L’amore del proprietario

Tre pagine della lettera enciclica Laudato sì di papa Francesco, del 2015: il paragrafo V che ha per titolo “Una comunione universale”, ne “Il vangelo della creazione”, il capitolo due.

Vi si dà per certo che “questo mondo” sia stato creato e allora il mondo è l’insieme di quei “beni” che possono essere definiti a tutti gli effetti “creature”. E in quanto creature hanno dunque un “proprietario”, appunto il Signore, il signore “amante della vita”. Ancora: “Tutto è collegato”, “tutto è in relazione”, e il legame è proprio “l’amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature”.

Siamo “una famiglia universale, una comunione sublime”, e quindi, attenzione: questa famiglia comprende non solo noi e nostri Fufi e i nostri Bobi, ma proprio tutto, animali belli e animali brutti, sassi, fiumi, pidocchi, virus… insomma, quel che ci viene in mente in quanto uomini con un “valore peculiare” di specie, l’intero elenco delle creature che sono il mondo. Che possiamo concepire noi, perché risulta ovvio che far parte della stessa famiglia non significa che gli “gli esseri viventi” possano venir equiparati – quindi figurarsi i non viventi – e nemmeno che la terra sulla quale viviamo tutti insieme sia da divinizzare. Non siamo nel Dio sive Natura, ma siamo del Dio creatore, in quanto creature che sono state create per amore apparteniamo a Lui. Un amore che si caratterizza come amore padronale, perché Dio è nostro proprietario e l’uomo è chiamato a collaborare al mantenimento dell’intera proprietà – cioè il mondo – come un buon fattore, dico io, che fa ingrassare l’asino e il porco. Il nostro “in più” valoriale rispetto per esempio a una mosca o a un topo comporta “allo stesso tempo una tremenda responsabilità”, quella appunto del fattore che è chiamato a gestire le creature e le robe del padrone.  

Io non lo so come un uomo dotato di un po’ di senso critico possa far proprie questi concetti e assumerli a principi base della vita, ammesso che per vivere sia necessaria una filosofia morale. Certo, schierarsi con il papa – e dunque con il Signore – fa sentire più importante qualsiasi fratello umano e lo lusinga per via di quel valore peculiare che gli viene attribuito… ma questo che cosa significa?  Che siccome il papa è il papa ciò che gli esce dalla bocca e dalla penna non può che essere infallibile? Fra coloro che elogiano la Laudato Sì di papa Francesco quanti sono quelli che l’hanno letta veramente e lentamente? E se l’hanno fatto, com’è che non si vergognano a considerare una rivoluzione il programma di un Dio proprietario? Come si fa a prendere a modello un amore padronale? Come si spera di rendere migliore il mondo simpatizzando per un papa e per l’immagine di Dio che ci propone? C’è qualcuno che ha ancora la dignità di un anarchico, fra le creature?

“Noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili”, scrive papa Francesco. Ma non tutti ci prendiamo il diritto di interpretare l’invisibile, risponde il piccolo idiota nella mia testa, e forse è meglio non spingersi tanto oltre, poiché il nostro valore, per quanto peculiare, rimane pur sempre definito da un limite. Così il mio piccolo idiota guarda non solo a ciò che ci unisce ma anche a quel che nel visibile ci separa. E intorno non vede una grande famiglia o una comunione universale, ma, al contrario, un efficientissimo tritacarne. Purtroppo teme che questo carnaio non potrà diminuire, almeno finché a risultare credibili quando parlano d’amore siano soprattutto i proprietari, i fattori e i servi. Il mio piccolo idiota non sta dalla loro parte.    

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