Un giorno d’agosto

Diversi anni fa, in questo periodo e in una giornata così calda, una persona che conoscevo si uccise. Lo seppi per caso la settimana dopo, non frequentavo più il circolo dove ci salutavamo pressoché quotidianamente, lui del paese mentre io ero lì per giocare a biliardo. Veniva chiamato per soprannome.

Mi fermai a quello che si diceva di lui, percepivo che anche chi ne parlava tendeva più a nascondere che a rivelare, i paesi funzionano così. E anche i pochi scambi diretti che avevo avuto con lui non facevano che riproporre le battute del copione, il recitativo. Uno rigido, uno ordinato nel vestire e pettinato con la riga, presente ma anonimo. Faceva lunghe camminate quotidiane, mai però in tuta, gli piaceva il gelato, e sembrava avesse deciso una volta per tutte per il più sobrio e economico, bianco.

Si sparò sul fiume, con il fucile, alla vecchia cartiera. Non conosco i particolari, lavora però l’immaginazione, sento il colpo deflagrare in un primo pomeriggio d’agosto, il profondissimo silenzio che si squarcia, le poche persone nel torpore del dopo pranzo che vengono riportate alla realtà. Vorrei mentire come forse hanno fatto con sé stesse anche loro, e ripetermi più volte, per convincermi, “Chi l’avrebbe mai detto?” Ma non è così, le comunità sono spesso feroci, non ti ascoltano fino in fondo per quello che sei, per come ti senti, per gli inciampi nel percorso che ti hanno destinato alla solitudine. Ti forniscono le battute del copione e tu adatti la tua voce, per quanto possibile, a quelle parole che vengono riconosciute come le uniche appropriate – le parole, appunto, che funzionano. Almeno finché, mentre cercavi con tutta la forza di disturbare il meno possibile, finalmente togli il disturbo.

Ci diremo dunque ancora una volta che ci sono persone nate destinate, noi che invece abbiamo la possibilità di non scegliere volontariamente la morte. Noi non siamo certo casi disperati, e anche se commettiamo degli errori la nostra salute ci impone di rialzarci con un energico colpo di reni. Ci facciamo forza l’un l’altro con questa storia della dignità, della responsabilità, di ciò che ci accomuna nell’idea che niente, in fondo, è così insopportabile da. Sappiamo però che sono discorsi intessuti per sfuggire alla paura del vero. Il destino non esiste, il destino non uccide. Anche se non cambierà mai nulla, anche se uno in più o in meno non farà la differenza, il destino soprattutto non ci assolve.  

In questo giorno caldo d’agosto, come quello di anni fa, mi piacerebbe scrivere il suo nome di battesimo e dell’anagrafe. Ma ricordo solo il soprannome con cui lo conoscevamo tutti. Forse nessuno.

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