Cesco Francesco (15)

CARTA SEDICESIMA, LE CRITICANZE

Io Leone mi consigliai con le altre due rimaste nelle spoglie mortali delle prime undici pecorelle che come me seguiro lo pastore Santo Francesco, cioè fratello Gonzago e fratello Egidio. E anco loro, una volta che mi chiesero di leggere quanto da me finora vergato, sebbene entrambi analfabeti, ebbero la mia istessa sensazione: il racconto era manchevole d’un ingrediente necessarissimo.

E in effetti, riflettendo sulla trama nella sua propria essenza, la regola base della struttura della narrazzio è che essa conti di fondamentali tre ingredienti, quando ovviamente incentrata su uno protagonista, e a maggior ragione se homo di Dio: la vita, la morte e li miracoli. Riservando la morte corporale all’ultimo capitolo o giù di lì e avendo raccontato qualche episodio della vita, ciò che mancava erano appunto li miracoli.

“Ma i miracoli?, non ce li metti Leone?” sbottò Zolla, cioè fratello Egidio, che essendo uomo di popolo molto basso vedeva sicuramente in essi la parte più esaltante e trascinativa della vicenda.

“Già, i miracoli… Senza li miracoli questa storia la leggeranno in quattro……” commentò anco Gonzago ma per altro motivo, ché uomo di molte capacità volpine avea anche quella dell’accalappiatore di consenso, per quanto, dopo la conversione, trasformata in virtù allo bene di Dio e dei tanti proseliti che riusciva a piegare alla buona e santa vita di misericordia, umiltà, povertà e letizia.

“Non volevo fare una cosa da spettacolo… “, provai a giustificarmi,“nenache non lo conoscessimo, il nostro Cesco… Lui ha trovato la perfezione solo rinunciando completamente ad adorarsi… non è che cercava la visibilità, lui” continuai.

“Sì, vabbè, però, dài Leone… di miracoli ne ha fatti tanti… mica si può far finta che non sia vero…”

“Ma qualcosa ce l’ho messo, per esempio che parlava con gli animali.”

“Capirai! Quello è il meno! Per Francesco era una bazzecola quella… e la guarigione dei lebbrosi?, dei ciechi?, e la trasformazione dell’acqua in vino?, e l’apparizione in più posti nello stesso momento?”

“La bilocazione?”

“So un cavolo io come si chiama… fatto sta che a me essere qui e esser di là e insieme là e là mi sembra un sacco super!”, gesticolava indicando entusiasta tutto l’intorno Egidio.

“Vedi qual è l’effetto dei miracoli sui più umili e buoni?” disse Gonzago indicando il fratello Egidio. “Devi mettercela per forza, la storia di qualche miracolo, il tuo racconto avrà più sale… soprattutto per chi con le parole non è dimestico, vero Zolla che i miracoli ci vogliono?”

“Di certo!”

“Mica ti dico di scrivere quello che si sente dire in giro, per esempio delle stimmate…” precisò Gonzago.

“Che sono le stimmate?” domandò tutto curioso Egidio.

“Le stimmate, Egidio. Hai presente come è inchiodato alla croce nostro signore Gesù Cristo?”

“Coi chiodoni?”

“Appunto. Coi chiodi che gli forarono le mani e anche li piedi. E per di più con un taglio qui…”

indicai il costato.

“E a che serve un chiodone là? Per fissarlo meglio perché così non si stacca?”

“Lascia stare, Egidio. Quello che ti importa sapere è che avrai sentito anche tu che la gente ha cominciato a raccontare in giro che Francesco avea anco lui quelle ferite sulle mani e sui piedi e qui…”, indicai nuovamente il cuore, “insomma, come Cristo”.

“Ma mica è vero! E come avrebbe fatto a bucarsi Cesco?”

“No Egidio, non è che Cesco si sia bucato. La gente dice che è un dono di Dio quello delle stimmate, perché così la vita di Francesco è come se fosse a immagine e somiglianza in tutto e per tutto a quella di nostro signore Gesù Cristo, e dunque di Dio padre. Per un uomo, il più grande dei miracoli!”

Egidio si concentrò, aggrottando le sopracciglia come chi non è abituato a profondamente pensare, quasi con fatica, e poi “Per me è una cazzata…” non poté fare a meno di commentare “E che cavolo di miracolo sarebbe? A che serve avere le mani e i piedi forati? Non puoi nemmeno lavorare, con le mani così, né camminare, né saltare o ballare… e Dio ti farebbe questo regalo? Ma dài! Già che ci sei inchiodami anche la lingua, bucami gli occhi, tirami via il naso e gli orecchi… Che cazzata! Invece un bel miracolo è che uno è malato e Cesco lo guarisce, oppure la casa crolla e lui con un capello sana la pietra. Vuoi mettere trasformare l’acqua in vino ai buchi dei chiodi, che coi chiodi ti viene anche la marcia e non ti guarisce più!”

“Oppure la storia del fagiano…” intervenne anche Gonzago.

“Il fagiano? Che fagiano?” domandò Zolla.

“Come, non la sai?”

(prosegue, prossimamente, con la storia del fagiano)

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