Cesco Francesco (43)

CARTA QUATTRO E QUATTRO, A SCANSO D’EQUIVOCO

Me consigliano li fratelli: poni attenzione a ciò che verghi casomai qualcuno vi si riconosca… E come ho da fare? O la dici, la veritas, o nun la dici, e lo mio intento è quella di dirtela, fratello lettore mio. Questi non sono certo personaggi d’invenzione, anche volendo io non ne sarei capace d’immaginarmeli di testa mia, perché di fantasticare, io Leone, ho scarsissima capacità nella zucca e mi attengo imperciò alle cose come furono e come sono nel tempo dove si svolge la mia narrazione, all’incirca uno mezzo seculo a scavalcone dei due secoli tra il seculo XII e il seculo XIII dalla nascita dello nostro signore Iesus.

Ché poi, anche se fussero, questi sono problemi assai relativi ai lettori in contemporanea delli seculi di cui sopra, perché per quanto riguarda invece te stesso, mio lettore e fratello futuro, devi sapere che per exemplo lo volpino Drenzi e il luridissimo Briatorio, quando tu leggerai delle loro vicissitudini qui riportate non certo lusinghiere, anco essi due ma anco io e tutti quelli che vi compaiono descritti saremo corporalmente morti stecchiti, e forse dei più santi fra noi resterà solamente qualche umidiccia reliquia offerta al grande volgo d’illetterati, per quanto dubiti che nel tuo presente pregheranno sugli ossicini marci de Drenzi o di Briatorio.

Ho scritto preciso ‘corporalmente’, perché le anime resteranno invece vive e vegete al cospetto di Dio nello paradiso e al cospetto dello diavolone nell’inferno, e siccome tu sei lo lettore per quanto non lo Padre Eterno lascio a te d’indovinare in quale di questi due luoghi soggiornino lo ex Briatorio e lo ex Drenzi, e ovviamente anche l’animella mia e quella dei miei fratelli e di tutte le persone che furono vive seculi fa. Qui, gli unici santi già certi al cospetto di Nostro Signore Altissimo sono soltanto Cesco e sorella Chiara, e ciò è indubitabile. E comunque, se te posso dare uno consiglio per continuare a sciorinarti la mia storia con piacevolezza unita a consapevole criticanza, considerato che tutti noi semo già morti seculi e seculi fa, tu trattaci per quello che ora realmente siamo, personaggi de fantasia, poco più che sogni e chimere, come già te dissi nella mia prefazio.

Ma per non incorrere in problemi legali con gli eredi, dopo averti istruito su come la storia vera se trasformi in opera d’invenzione, io appongo di seguito la clausola consigliata dalli homini legulei che così recita: “Questa qui che stai leggendo, fratello mio in scrittura, è un opera finzionale, il che significa che non è vera, e che nomi, personaggi, luoghi e eventi che in essa compaiono, sono il prodotto della povera immaginazione dell’autore di cui trovi lo nome in copertina e che ne gode dei diritti che spetterebbero a me e Cesco, e che di certo non sono io Leone, trapassato seculi e seculi fa. E così te dico anco che qualsiasi somiglianza con persone vive, o orramai già morte, o eventi reali ma orramai già del passato, anche se loro e essi te sembrano spiccicate a lo vero, sono puramente casuali, cioè frutti dello caso, nel senso che chi li vergò in parole non lo fece apposta perché gli somigliassero”.

Questa dicitura, tu che sei lo autore de riporto attraverso lo quale io Leone ancora posso dire lo vero su Cesco vergandone in prima persona, io a te te consiglio di metterla come primissima carta 0 prima della mia prefazio, così da pararti lo culo anche se non ce ne sarebbe bisogno, perché, te ripeto, noi veri semo tutti morti e ritornati alla polvere nello modo che ha voluto lo Signore Nostro Altissimo dei Cieli. Amen, e così sia per te scrittore e per te lettore, che ‘ntanto respirate di vita lietissima, misera e fugace.

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