Che cosa c’entravo io con lo scrivere

avrei potuto restare per sempre

nascosto sotto il tavolo a giocare

coi cartoni strappati da una scatola

per farne zattere o dischi volanti

oppure fra i forasacchi tirare

giù le mutande a Sabrina un poco

“Sono malata dottore mi faccia

la puntura che non vorrei morire”

ma anche addormentarmi fiducioso

in Babbo Natale o il comunismo

immune dai tentennamenti critici

credere in un qualsiasi dio

che mi promettesse laggiù lontano

un nuovo paradiso o almeno un punto

luminoso su cui fissare gli occhi

che invece tengo qui sulla schermata

bianca di una pagina a lampeggiare

col cursore virtuale mio cuore

che cosa c’entravo io con lo scrivere

che avrei potuto correre con Titta

a precipizio a perdifiato a stringhe

sciolte fino a sparire all’infinito

che basta un dito e copri luna e sole

a un bambino contento col suo cane

battere e battere sulla tastiera

che cosa c’entravo io con lo scrivere

che in casa avevo I quindici Il cucchiaio

d’argento, l’enciclopedia Conoscere

ti capitava fra le mani Stop

Oggi Gente e altri settimanali

che sfogliava mia madre sull’amianto

dell’asse da stiro e poi un Vangelo

con la copertina marrone frate

e il suo nastrino rosso a segnalibro

io sono di quelli che a un certo punto

arrivò il televisore e lì dentro

c’era già tutto compreso per noi

più facile della maestra a scuola

che m’importava a me di cominciare

a far di conto a leggere scrittura

se il mio fiocco celeste si scioglieva

già alla prima baruffa fra maschi

usciti dai banchi all’avventura

che m’importava a me d’innamorarmi

di quest’amante ossuta che passione

ciccia del mondo un bacio sul cartone.

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