro, Pacifico, Campano…”

“Pinocchio, Caccolino, la cicala, i’grillo, i’ Puffi… ah ah ah”

“Dài Gonzago, falla finita…”

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