Cesco Francesco (44)

CARTA QUARANTA E CINQUE, LE PREDICHE DE LO SANTO

Quanno Cesco raggiunse l’apice, alle su’ prediche arrivavano tutti. Si spargea la voce e venivano anche da’ borghi e dalle cittade vicine, tanto che Gonzago ebbe l’idea di buttare giù uno programma con le diverse tappe, che diciamoci la verità, avrebbe riscosso ulteriore successo. Epperò, come l’idea fu proposta, il santo subito la bocciede, “Mica semo in turné di canzonettari!” disse. E quanno dico che tutti accorrevano ti dico proprio tutti, uccelli compresi. E quivi, io Leone che mi differenzio dalli altri innumerevoli biografi papisti, metto lunga nota, perché molti hanno parlato delle prediche di Francesco, eludendo purtuttavia alcune problematiche che si venivano a creare nella commistione. Me spiego. Che poi si dipinsero quadri in cui se vede Cesco che predica appunto alli uccelli, che se ne stanno fermi e bonini, lì davanti, atterrati o in via di atterraggio, tutt’orecchi. Ma nun andava accussì, perché è vero che anche li uccelli se davano voce e accorrevano alla predica, ma mica se mischiavano con le centinara de rustici che se ne steano radunati imperterra!, loro l’Altissimo li avea forniti d’ali e appunto volavano a stormi sopra la piazza o lo piazzale scelto all’uopo per la predica. E come volavano in libertà, in libertà ancche scacazzavano alquanto sulle folle. Così che in una delle prime biografie d’un certo Celano truoverai scritto che una volta se radunaro tante e tante rondinelle sopra lo santo e lo grande pubblico, e che la gazzarra era così forte da coprire le parole della predica, e questo è lo vero, perché anch’io c’ero. Ma t’assicuro, fratello lettore mio, che lo alto e soverchiante garrito di sorelle rondini fu lo meno, puoi credermi, perché lo di più fu qualcos’altro che non te dico che ce semo già ‘ntesi. Anzi te dico anch’io che all’inizio fu gridato allo miracolo, ma non come dice Celano perché le rondini se fecero mute, che invece qualche stoltissimo homo disse: “Semo a giugno eppur nevica!, miraculo!”. E dopo lo problema delle rondini c’era anche quello d’altri animali grossi che scendeano in città dalle foreste per ascoltare lo nostro Cesco, come li cignaloni e i orsi, che essendo parecchio servatici non aveano rispetto della fila e vulevano sempre li posti migliori in sotto lu palco e li villici erano costretti a dargli ragione e se mettevano dreo, spesso anche parati. Quella volta dello circo Orfeo lì nei pressi vennero poi anche uno paio de cavalli, uno renoceronte e lo panterone, che dettero alquanto scompiglio. Ho detto palco, ma il più delle volte lo nostro pastore s’accontentava de uno sgabello truovato in loco, essendo altissimo de statura santa e morale ma bassino de corpo, come più volte te dissi. Salìa sullo sgabellotto e parlava, ma quando se sentiva gridare “Voceeeee, che nu te se odeeeee!”, perché nonostante lo rialzo era ancora troppo basso, allora il santo facea levitazione in sue e in giue e tutti lo sentivano amplificato con effetto doppler. E comunque ancora te dissi poco, de come se svolgevano de vero le cose, perché a volte tutt’assieme noi fratelli, prima del cominciamento de la predica, se facea uno spettaculino un poco da circo, coreografico, con lazzi de pagliacciate e numeri corporali, come la piramide d’equilibrismo, lo salto mortalo dallo trampolino, lu trapezio senza rete, Campano che facea lo spaccacatenae e lo mangiafoco, e anco lo domatore se uno orso fra lo pubblico s’offriva volontario. Che insomma la gente se divertiva alquanto e se predisponeva allo messaggio vero dello nostro pastore. La predica era lunga lunga e spesso c’era bisogno de fare lo intervallo e allora entrava in scena il buon Egidio, lo Zolla, che grazie alla propria capacità polmonare che già te dissi nella carta della pesca, lui faceva lo numero dello cassone d’acqua che se stea dentro senza respiro cinque minuti in abbondanza, anche se più volte fu ripreso per li poveri capelli. Hai bisogno che te dica di cosa parlavano le prediche dello santo? Te elenco i temi: pace, fratellanza in altissima povertà, amore per gli amici e per li nemici, redistribuzione de beni (tema sociale), eguaglianza (tema politico), rispetto e amore per le foemine e per i portatori de handicap tutti, de corpo e de spirito, amore per ogni forma de’ vita, dallo picciolo pidocchio allo homo, ma anche per gli arbore e i fiori e i frutti (tema ambientalista); rispetto per li negri, anco per i giudii e gli ‘slamici, per li finocchi e le finocchie saffiche, rispetto anche per li preti (tema dei diritti civili). Comportasse sempre bene, con tu’ padre, tu’ madre, tu’ fratelli, tu’ parenti alla lontana, ma anche i vicini e i lontani e lontanissimi che sempre de prossimo se tratta. E tutto questo nel grande grande amore de Dio Altissimo, dello Figlio carnale e dello Spirito Santo e della Madonna madre de tutti noi. E come se fa a fare tutto questo? Niente de più semplice, dicea Cesco, avete lo Vangelo, dicea, che era lo unico libro con cui non s’incazzava. Lì c’è la vita de Cristo e voi fate come Cristo, che volete cercare d’altro? Perché vabbè, non semo ancora abituati, all’inizio gli è difficile spogliarsi d’ogni cosa e donare, ma noi dovemo diventare tutti buoni come buone lo sono le pecorelle di Dio e non restare invece i soliti pecoroni di mala vita arrogante e caprona, sempre con rispetto parlando delli animali che prendo a metafora. Me accorgo, comunque, che io Leone sto facendo sunto assai inadeguato delle parole santissime dello nostro Cesco, perché nella mia vergatura manca lo suo modo dolcissimo ma anco all’occorrenza severo con cui ammaliava lo pubblico, a volte addirittura cantando in lingua francese. La sua voce ebbe tutti li modi e tutti li colori de una tavolozza universale, e chi lo sentia tornava a sentirlo, e molti se convertivano alla nostra semplice vita di ricchissima povertà e perpetua lode all’Altissimo per le meraviglie dello creato. E così ho tentato de scriverti come se svolgeano le prediche quando lo santo fu all’apice, e me reprometto de dirti, facendo flashback, di come ce volle tempo per raggiugnere lo ascolto e ingranare, perché molte furono le volte in cui ce prendevano anche a sassate. Ma questa è un’altra carta, e quindi te lascio con la voglia dello sentire come scimmia d’Affrica. Nota bene e fra parentesi: vergai tutto de fila senza ‘no capoverso per riesparmiare la cartapecora così come me consigliaro li fratelli in povertà e quanto scritto appare dunque nello stilo d’uno fratello Giòis d’Irlanda, per quanto nun di volontà ma per ventura de caso.    

Altri articoli