Ne scrivo in dolorosi endecasillabi

“per non lasciarne neppure una briciola alla Morte” (N.Kazantzakis, Odissea)

Cinque sono le poesie che seguono, una delle quali, la prima, già pubblicata su questo blog. Gli animali sono presenze vive, che ci accompagnano, e che diventano parte della nostra quotidianità. Sono diversi da noi, non hanno parole. Anche noi siamo animali, ma abbiamo le parole. La differenza, nel bene e nel male, è tutta qui.

I

Non posso promettere per domani

ma almeno per stanotte scambierei

ogni parola del vocabolario

per una grattatina sulla testa,

carissima mia orecchie di lince,

e come ricompensa la tua lingua

di raspa umida sul mio nasone.

La contentezza vive di se stessa

felici sono soltanto i felici

di tutto quello che ci siamo dati

in sorte niente resterà alla morte

-tu non mi senti più ma io ti dico

che cosa vuoi che sia per noi la morte?

II

Quanto sono stupide le parole

in casi come questi, dove niente

è scontato, servono a rabberciare

l’inevitabile dell’accaduto,

a trovare indizi e ravvedimenti

impossibili. Unica certezza

è che ora la casa è silenziosa

e vuota, che anche d’essere soli

ci sono maniere più rumorose

e la tua mancanza è una prigione.

III

Certo poteva morire qualcuno

più importante di una piccola gatta

che un giorno si presentò coraggiosa

a una portafinestra, e fiera e libera

disse se mi vuoi sono qui per te.

Così nella mia lingua troppo umana

sei un dono che è piovuto dal cielo

e che il cielo invidioso si è ripreso.

IV

Udite udite gente! al gran poeta

è morto il gatto! E ora si dispera

nella casa che si è fatta spaziosa,

tanto vuota che non corre nemmeno

la pallina di carta dalla pagina

stracciata, e il secco affilarsi d’unghie

del concerto al mattino non è più

in programma per la stagione.

Fu abolito in un giorno d’impietoso

sole d’agosto sull’asfalto nero

nella via di casa che ribolliva

gli occhi sbarrati senza più una vita

dentro, scintillanti, ancora bellissimi

ne scrivo in dolorosi endecasillabi.

V

Farò come fece Kant alla morte

del suo fedele servitore Lampe,

preparerò un cartello con su scritto

“Dimenticare Mirva imperativo!”

proprio così col punto esclamativo

e quando lo incrocerò con lo sguardo

di scordarmi di lei mi ricorderò

per non dimenticarla, una volta ancora,

io il suo fedele servitore Lampe

lei la mia gatta dagli occhi ridenti. 

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