Cesco Francesco (47)

CARTA QUARANTOTTO, BREVE, D’ ARGOMENTO INSULSO

Come già vergai tante e tante carte addietro – anche se nun te lo ricordi non face nulla, io te perdono lo istesso, fratello lettore –  te ribadisco che quanno fummo de ritorno dall’incontro con lo papa, ci ritrovammo tutti con la chierica che ci aveva fatto lo suo barbiero personale, potando lo nostro folto pelame. Tutti tranne fratello Angelo, che lui avea la cotenna scoverta che lo cranio parea uno grosso ovo lustro. Ora tenevamo la chierica pur non essendo chierici, e ce sembrava uno paradosso. Ma lo papa ce la ordinò per avere uno segno che in qualche modo ce facesse differenti dai poveracci pitocchi e forse c’evitasse anche di prendere un sovrappiù di calci e busse, nel rispetto dello sacro vincolo. Quindi, l’unico che mancava dello segno protettivo di madre Chiesa era appunto fratello Angelo. E allora Gonzago ebbe l’idea di dipingergli una ciambellina di nero carbonchio in modo da fingere li capelli in tondo. E gli venne un lavoretto d’arte, salvo che c’era uno problema: Angelo era sì testa de rapa liscia, ma avea una barbona di riccio pelo rosso, e cussì, con la ciambellina nera stonava alquanto. “Sempre meglio de nulla…” disse lo mite Angelo.

Ci fu comunque bisogno d’incaricare uno nostro barbiero, perché lu pelame, dopo poco tempo era ricresciuto tranne ovviamente la ciambellina di Angelo, che soltanto andaa ripassata con lo carbonchio. E quindi lo barbiero lo fece uno che se chiamava messere Orlando Pitale, che se spacciava addirittura per lo parrucchiero di Madonna, e dunque ce sembrava adatto anche per noi cristiani. Ce tosava allo scoccar de la luna, e imperò si sa come siamo noi homini peccatori, che dopo la prima volta non ce bastò la chierica, ma c’era chi richiedeva “Fammi la basetta lunga”, “Torcimi lo baffo”, “Sfumatura alta”, “Toglimi li peli dall’orecchi” e via dicendo… tanto che in conclusione, vedendoci tutti rifiniti di fino, lo santo Cesco s’incazziede di brutto e allora prese da una parte lo parrucchiero Orlando e gli disse: “O non fai di cognome Pitale? Tagliali dunque con codesta foggia!” E cussì, ogni volta che ci dovea rifar la chierica, dopo aver proceduto allo segno di madre Chiesa, ce infilava lo pitale in testa e ce pareggiava lo pelame tagliando lungo lo bordo.

“Bellini!, ora sì che mi parete un bell’ordine di frati!” rise lo santo nostro .

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